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L’opinione di Natale Cassano

Abbiamo davvero bisogno degli assistenti civici?

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Mentre la maggioranza si spacca sui loro compiti, sorge spontanea una domanda: all'Italia servono davvero nuovi "guardoni da assembramento"?

abbiamo bisogno degli assistenti civici

Assistenti civici: ne abbiamo davvero bisogno? Nei giorni in cui la parola ‘movida’ è tornata prepotentemente nel lessico dei giornali e popolare per indicare gli untori della Fase 2, arriva la proposta da del ministro Francesco Boccia per rafforzare i controlli anti assembramento nelle città italiane.

In sostanza: aiutanti privati dei Comuni con un non ben chiaro compito nell’epoca delle restrizioni da Covid. Quando pochi giorni fa fu annunciato il bando per il reclutamento, sembrava dovessero essere degli ‘occhi’ aggiuntivi in città per le forze dell’ordine, segnalando la presenza di gruppi di persone che non rispettano le regole. Insomma, la versione legalizzata dei ‘guardoni da assembramento’ che durante la quarantena riempivano i social di fotografie scattate di nascosto dal balcone e in strada.

Il risultato di una psicosi collettiva che ha investito il Paese bloccato in casa nella Fase 1, mentre su tutti i mezzi di comunicazione l’unico argomento di cui si parlava era il Coronavirus, declinato in decine di diverse sfaccettature: regole da seguire, impatto economico delle chiusure, rischi in caso di contagio, ecc.

Psicosi che tuttora porta a conseguenze pericolose per chi prova a raccontare il periodo ‘particolare’ (per usare un eufemismo) che stiamo vivendo: l’ultimo esempio è di domenica 24 maggio, quando una troupe Rai è stata aggredita da un cittadino sul lungomare di Bari mentre filmava gli assembramenti di persone.

E qui la domanda sorge spontanea: Cosa bisogna preservare? Il diritto di cronaca? Quello alla privacy? La sicurezza di tutti? Quando si è pensato agli assistenti civici, probabilmente si è scelta questa terza opzione, perché sono stati proprio i sindaci a lamentare l’impossibilità di tenere sotto controllo il territorio con il solo ausilio delle forze dell’ordine.

Da qui la prima funzione dei ‘vigilantes privati’; che però è cambiata in fretta.

Viminale Assistenti civici volontari

Non appena si è diffusa la notizia del reclutamento, com’era ipotizzabile, si è sollevato un polverone: le bordate politiche al ministro Boccia sono arrivate da tutti gli schieramenti, compreso il Movimento 5 Stelle che rappresenta (in parte) la maggioranza di Governo.

Persino dai colleghi del ministro agli Affari regionali: “Decisione presa senza una consultazione” sono le parole del Viminale sull’iniziativa, che sarà rivolta a inoccupati o comunque a chi non ha vincoli lavorativi, anche percettori di reddito di cittadinanza o chi usufruisce di ammortizzatori sociali.

E così si è arrivati a un compromesso, chiarificato anche dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro: “Non c’entrano né con la movida, né con le guardie civili” ha assicura il sindaco di Bari durante la trasmissione televisiva Agorà. Il compito assegnato ai volontari sarà quello già assicurato dalla rete Welfare nei diversi comuni: “Per noi sono solo volontari che, in questi giorni, hanno dato una mano alle nostre comunità specie nei mesi dell’emergenza portando la spesa o i medicinali a casa a chi è più in difficoltà, che stanno davanti agli ingressi dei mercati per il contingentamento, per contare le persone che entrano ed escono” ha aggiunto durante l’intervista.


Quindi nessun compito aggiuntivo rispetto a quelli già svolti durante la Fase 1 della pandemia, il ruolo di controllo si ridurrebbe al controllo agli ingressi, magari anche nei parchi – l’ipotesi lanciata da Decaro in un’intervista rilasciata oggi al Mattino – quando ci sarà la riapertura.

Logica porta a chiedersi, se non è cambiato niente rispetto a prima, perché annunciare in pompa magna il reclutamento. A sciogliere i dubbi sarà il bando, la cui pubblicazione ufficiale dovrebbe avvenire a breve. L’unica speranza è che nei (pochi) compiti di controllo che gli assistenti civici avranno, non si troveranno a dover affrontare disarmati orde di cittadini che di certo non gradiranno essere ‘limitati’ (come dimostrano le aggressioni ai giornalisti in tutta Italia), ancora di più ora che il Governo ha di fatto autorizzato il liberi tutti.

Che di fatto non significa essere tornati indietro di quattro mesi, ma questo non l’hanno capito in molti.

Natale Cassano è nato a Bari, nel 1989. Giornalista professionista dal 2015, ha lavorato negli anni per quotidiani, testate web e televisioni. Attualmente collabora con La Repubblica e con il sito d’informazione BariToday, oltre a svolgere mansioni di ufficio stampa per diversi enti culturali. Da sempre alla ricerca del lato umano delle storie, si occupa di cronaca bianca, che ha imparato a veicolare anche attraverso la lente della videocamera. Ha scritto due romanzi "Inseguire un fantasma" (Eretica Edizioni) e "La storia che non ti ho raccontato" (Florestano Edizioni).


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Natale Cassano

Natale Cassano è nato a Bari, nel 1989. Giornalista professionista dal 2015, ha lavorato negli anni per quotidiani, testate web e televisioni. Attualmente collabora con La Repubblica e con il sito d’informazione BariToday, oltre a svolgere mansioni di ufficio stampa per diversi enti culturali. Da sempre alla ricerca del lato umano delle storie, si occupa di cronaca bianca, che ha imparato a veicolare anche attraverso la lente della videocamera. Ha scritto due romanzi "Inseguire un fantasma" (Eretica Edizioni) e "La storia che non ti ho raccontato" (Florestano Edizioni).

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