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Firenze, rivolta dei commercianti contro Lotteria degli scontrini

I commercianti di Firenze sono in rivolta contro la Lotteria degli scontrini. Solo il 30% ha installato il lettore digitale del codice a barre.

Lotteria degli scontrini
Lotteria degli scontrini

In Toscana la Lotteria di Stato degli scontrini è partita con grandi proteste, soprattutto a Firenze. Gli esercenti attrezzati sono pochi, secondo le associazioni sono un terzo del totale, e tra questi soprattutto i grandi negozi, che acquistano ulteriore appeal rispetto ai piccoli che sono andati contro l’adeguamento delle casse.

Firenze contro Lotteria degli scontrini

Così si sta favorendo una migrazione dai paesi e dalle frazioni, dove i piccoli negozi non sono attrezzati, verso le città, dove c’è un maggior numero di attività già pronte” ha dichiarato l’associazione Consumerismo. In alcuni negozi, come una farmacia di Firenze, i clienti si trovano a dover scegliere se avere lo scontrino con il codice fiscale personale per la detrazione dalla dichiarazione dei redditi oppure quello per la Lotteria.

La Lotteria degli scontrini è partita il primo febbraio, ma dai mesi precedenti si poteva ottenere il codice a barre da esibire al commerciante al momento dell’acquisto. Bastava entrare nella pagina del sito dell’Agenzia delle Dogane e digitare il codice fiscale per ottenere il codice. Il bar-code doveva poi essere mostrato alla cassa del negozio, che avrebbe dovuto rilasciare un biglietto virtuale della Lotteria per ogni euro speso.

I numeri virtuali verranno sorteggiati e daranno diritto all’assegnazione dei premi. La prima estrazione è l’11 marzo, giorno in cui verranno assegnati i primi dieci premi mensili da 100 mila euro per i consumatori e da 20 mila euro per gli esercenti, mentre a giugno si avranno anche 15 premi ogni settimana da 25 mila euro. L’estrazione annuale finale, invece, è da 5 milioni di euro. Una Lotteria nazionale digitale, simile a quella di Capodanno, ma riservata a chi fa acquisti pagandoli con mezzi elettronici per ridurre l’evasione fiscale.

Solo la minoranza dei negozi, però, ha adeguato le casse.

Il nuovo giochino è attivo dal primo febbraio ma le imprese hanno chiesto e ottenuto un rinvio e avranno tempo fino al 31 marzo per adeguare i loro registratori telematici con una spesa media che con la pistola per leggere i codici arriva fino a 300 euro, che si vanno ad aggiungere alle spese sostenute nel 2019 per l’adeguamento ai corrispettivi telematici. Non migliaia di euro, certo ma una spesa comunque inopportuna adesso: siamo in piena pandemia quasi da un anno, con tutte le ripercussioni economiche del caso, i negozi hanno appena riaperto, non c’è liquidità, mancano gli incassi e crescono i debiti. Lo confermano i dati: al momento si sono adeguati pochi artigiani e commercianti, tra il 30 e il 40% circa nella Città Metropolitana. Il risultato sarà un ulteriore spinta per i consumi nella grande distribuzione organizzata e nelle grandi catene a svantaggio di laboratori e negozi di vicinato. Cna ha già inoltrato richiesta di credito di imposta per ogni spesa di adeguamento della casse, ma da Roma tutto tace” ha spiegato Giacomo Cioni, presidente Cna Firenze Metropolitana. Confesercenti Firenze stima che meno del 30% dei commercianti si è adeguato con costi che, secondo l’associazione, possono arrivare fino a 400-600 euro. “I commercianti non ne vogliono sapere a causa dei costi di adeguamento dei registratore ma soprattutto perché in un momento come questo, in cui ai negozi ci sono le file, perdendo tempo ad inserire i codici aumenta il rischio di assembramenti e code. Sotto questo aspetto sicuramente la Gdo è avvantaggiata. Perché lo stato non compensa i commercianti per il tempo perso ad inserire i codici?” è stato aggiunto.

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