Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato tre decreti di grazia ai sensi dell’articolo 87, comma 11, della Costituzione. Per tutti e tre i provvedimenti il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al termine della prescritta istruttoria, ha espresso parere favorevole. Lo ha comunicato il Quirinale.
I provvedimenti riguardano tre persone condannate per reati differenti.
In due casi si tratta di grazie parziali, che riducono la pena ancora da scontare, mentre per il primo destinatario la grazia riguarda l’intera pena residua.
Mattarella firma tre grazie: una per un condannato con gravi problemi di salute
Il primo decreto di clemenza individuale è stato adottato in favore di A.
A., nato nel 1972 e condannato complessivamente a sette anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti e altri delitti.
Mattarella ha concesso la grazia per la pena ancora da espiare, pari a cinque anni, cinque mesi e dieci giorni. Nella decisione sono stati considerati i pareri favorevoli delle due autorità giudiziarie competenti e, in particolare, le condizioni di salute del condannato, definite gravissime e irreversibili.
Proprio per queste condizioni era già stato disposto da tempo il differimento dell’esecuzione della pena.
Il potere di grazia del Presidente della Repubblica è previsto dall’articolo 87 della Costituzione e consente di estinguere, in tutto o in parte, la pena inflitta con una sentenza irrevocabile.
Guido Gianni, la grazia parziale dopo la condanna per duplice omicidio
Tra i destinatari dei provvedimenti c’è Guido Gianni, nato nel 1960, condannato a dodici anni e quattro mesi di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio, fatti commessi nel 2008 durante un tentativo di rapina all’interno della sua gioielleria.
Il Capo dello Stato ha concesso una grazia parziale, estinguendo tre anni e due mesi della pena. Nella decisione è stato preso in considerazione il parere favorevole del magistrato di sorveglianza, oltre ai cinque anni e tre mesi di pena già scontati. Con il provvedimento, la pena residua scende al di sotto dei quattro anni, soglia che permette al Tribunale di sorveglianza di valutare l’eventuale affidamento in prova al servizio sociale.
G. B., ridotta la pena dopo il percorso di reinserimento
Il terzo provvedimento riguarda G. B., nato nel 1981 e condannato a dieci anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009.
Mattarella ha concesso una grazia parziale, estinguendo un anno e nove mesi della pena ancora da scontare. Il Presidente ha tenuto conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza, che ha evidenziato il cambiamento intervenuto nella vita del condannato e il percorso di reinserimento già avviato e consolidato sul piano sociale, lavorativo e familiare.
Nella valutazione sono state considerate anche le condizioni di salute della figlia minore dell’uomo. Anche in questo caso, grazie alla riduzione della pena, il residuo da espiare rientra nel limite che consente al Tribunale di sorveglianza di valutare l’eventuale concessione dell’affidamento in prova al servizio sociale.
Guido Gianni, dalla rapina alla grazia di Mattarella: la storia del gioielliere di Nicolosi
Era il 18 febbraio 2008 quando la gioielleria di Guido Gianni, a Nicolosi, nel Catanese, venne assaltata da tre rapinatori. Durante l’irruzione, il gioielliere intervenne dopo che i banditi avevano aggredito e minacciato la moglie Maria Angela Distefano. Gianni aprì il fuoco e uccise due dei rapinatori, ferendo il terzo. La sua versione fu quella di aver sparato per difendere la propria vita e quella della moglie.
La vicenda si trasformò però in un lungo caso giudiziario. Secondo la ricostruzione accolta nei procedimenti, alcuni dei colpi mortali furono esplosi quando i rapinatori erano in fuga e per questo ai fatti non venne riconosciuta la legittima difesa. La condanna definitiva fu fissata in dodici anni e quattro mesi per duplice omicidio e tentato omicidio.
“Ho sparato per difendere la vita di mia moglie e la mia, ho difeso la mia famiglia non volevo uccidere“, dichiarò Gianni agli investigatori all’indomani della rapina. La ricostruzione balistica e medico-legale divenne centrale nel processo. Secondo quanto emerso nel procedimento, Gianni avrebbe ferito i rapinatori durante la colluttazione, mentre i colpi che provocarono la morte di due di loro sarebbero stati esplosi quando stavano fuggendo. È su questo punto che si è concentrato il nodo della legittima difesa.
Dopo la condanna, la moglie Maria Angela Distefano ha continuato a sostenere che il marito avesse agito per difendere lei e la propria famiglia. Nel 2022 promosse una petizione per chiedere al Presidente della Repubblica la concessione della grazia, raccogliendo migliaia di adesioni.
Nel frattempo, la vicenda giudiziaria è arrivata alla condanna definitiva. Il provvedimento firmato ora da Sergio Mattarella non cancella la sentenza, ma interviene sulla pena ancora da scontare.
La storia di Gianni torna così al centro dell’attenzione anche per il parallelismo con altri casi di commercianti che hanno reagito durante una rapina, tra cui quello del gioielliere piemontese Mario Roggero. Il caso di Nicolosi resta però legato soprattutto al delicato confine tra reazione a un’aggressione e legittima difesa, tema che ha accompagnato l’intera vicenda giudiziaria.
