Il Tempio Maggiore della Capitale ha ospitato, lo scorso 6 ottobre 2026, una cerimonia di ricordo per le vittime degli attentati del 7 ottobre 2023 in Israele e dell’attentato alla sinagoga di Roma avvenuto il 9 ottobre 1982. Il rito è iniziato con un minuto di silenzio, gesto simbolico che ha voluto sottolineare il rispetto per le vittime e per le famiglie colpite.
Dopo la pausa commemorativa, è stato eseguito l’inno nazionale italiano e quello dello Stato d’Israele, chiudendo la parte religiosa con un segno di unità tra le due nazioni.
Il ricordo degli eventi tragici
Gli attacchi del 7 ottobre 2023 hanno rappresentato una delle più gravi ondate terroristiche contro Israele, mentre l’attentato del 9 ottobre 1982 ha stravolto la vita di una comunità ebraica a Roma, portando alla morte di un bambino di nome Stefano.
La commemorazione ha voluto mettere in luce la continuità della sofferenza, ma anche la resilienza delle comunità coinvolte. Sono stati rievocati i fatti storici, la risposta delle autorità e il ruolo della memoria collettiva nel preservare la consapevolezza dei pericoli che l’antisemitismo comporta.
Le voci dei protagonisti religiosi e diplomatici
Tra i relatori, la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei)Livia Ottolenghi ha sottolineato che l’antisemitismo è ormai pubblico, non più celato dietro l’antisionismo.
Ha lanciato un appello ai giovani ebrei affinché non nascondano la loro identità, invitandoli a vivere con orgoglio la loro storia e cultura. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni ha evidenziato il cambiamento di percezione: da vittime sono passati a essere spesso visti come complici di un regime criminale, con conseguenze su amicizie e relazioni personali. Victor Fadlun presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha ricordato la necessità di non cedere alla paura.
Il messaggio di Gadiel Gaj Tachè
Gadiel Gaj Tachè, fratello di Stefano, il bambino ucciso nell’attentato del 1982, ha condiviso il suo dolore personale, chiedendo che la memoria di suo fratello serva a contrastare l’odio e a promuovere il rispetto reciproco. La presenza dell’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled ha ribadito il sostegno dello Stato ebraico verso la comunità italiana, sottolineando l’importanza della collaborazione internazionale nella lotta contro il terrorismo.
Presenze istituzionali e politiche
La cerimonia ha visto anche una larga rappresentanza politica: il cardinale Matteo Zuppi, capo della Conferenza Episcopale Italiana, ha pregato per le vittime; il generale dei Carabinieri Pasquale Angelosanto, coordinatore nazionale nella lotta contro l’antisemitismo, ha ricordato l’impegno delle forze dell’ordine. Tra i politici presenti, il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan, il responsabile di FdI Giovanni Donzelli, Maurizio Gasparri di Forza Italia, Maria Elena Boschi e Ivan Scalfarotto di Italia Viva, Graziano Delrio e Piero Fassino del Partito Democratico, Maria Stella Gelmini di Noi Moderati, la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, il prefetto di Roma Lamberto Giannini e il questore della Capitale Roberto Massucci. La presenza di questi esponenti ha voluto dimostrare l’unità dell’intero Paese di fronte all’odio.
Riflessioni sull’antisemitismo contemporaneo
Gli interventi hanno convergono su un tema centrale: l’antisemitismo è ormai un fenomeno visibile e in crescita, non più celato da “tabù”. Ricordare gli attacchi significa anche denunciare le nuove forme di discriminazione che colpiscono i giovani ebrei, per esempio l’ostilità verso chi indossa una kippà o una stella di Davide. L’appello è chiaro: non è accettabile che la paura induca a nascondere la propria identità. La speranza espressa è che, attraverso l’educazione e la solidarietà, la società possa combattere l’odio e proteggere i valori fondamentali della convivenza.
