Il nuovo lavoro di Paolo StrippoliL’estranea è stato scelto per rappresentare l’Italia nella corsa agli Oscar nella categoria Miglior Film Internazionale. Presentato alla Mostra di Venezia e al Festival di Toronto, il film si colloca al centro dell’attenzione internazionale, dimostrando che il cinema di genere italiano può raggiungere i più alti livelli di riconoscimento.
Produzione, riconoscimenti e collocazione nella stagione cinematografica
Realizzato dopo La valle dei sorrisi (2025) e Piove (2022), L’estranea segna la chiusura di quella che lo stesso regista chiama la “trilogia della pioggia”. Il progetto è stato co-prodotto da case italiane ed europee, con un budget che ha consentito l’uso di location reali nella Puglia degli anni ’90 e l’impiego di una colonna sonora curata da gruppi emergenti.
Grazie alla partecipazione a Venezia, è entrato nella lista dei cinque film italiani candidati agli Oscar, un risultato raro per un thriller psicologico.
Il cast e i personaggi chiave
Nel ruolo della matriarca Anna Colonna, Jasmine Trinca offre una performance intensa, mentre Adriano Giannini interpreta il marito Walter, gestore di una boutique di moda.
Il vero fulcro soprannaturale è Valeria Bruni Tedeschi che veste la figura dell’Estranea, una donna luciferina che propone uno scambio di vite. A sostegno, la giovane Romana Maggiora Vergano interpreta la figlia Alice, la cui vita è al centro del patto.
Trama e meccanismi narrativi: il patto con l’Estranea
L’azione si svolge a Bari negli anni ’90, dove la famiglia Colonna sembra aver raggiunto la stabilità economica e sociale. Durante una festa in una villa appena acquistata, la figlia più piccola subisce un grave incidente. Nell’ala dell’ospedale, Anna incontra una presenza misteriosa che le promette la salvezza a costo di una vita in cambio. Da quel momento, la storia si articola in quattro capitoli, ciascuno dedicato a un membro della famiglia, creando una struttura a spirale che riflette l’inevitabile discesa verso il caos.
Il tema della maternità e del controllo
Il film utilizza il patto come metafora del desiderio materno di proteggere a tutti i costi. La madre, spinta da una paura profonda di perdere il controllo, si ritrova a manipolare le vite dei figli, generando una tensione che si trasforma in orrore psicologico. Il regista inserisce riferimenti a classici come Faust di Goethe e a scenari di Il sacrificio del cervo sacro ma li riadatta in chiave contemporanea, rendendo la narrazione al tempo stesso familiare e originale.
Stile visivo, atmosfere e colonna sonora
Visivamente, L’estranea combina il bianco asettico delle stanze di una villa pugliese con il caldo sole mediterraneo, creando un contrasto che accentua il senso di straniamento. La scenografia è volutamente stereotipata, ma la scelta di inquadrare la festa su una colonna sonora che include “Narcotic” dei Liquido e “Nessuno” dei Baustelle rende le scene indimenticabili. Una sequenza notturna, in cui la madre assiste a un binge-eating, ricorda le atmosfere del body horror pur senza scivolare in quel genere.
Interpretazioni e punti di forza recitativi
Valeria Bruni Tedeschi incarna l’Estranea con una dolcezza perversa, capace di attirare lo spettatore in un patto quasi religioso. La sua presenza è la chiave per mantenere alta la tensione fino all’epilogo, dove le verità si sovrappongono e il rapporto madre-figlia si rompe in maniera quasi apocalittica. Anche se alcuni attori non raggiungono la perfezione di Giannini e Bruni, il complesso intreccio di personaggi rende il film magnetico e ricco di sfumature.
Il pubblico giovane troverà spunti di discussione, le lodi della critica si concentrano sulla regia matura e sulla scelta di un cinema di genere capace di parlare al cuore della società italiana contemporanea.
