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Manifestazioni a Rio: studenti temono un ritorno di Bolsonaro

Manifestazioni a Rio: studenti temono un ritorno di Bolsonaro

Una folla di giovani ha invaso le strade di Rio chiedendo di bloccare l’ascesa di Flavio Bolsonaro, mentre le ultime indagini mostrano una corsa serrata verso il ballottaggio elettorale.

Il mercoledì scorso, migliaia di studenti hanno riempito le vie del centro di Rio de Janeiro, alzando cartelli contro Flavio Bolsonaro e la sua proposta di spostare il paese verso una destra più radicale. La manifestazione, organizzata da numerose associazioni universitarie, è culminata con slogan come “Never again Bolsonaro” e “No to the father, no to the son”, che hanno riecheggiato per tutta la città.

Le ragioni della protesta studentesca

Le proteste non sono state solo una reazione al risultato del primo turno elettorale, ma anche un avvertimento personale. Alice Carneiro, amministratrice di una compagnia di trasporti marittimi, ha dichiarato di aver preso parte alla marcia per difendere la democrazia e proteggere la sua compagna transgender da possibili ritorsioni di un governo di stampo far-right.

Altri giovani, come Emmanuel Araujo, aspirante studente universitario, hanno espresso dolore per la “crescita del Bolsonarismo” e la necessità di scegliere tra un candidato criticabile e uno che potrebbe limitare la libertà di espressione.

Il retaggio di Jair Bolsonaro

Il padre di Flavio, Jair Bolsonaro, ha governato dal 2019 al 2023 sostenendo la nostalgia per la dittatura militare e diffondendo affermazioni infondate sul sistema elettorale.

Una sentenza giudiziaria lo ha escluso dalla carica pubblica per otto anni, ma il suo seguito rimane attivo: gli sostenitori hanno assaltato edifici governativi subito dopo l’insediamento di Luiz Inácio Lula da Silva, nella speranza di scatenare un colpo di Stato. Questa eredità politica alimenta le paure espresse dai manifestanti, che temono una regressione dei diritti civili.

Il panorama elettorale: primi turni e sondaggi

Nel primo turno, Flavio Bolsonaro ha ottenuto il 47 % dei voti, superando il presidente in carica Luiz Inácio Lula da Silva che ha totalizzato il 45 %. Poiché nessun candidato ha superato la soglia del 50 %, la Costituzione prevede un ballottaggio fissato per il 25 ottobre. I sondaggi di Datafolha, condotti tra il 29 settembre e il 1 ottobre su 2 506 intervistati, mostrano un margine tecnico di due punti percentuali fra i due contendenti: 48 % per Lula contro 45 % per il figlio Bolsonaro.

Questi dati confermano la volatilità della scena politica brasiliana. Una precedente indagine della stessa agenzia mostrava Lula al 42 % e Bolsonaro al 38 % nella ipotetica prima tornata, mentre altre personalità come Augusto Cury (4 %) e Ronaldo Caiado (3 %) sono rimaste ai margini. La corsa al secondo turno è quindi definita una “gara di resistenza” fra due mondi: il centro-sinistra, con la sua eredità di lotta per i diritti, e la destra guidata da un volto ereditario del passato autoritario.

Le implicazioni per la democrazia brasiliana

Il voto di balottaggio rappresenta più di una semplice sfida tra due candidati; è una prova di forza per la stabilità democratica del paese. Se Flavio Bolsonaro dovesse vincere, la sua proposta di concedere l’amnistia al padre e la sua retorica di “cambio” potrebbero rimodellare le istituzioni, rischiando un ritorno a pratiche autoritarie. Al contrario, una vittoria di Lula rafforzerebbe le politiche di inclusione sociale e i diritti delle minoranze, ma richiederà una gestione attenta delle tensioni pre-esistenti con le forze bolsonariste.

Nel frattempo, le strade di Rio rimangono teatro di una cittadinanza attiva, pronta a difendere i propri valori e a influenzare l’esito di un’elezione che potrebbe definire il futuro del Brasile per gli otto prossimi anni.

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