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Liberalismo sociale: la via per riconciliare libertà ed equità

Liberalismo sociale: la via per riconciliare libertà ed equità

In un'epoca di crisi politica, scopri come il liberalismo sociale può offrire una via d'uscita, bilanciando libertà e sicurezza

La crisi delle democrazie liberali non è un fenomeno improvviso, ma il risultato di un lungo processo di trasformazione sociale ed economica. Le destre illiberali stanno guadagnando terreno, non con metodi brutali come nel Novecento, ma attraverso strategie più sottili che minano i contropoteri e delegittimano le istituzioni.

Il problema non è la reazione degli elettori, ma il fallimento della democrazia liberale nel proteggere i cittadini.

La risposta non può essere un ritorno a modelli statalisti o neo-marxisti, ma una ricostruzione del nesso tra libertàsicurezza e responsabilità.

Le sfide della democrazia liberale

Le democrazie liberali stanno affrontando una crisi di legittimità. Secondo i dati di Freedom House e V-Dem il mondo sta assistendo a un arretramento delle libertà democratiche. Nel 2026, il 74% della popolazione mondiale viveva in regimi autocratici, mentre solo il 7% in democrazie liberali.

Le destre illiberali offrono una falsa soluzione: meno libertà in cambio di più sicurezza. Questo approccio, però, non è universalistico, ma tribale, basato sulla protezione di un gruppo contro gli altri. Il loro welfare è un sussidio per i cittadini ‘nostri’, escludendo stranieri, migranti e dissidenti.

Il rischio del dispotismo mite

Come osservato da Alexis de Tocqueville e Isaiah Berlin il rischio non è solo la repressione, ma anche il dispotismo mite un potere che non spezza gli uomini, ma li rammollisce.

Questo tipo di potere non emancipa, ma seda, non crea lavoro, ma distribuisce dosi di quiete a cittadini-consumatori sempre più soli.

La via del liberalismo sociale

La soluzione non è scegliere tra mercato e giustizia sociale ma ricostruire il nesso spezzato tra questi due elementi. Come avevano intuito Karl PolanyiLuigi Einaudi e Carlo Rosselli un mercato disincarnato produce reazione sociale, mentre un socialismo non liberale diventa caserma e un liberalismo non sociale diventa oligarchia.

Un programma di liberalismo sociale del XXI secolo dovrebbe includere: antitrust contro rendite e monopoli, scuola e formazione tecnica come prima infrastruttura nazionale, sanità pubblica efficiente, casa accessibilesalari legati alla produttività, fisco che premi lavoro e investimento, welfare attivo che accompagni le transizioni.

Significa anche immigrazione governata non negata: ingressi regolari, lingua, lavoro, doveri, cittadinanza possibile. La società aperta non sopravvive se diventa anarchia amministrativa; muore se diventa fortezza etnica.

Le aspettative dei cittadini europei

L’Eurobarometro di primavera 2026 ha mostrato che i cittadini europei chiedono insieme difesa e sicurezza, economia, migrazione e clima. Non ideologia, ma protezione dentro un ordine democratico. L’Ocse ha ricordato che i ceti medi si sentono schiacciati: redditi mediani cresciuti meno dei redditi alti, casa più cara, lavori intermedi esposti all’automazione, ricchezza molto più concentrata del reddito.

In questa frattura, le destre costruiscono il loro patto: identità al posto dell’uguaglianza, protezione al posto dell’emancipazione, sussidio al posto del lavoro. La risposta non può essere una contro-nostalgia, ma un nuovo modello di liberalismo sociale che bilanci libertà e sicurezza.

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