Un presunto giro di sfruttamento della prostituzione tra Crotone e Isola di Capo Rizzuto è stato scoperto dai Carabinieri: otto gli indagati, sei le misure cautelari e un hotel posto sotto sequestro.
Prostituzione a Crotone, sei arresti e hotel sequestrato: coinvolte otto persone
Come riportato in un comunicato stampa dei Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone, un presunto giro di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, con base a Isola di Capo Rizzuto e attività concentrate soprattutto a Crotone, è stato scoperto nell’ambito dell’operazione “Medusa”.
L’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura, riguarda otto persone, sette straniere e un italiano. Per quattro indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere e per altri due gli arresti domiciliari, mentre due persone risultano indagate in stato di libertà. Le contestazioni, formulate a vario titolo, riguardano l’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, la minaccia grave e, per uno degli indagati, la violenza sessuale aggravata.
L’inchiesta, avviata nell’autunno scorso dai militari della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto e coordinata dalla Procura di Crotone, si è sviluppata attraverso mesi di pedinamenti, servizi di osservazione, intercettazioni e videosorveglianza. Stando alla ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe avuto una struttura caratterizzata da legami familiari e rapporti gerarchici: le donne si sarebbero occupate di trovare i clienti, mentre gli uomini avrebbero provveduto agli accompagnamenti e alla vigilanza.
Gli incontri avvenivano prevalentemente in strada, ma anche in abitazioni e all’interno di un noto hotel di Crotone, sottoposto a sequestro preventivo. Ai domiciliari sono finiti anche i gestori della struttura, accusati di avere agevolato i rapporti a pagamento nelle camere, omettendo le previste registrazioni degli ospiti e ricavandone un vantaggio economico.
Prostituzione a Crotone, rapporti anche vicino ai parchi giochi, profitti fino a 90mila euro
Dalle indagini sarebbe emerso che la prostituzione veniva esercitata anche in pieno giorno e in zone molto frequentate di Crotone. Tra i luoghi individuati dagli investigatori figurano i vicoli del mercato di Piazzale Nettuno, i parcheggi dello stadio e dell’ospedale e alcune aree vicine ai parchi giochi. Le donne coinvolte, tra le quali anche mogli e compagne degli indagati, sarebbero state sottoposte, secondo l’ipotesi accusatoria, a una forte pressione e manipolazione psicologica. In alcuni casi, inoltre, i figli piccoli sarebbero stati portati in auto durante gli accompagnamenti per rendere meno sospetti gli spostamenti ed eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine.
Consistente anche il giro di denaro ricostruito dagli investigatori. Gli accertamenti economico-finanziari, svolti con il supporto della Guardia di Finanza, avrebbero fatto emergere guadagni per decine di migliaia di euro per ciascun nucleo familiare, con punte vicine ai 90mila euro per un singolo presunto sfruttatore. I proventi sarebbero confluiti in una sorta di cassa comune e una parte del denaro sarebbe stata trasferita all’estero attraverso circuiti di rimessa non bancari. La clientela, inoltre, non proveniva soltanto da Crotone, ma anche dal resto della provincia e dalle aree di Catanzaro e Cosenza. Il gruppo avrebbe persino progettato di estendere il sistema ad altre zone della Calabria.
Come riportato dai Carabinieri, tra gli aspetti più gravi dell’inchiesta ci sarebbe infine la posizione del presunto vertice del sodalizio. Il Gip avrebbe ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza per violenza sessuale aggravata: l’uomo, secondo l’accusa, avrebbe abusato anni fa di una familiare, all’epoca minorenne, approfittando della sua vulnerabilità e tentando anche di avviarla alla prostituzione.
L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Crotone con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, delle unità cinofile dell’Arma e del Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso del processo, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
