Il presidente degli Stati Uniti, donald trump, ha scatenato una nuova ondata di polemiche definendo i candidati democratici alle elezioni di midterm come jihadisti. Le sue dichiarazioni, fatte nell’Oval Office, sembrano riferirsi in particolare ad Abdul El-Sayed, il candidato democratico di origine egiziana che ha vinto le primarie in Michigan.
Queste affermazioni arrivano in un momento di forte tensione politica, con meno di 90 giorni alle elezioni di midterm, dove sono in palio tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 34 seggi del Senato. La campagna elettorale è caratterizzata da un forte contrasto tra le posizioni moderate e quelle più progressiste all’interno del partito democratico.
Le dichiarazioni di Trump e le reazioni
Durante una conferenza stampa nell’Oval Office, Trump ha dichiarato: ‘Abbiamo jihadisti che vengono eletti ovunque, sia che si tratti di comunismo o di jihadismo’. Ha aggiunto che un amico gli aveva suggerito di usare il termine ‘jihadista’ per descrivere la situazione politica attuale.
Le sue parole hanno suscitato immediate reazioni, soprattutto tra le comunità musulmane.
Edward Ahmed Mitchell, vice direttore nazionale del Council on American-Islamic Relations (CAIR) ha criticato duramente le dichiarazioni di Trump, affermando che ‘questo tipo di retorica pericolosa sta alimentando l’aumento delle denunce di bigottismo anti-musulmano’.
L’attacco diretto a El-Sayed
Poche ore dopo, Trump ha pubblicato un post su Truth Social con una foto di El-Sayed insieme a due donne con il velo, accompagnata dalla didascalia: ‘Stanno venendo per la tua casa e i tuoi beni’. In precedenza, Trump aveva già attaccato El-Sayed, definendolo un ‘odiatore di ebrei e di Israele’ che porterebbe ‘sporco, crimine, morte, distruzione e imbarazzo’.
Le reazioni dei repubblicani e la risposta di El-Sayed
Altri esponenti repubblicani hanno seguito l’esempio di Trump, intensificando la retorica anti-musulmana. La rappresentante Nancy Mace ha affermato che ‘ogni musulmano che ricopre una carica pubblica in America è un cavallo di Troia e una minaccia per la sicurezza nazionale’. Il senatore Tommy Tuberville ha etichettato El-Sayed come un ‘terrorista’.
El-Sayed ha risposto alle accuse durante un’intervista con Jake Tapper su CNN, affermando che lui e sua moglie Sarah Jukaku si piacciono reciprocamente, a differenza di quanto sembra accadere tra Trump e la first lady Melania. Ha anche sottolineato che le sue posizioni non sono radicali, ma mirano a garantire diritti fondamentali come l’accesso a cure mediche e un’istruzione di qualità.
La campagna elettorale e le accuse di islamofobia
Un’indagine di Al Jazeera ha rivelato una campagna coordinata su X (ex Twitter) contro El-Sayed, che mira a presentare la sua elezione come una minaccia religiosa e ideologica per gli Stati Uniti. La campagna ha utilizzato frasi come ‘inshallah’ fuori contesto per suggerire un presunto piano di conquista religiosa.
El-Sayed ha ricevuto il sostegno di importanti esponenti democratici, tra cui il senatore Bernie Sanders e il presidente del Comitato Nazionale Democratico Ken Martin. Nonostante ciò, è probabile che continuerà a essere un bersaglio delle accuse di essere un ‘terrorista’ e un ‘comunista’ nei mesi precedenti alle elezioni.
