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Mar Nero in fiamme: la crisi tra Ucraina e Russia e le conseguenze globali

Mar Nero in fiamme: la crisi tra Ucraina e Russia e le conseguenze globali

La tensione nel Mar Nero continua a crescere con attacchi intensificati tra Ucraina e Russia, mettendo a rischio la sicurezza alimentare mondiale e le infrastrutture critiche.

La situazione nel Mar Nero si sta facendo sempre più critica, con attacchi intensificati tra Ucraina e Russia che mettono a rischio non solo le infrastrutture locali, ma anche la sicurezza alimentare globale. Le recenti escalation hanno visto un aumento significativo degli attacchi contro obiettivi civili e militari, con conseguenze devastanti per la popolazione e l’economia regionale.

L’Ucraina ha recentemente trasmesso una proposta alla Russia, tramite un intermediario, per cessare gli attacchi contro obiettivi civili nel Mar Nero. Tuttavia, la risposta russa è ancora in attesa, mentre entrambe le parti continuano a scambiarsi colpi che potrebbero avere un impatto significativo sui prezzi alimentari mondiali.

Attacchi intensificati su Odessa e dintorni

Tra il 1° e il 10 agosto 2026, il porto di Odessa è stato al centro di una campagna russa contro la logistica marittima ucraina. Nella notte tra il 9 e il 10 agosto, un attacco missilistico ha danneggiato edifici residenziali e ferito almeno quattordici persone, undici delle quali ricoverate. Gli attacchi hanno colpito depositi di carburante, impianti energetici e naviglio civile, con l’obiettivo dichiarato di colpire la logistica militare ucraina e, secondo Kiev, di tagliare fuori il Paese dal commercio marittimo.

Il 1 agosto, il ministero della Difesa russo ha rivendicato colpi contro i depositi di carburante nel porto di Odessa e contro un rimorchiatore nel porto di Mykolaiv. Nello stesso periodo, droni navali ucraini hanno affondato la portacontainer russa Yanina, sanzionata, nell’ambito della campagna di Kiev contro la cosiddetta flotta ombra di Mosca. Il 3 agosto, la Russia ha dichiarato di aver colpito tre navi da carico che trasportavano rifornimenti militari nel Mar Nero e una nave cargo nel porto di Mykolaiv.

Danni alle infrastrutture e alle famiglie

Tra il 5 e il 6 agosto, le forze russe hanno rivendicato l’attacco a due mercantili con collegamenti tedeschi al largo di Odessa. La nave Emil, battente bandiera liberiana, è stata colpita da droni a 21 miglia dal porto, con un incendio a bordo ma senza feriti. Un’altra nave, con bandiera Guinea-Bissau e carica di grano ucraino, è stata colpita causando un morto e tre feriti, secondo quanto riferito dal governatore regionale Oleh Kiper.

Il 7 agosto, un attacco missilistico ha colpito lo stadio Chornomorets di Odessa, ferendo alcune persone. Il giorno successivo, Mosca ha rivendicato un attacco con drone contro una nave cargo ucraina al largo di Odessa, sostenendo che trasportasse armi per le forze di Kiev. Le Forze ucraine per i sistemi senza equipaggio hanno reso noto di aver colpito altre dodici imbarcazioni della flotta ombra russa nella prima settimana del mese, portando il totale dall’avvio della campagna MoLoChka il 6 luglio a 218 imbarcazioni.

Intervento diplomatico della Turchia

La crisi marittima ha spinto la Turchia a un intervento diplomatico. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha reso noto l’8 agosto che Ankara ha proposto a Kiev e Mosca di istituire un meccanismo di moratoria sugli attacchi al naviglio commerciale nel Mar Nero, dopo che due navi civili turche erano state danneggiate da droni con membri dell’equipaggio feriti. La richiesta, partita da Kiev e trasmessa da Ankara a Mosca, non ha ancora ricevuto risposta russa.

Nei giorni immediatamente successivi, la Turchia aveva limitato temporaneamente il transito di alcune navi commerciali dirette al Mar Nero attraverso i Dardanelli, per motivi di sicurezza legati all’escalation degli attacchi. Il transito è tornato regolare domenica 9 agosto, con la ripresa dei passaggi verso il Mar Nero attraverso lo stretto turco.

Crisi idrica del Danubio e impatto economico

Alla pressione degli attacchi su Odessa si somma la crisi idrica del Danubio, sceso a livelli record dopo settimane di siccità. Le chiatte utilizzate per l’export imbarcano oggi tra il 30% e il 60% di merce in meno rispetto alla portata abituale, con tempi di rotazione della flotta allungati e code ai terminal fluviali. I porti danubiani di Izmail e Reni hanno movimentato circa 3,8 milioni di tonnellate dall’inizio del 2026, contro oltre 42 milioni transitati per gli scali di Odessa nello stesso periodo.

Kiev riconosce che, anche nello scenario più favorevole, le rotte danubiane, ferroviarie e stradali insieme possono coprire al massimo il 45-50% dell’export agricolo annuale. Secondo le stime del centro di analisi Gmk Center, la crisi del 2026 per la siderurgia ucraina rischia di rivelarsi più pesante di quella del 2026.

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