L’estate italiana è stata segnata da un’amicizia che ha fatto parlare molto di sé: quella tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. Un rapporto che ha visto momenti di grande affetto, ma anche accuse pesanti e un arresto che ha scosso l’opinione pubblica.
Lavitola, noto per il suo passato come faccendiere, ha sempre parlato di Ranucci con grande affetto, definendolo il suo migliore amico.
Tuttavia, la situazione è diventata complessa quando Lavitola è stato accusato di essere il mandante di una bomba indirizzata a Ranucci.
Un’amicizia viscerale e un sondaggio politico
Lavitola aveva un’idea precisa per il futuro di Ranucci: voleva che diventasse un leader politico. A Natale dello scorso anno, aveva organizzato un sondaggio per valutare la popolarità di Ranucci tra gli elettori di sinistra.
Il sondaggio era stato sottoposto anche a giornalisti di peso come Paolo Mieli e Stefano Cappellini.
Lavitola era convinto che Ranucci potesse diventare una figura di spicco nel Campo largo un’alleanza politica di centrosinistra. Tuttavia, la situazione è precipitata quando, a ottobre, è avvenuto l’attentato con la bomba. Nonostante ciò, Lavitola continuava a credere nel progetto politico di Ranucci.
Telefonate notturne e dichiarazioni enigmatiche
Il 4 luglio, i carabinieri hanno sequestrato a Lavitola tre telefonini. Incredibilmente, quella stessa notte, Ranucci ha chiamato Lavitola alle 3 e mezza del mattino. I due hanno parlato per due ore, discutendo di ipotesi fantasiose come ha definito Lavitola.
Lavitola ha sempre negato di essere il mandante della bomba, e Fulvio Abbate, scrittore e cliente fisso del Cefalù Bistrò, gli crede. Abbate ha definito l’amicizia tra Lavitola e Ranucci viscerale e ha raccontato che Lavitola era preoccupato per le conseguenze che questa vicenda potesse avere sulla carriera di Ranucci.
La fabbrica dei leader di plastica
La vicenda Lavitola-Ranucci ha portato alla luce un fenomeno più ampio: la creazione di leader di plastica nella politica italiana. Un processo che ha visto la luce con Walter Veltroni e il Partito Democratico nel 2008, quando Veltroni ha inaugurato la politica delle figurine.
Veltroni ha cercato di creare un Parlamento di simboli viventi, scegliendo figure rappresentative della società civile per dare un’immagine di rinnovamento. Questo metodo è stato poi adottato anche da altri partiti, sia a destra che a sinistra. Matteo Renzi, ad esempio, è stato uno dei primi leader di plastica creati con questo metodo.
La tecnica veltroniana di creare leader pescando dalla cultura pop non è un fenomeno nuovo. Negli Stati Uniti, sin dai tempi dell’epoca kennediana, i leader politici sono spesso stati creati attraverso i media. In Italia, questa pratica è continuata con figure come Fabio Fazio, che ha promosso le creature politiche della fabbrica veltroniana.
La vicenda Lavitola-Ranucci è solo l’ultimo capitolo di una storia più ampia che riguarda la politica italiana e il suo rapporto con i media. Un rapporto che ha visto la creazione di leader di plastica, spesso con una data di scadenza fissata a un lustro.
