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Figlio del boss dei Casalesi trovato morto in carcere: l’ipotesi sul decesso

Figlio del boss dei Casalesi trovato morto in carcere: l’ipotesi sul decesso

Costantino Russo, figlio dello storico boss dei Casalesi, era in carcere dopo l’arresto e aveva iniziato a collaborare con la giustizia.

È morto nel carcere di Secondigliano Costantino Russo, figlio del boss dei Casalesi Giuseppe “Peppe ’o Padrino”. Arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli, aveva da poco avviato un percorso di collaborazione con la giustizia. La sua morte apre nuovi interrogativi sulle cause del decesso e sul contenuto delle informazioni che avrebbe potuto fornire agli inquirenti.

Morte in carcere di Costantino Russo, il figlio del boss dei Casalesi: l’arresto il 7 luglio

È morto nel carcere di Secondigliano Costantino Russo, 39 anni, figlio di Giuseppe Russo, conosciuto come “Peppe ’o Padrino”, storico esponente del clan dei Casalesi. In un primo momento si era ipotizzato un malore, probabilmente un infarto, ma gli accertamenti della Direzione distrettuale antimafia di Napoli stanno ricostruendo ogni dettaglio della vicenda.

Russo era stato arrestato il 7 luglio scorso nell’ambito di un blitz condotto da Dia e Guardia di Finanza, coordinato dalla Procura di Napoli – Dda, perché ritenuto dagli investigatori il nuovo punto di riferimento della fazione Russo-Schiavone.

Come riportato da Il Mattino, dopo l’arresto, il 39enne aveva deciso di intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia, una scelta condivisa anche dalla moglie e dai figli.

Proprio per questo motivo la magistratura vuole chiarire ogni aspetto della morte, arrivata in una fase particolarmente delicata delle indagini. Secondo gli inquirenti, Russo avrebbe assunto un ruolo centrale nel gruppo criminale dopo la detenzione del padre e degli zii Massimo, Francesco e Corrado, tutti considerati vicini al boss dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone. Il suo eventuale contributo investigativo avrebbe potuto offrire nuovi elementi sugli equilibri interni del clan e sui rapporti tra gli affiliati rimasti liberi e i vertici detenuti.

Durante l’inchiesta che aveva portato al suo arresto pare fosse emerso un articolato sistema di riciclaggio e autoriciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Gli investigatori avevano disposto il sequestro di almeno 14 aziende e beni per un valore complessivo di circa due milioni di euro. Tra le attività finite sotto la lente degli inquirenti figuravano gelaterie, bar con possibilità di effettuare scommesse, stabilimenti balneari tra Castel Volturno e Pineta Grande, oltre a orologi di pregio e, in un caso, anche 100 mila euro in contanti.

Figlio del boss dei casalesi trovato morto in carcere: si indaga sulle cause

La morte di Costantino Russo apre anche interrogativi sul suo improvviso cambio di rotta. Arrestato come presunto reggente della fazione Russo-Schiavone, il figlio di “Peppe ’o Padrino” aveva scelto, pochi giorni dopo il fermo, di collaborare con i magistrati. Una decisione che aveva segnato una frattura netta con il mondo criminale nel quale era cresciuto. Russo aveva rinunciato al ricorso davanti al Tribunale del Riesame, aveva revocato i precedenti difensori e aveva scelto un avvocato già impegnato nell’assistenza di collaboratori di giustizia.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato da Il Mattino, il primo tentativo di togliersi la vita sarebbe avvenuto già pochi giorni dopo l’avvio del percorso collaborativo, il 17 luglio, quando gli agenti della Polizia Penitenziaria erano riusciti a intervenire in tempo. Il secondo episodio, avvenuto nella notte del 3 agosto all’interno della cella del padiglione T2 del carcere di Secondigliano, dove era detenuto in isolamento, si è invece rivelato fatale. Secondo una prima ricostruzione, Russo si sarebbe impiccato utilizzando dei lacci legati alla grata della finestra.

Gli agenti penitenziari e il personale del 118 hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione, ma ogni intervento è risultato inutile. Nel corso del sopralluogo pare siano stati trovati una lettera di saluti e scuse indirizzata alla moglie e ai figli e un quaderno con appunti relativi alla collaborazione con la giustizia. Il materiale sarebbe stato sequestrato dagli investigatori perché potrebbe contenere informazioni utili sulle dinamiche del clan e sulle dichiarazioni che Russo aveva già iniziato a fornire o avrebbe voluto rendere ai magistrati.

La morte di Russo lascia aperti molti interrogativi: dalla dinamica del suicidio alle informazioni contenute nel quaderno sequestrato. Quel materiale potrebbe rappresentare l’ultimo possibile collegamento con una collaborazione giudiziaria che avrebbe potuto svelare nuovi dettagli sugli affari e sugli equilibri più recenti del clan dei Casalesi.

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