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L’opinione di Carmine Gazzanni

Le proteste violente contro il nuovo Dpcm avvantaggiano solo l’estrema destra

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C’è un sottile filo rosso (o, meglio, nero) che lega il mondo delle proteste contro le restrizioni imposte dal governo a quello dell’estrema destra.

proteste anti lockdown estrema destra

«La protesta #nolockdown si diffonde da nord a sud. Ogni città vede crescere ormai alleanza popolare anti-dittatura». E ancora: «La Rivoluzione avanza». Così scriveva sul suo profilo Twitter Roberto Fiore il 26 ottobre. C’è un sottile filo rosso – o, meglio, nero – che lega il mondo delle proteste in piazza contro le misure di restrizione imposte dal governo a quello dell’estrema destra italiana.

L’orizzonte fascista, per quanto valga uno zero virgola in termini elettorali, ancora una volta sembra voler sfruttare situazioni critiche per scendere in piazza e strumentalizzare il malcontento. Quel che è certo, secondo quanto emerso dalle indagini di Viminale e servizi segreti, è che a devastare strade e piazze non sono stati tanto i commercianti e i ristoratori, quanto estremisti, ultrà di destra e negazionisti no-mask.

Da Milano a Torino passando per Roma e Napoli abbiamo assistito a vere e proprie scene di guerriglia urbana. Non a caso nei gruppi chiusi di Facebook e su alcuni canali Telegram è tutto un fiorire di insulti per il governo da una parte, e di elogi per chi si è fatto portavoce della protesta: Forza Nuova e i gilet arancioni del generale Antonio Pappalardo. E pensare che fino alla stagione del lockdown i due movimenti non erano affatto vicini: i gilet avevano snobbato alcune manifestazioni organizzate dai forzanovisti per non essere accostati al mondo di destra.

Poi qualcosa è cambiato, anche perché le tesi sono via via praticamente le stesse. «Quando uno Stato non fa gli interessi del popolo, il popolo diventa lo Stato. Riprendiamoci la libertà», si legge in un post della pagina Facebook dei gilet arancioni. «I patrioti contro il nuovo ordine mondiale», recita un altro.

Il piano di Roberto Fiore, però, è ben più ampio. Solo pochi giorni fa, tra il serio e il faceto, il leader di Forza Nuova ha lanciato l’idea di un governo ombra: lo stesso Fiore agli Esteri, Carlo Taormina alla Giustizia, agli Interni Augusto Sinagra, anche lui avvocato, già candidato per CasaPound e legale in passato di alcuni torturatori argentini del regime di Jorge Videla e di Licio Gelli.

Non potevano, infine, mancare Giuliano Castellino (sempre di Forza Nuova) e Vincenzo Nardulli (Avanguardia Nazionale), condannati lo scorso 6 luglio a 5 anni e sette mesi per l’aggressione ai giornalisti dell’Espresso: ai due andrebbero il ministero «dell’attuazione del Programma di Liberazione nazionale» e quello «dello Sport e dei tifosi». E, d’altronde, negli scontri a Piazza del Popolo dello scorso 25 ottobre a caricare la folla c’era, oltre a Fiore, anche proprio Castellino.

Scontri durissimi che hanno addirittura portato ad alcuni arresti: tra i fermati c’era Maurizio Pirisi, frequentatore della curva nord e in passato vicino al Blocco Studentesco (emanazione giovanile di Casapound).


Pare chiaro come la rete di chi è certo che sia tutta una montatura planetaria e che è pronto a scendere in piazza, si stia allargando. E sono proprio le destre a essersene orgogliosamente poste a capo, raccogliendo e intercettando malumori e convinzioni anche di no-vax e terrapiattisti. Su Telegram nel corso delle ultime settimane ha preso piede la chat «Movimento nazionale – La rete dei patrioti», in cui tanti militanti di estrema destra si ritrovano. Tre le parole chiave: militanza, estetica, formazione. E per chi volesse consigli pratici, nessun problema: «Se i governanti ti vogliono povero, affamato, cosa ti resta se non la disobbedienza civile, l’opposizione. Lo devi a te stesso, ai tuoi figli, ai tuoi cari, al tuo e al loro futuro. Tutti contano su di te. Non impiccarti, ribellati!», si legge in uno dei tanti post. L’intenzione di Fiore, però, secondo molti non è quella di fermarsi ai confini nazionali. Il segretario di Forza Nuova, infatti, è anche presidente dell’associazione europea Alliance for Peace and Freedom (APF) che raduna vari partiti nazionalisti, dagli spagnoli di Democratia National fino ai nazionalsocialisti tedeschi “2.0” dell’Npd, già scesi in piazza nei mesi scorsi per protestare contro la «dittatura sanitaria».

Mentre la rete imbastita da Fiore e da Apf prova ad allargarsi, perfino in Italia c’è chi segue la stessa scia negazionista, alimentando – suo malgrado – proteste e critiche. Finanche in Parlamento. A esprimere clamorosi dubbi è stata tra gli altri anche l’ex 5 Stelle Sara Cunial. Nelle ultime settimane la parlamentare, oggi nel gruppo Misto – ma divenuta nel giro di breve punto di riferimento del mondo “complottista” – ha presentato una serie di curiose interrogazioni parlamentari: in una si chiede di «adottare iniziative per l’interruzione di ogni finanziamento ai programmi sostenuti dalla Fondazione Gates», in un’altra si interroga il ministro Roberto Speranza se «intenda evitare di esporre i cittadini italiani a un abuso del trattamento sanitario obbligatorio», in altre ancora prende forma l’immancabile dubbio sugli effetti collaterali dei vaccini. Temi, questi, condivisi anche da Forza Nuova che già ad aprile si era scagliata contro Bill Gates, definito da Roberto Fiore «l’anticristo di Manhattan», perché aveva parlato dell’esigenza di vietare le messe in piena crisi sanitaria. Un affronto per il leader di estrema destra.

Laureato in filosofia e giornalista, scrive per La Notizia, Left, Donna Moderna e Lettera43. In passato ha collaborato con Presa Diretta (Rai3), L'Espresso, Narcomafie, Linkiesta. È tra i vincitori del Premio Di Donato 2018 e del Premio Rampino 2019. Con il libro-inchiesta "Nella setta" (Fandango Libri) ha vinto con la collega Flavia Piccinni il Premio Mattarella, il Premio Letterario Città di Como - sezione inchieste, il Premio europeo giornalismo investigativo e giudiziario. Cura una rubrica all'interno del programma "Linea Verde Life" (Rai1).


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Carmine Gazzanni

Laureato in filosofia e giornalista, scrive per La Notizia, Left, Donna Moderna e Lettera43. In passato ha collaborato con Presa Diretta (Rai3), L'Espresso, Narcomafie, Linkiesta. È tra i vincitori del Premio Di Donato 2018 e del Premio Rampino 2019. Con il libro-inchiesta "Nella setta" (Fandango Libri) ha vinto con la collega Flavia Piccinni il Premio Mattarella, il Premio Letterario Città di Como - sezione inchieste, il Premio europeo giornalismo investigativo e giudiziario. Cura una rubrica all'interno del programma "Linea Verde Life" (Rai1).

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