> > Rivisitazione del Watergate: il DOJ verifica i procuratori dell'epoca Nixon

Rivisitazione del Watergate: il DOJ verifica i procuratori dell'epoca Nixon

Rivisitazione del Watergate: il DOJ verifica i procuratori dell'epoca Nixon

Il DOJ riapre il dossier sul Watergate: una vecchia controversia torna al centro del dibattito politico.

Più di cinquant’anni dopo la crisi che costrinse Richard Nixon a dimettersi dalla Casa Bianca, il Dipartimento di Giustizia ha deciso di riaprire una verifica preliminare sui procuratori che condussero le indagini dell’epoca. L’operazione è stata avviata su impulso di una interpretazione revisionista del Watergate promossa soprattutto da un ex collaboratore della Casa Bianca.

L’intervento è stato trasmesso ai responsabili dell’Office of Professional Responsibility l’unità interna che sorveglia l’etica dei magistrati federali. Nonostante l’attenzione, al momento non si tratta di un’inchiesta formale, ma di una prima analisi volta a capire se vi siano stati abusi di potere o condotte scorrette da parte dei procuratori speciali.

Il ruolo dell’Office of Professional Responsibility nella verifica

L’Office of Professional Responsibility ha ricevuto il dossier contenente le segnalazioni riguardanti gli investigatori del caso Watergate. Il proprio compito è valutare eventuali violazioni deontologiche, quali contatti non dichiarati con giudici o omissioni di prove favorevoli alla difesa. Finora, il quadro resta limitato a una fase di analisi preliminare, senza ancora emergere un mandato di indagine ufficiale.

Elementi contestati dal dossier

Secondo le testimonianze raccolte, i procuratori avrebbero avuto incontri riservati con giudici federali e avrebbero trattenuto informazioni potenzialmente utili alla difesa di Nixon. Tali affermazioni, se confermate, rappresenterebbero una violazione dei principi di imparzialità e trasparenza alla base del sistema giudiziario americano.

Geoff Shepard: la storia di Nixon come vittima del “deep state”

Al centro della spinta revisionalista c’è Geoff Shepard, ottantunenne ex assistente di Nixon, che sostiene che l’intera operazione investigativa fosse stata guidata da un gruppo interno al governo, oggi definito deep state. Shepard ha tenuto un’intervista di circa due ore davanti a funzionari del Dipartimento, durante la quale ha delineato la sua tesi secondo cui i procuratori avrebbe agito con metodi impropri per indebolire il presidente.

La visione di Shepard è radicale: afferma che Nixon non fosse il fautore degli illeciti, ma piuttosto un bersaglio di una cospirazione politica. Questa narrazione contrasta nettamente con le conclusioni dei processi congressuali e con le registrazioni audio note come “smoking gun tape”, che dimostrarono l’interferenza del presidente nelle indagini.

Il retroscena storico del Watergate

Il caso nacque il 17 giugno 1972, quando cinque uomini vennero arrestati a Washington per essere entrati negli uffici del Comitato nazionale democratico nel complesso del Watergate. I giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein seguirono le tracce finanziarie e politiche dei responsabili, rivelando collegamenti con il comitato per la rielezione di Nixon. Le successive indagini del Congresso, unite alle registrazioni segrete della Casa Bianca, portarono all’approvazione, nel 1974, di tre articoli di impeachment per ostruzione della giustizia, abuso di potere e oltraggio al Congresso.

Il 8 agosto 1974, sotto la pressione crescente, Nixon si dimise, segnando la prima rinuncia di un presidente americano. I nastri segreti, detti “smoking gun”, furono la prova più incriminante, dimostrando che il presidente aveva tentato di ostacolare le indagini al fine di proteggere la propria amministrazione.

Il legame con l’era Trump e le affermazioni di JD Vance

Negli ultimi mesi, il Watergate è stato riproposto come punto di riferimento da una parte della destra legata al former presidente Donald Trump. Il vicepresidente JD Vance, durante un intervento alla Richard Nixon Presidential Library in California, ha minimizzato l’impatto dell’accaduto, sostenendo che se si verificasse oggi sarebbe una notizia da sole dodici ore.

Vance ha anche tracciato un parallelo esplicito tra le vicende di Nixon e le inchieste che hanno coinvolto Trump, affermando: “Se guardate a come il deep state ha abbattuto Richard Nixon, non è poi così diverso da ciò che gli stessi gruppi di persone, le stesse istituzioni, hanno cercato di fare a Donald Trump durante la sua prima amministrazione”. Questa retorica ha fornito un terreno fertile alle tesi di Shepard, rendendo più probabile che il caso venga riesaminato a Washington.

Al momento, però, non si registra alcuna decisione ufficiale di riabilitazione di Nixon. La procedura attuale resta una verifica preliminare delle condotte dei procuratori dell’epoca, senza ancora alcuna conclusione definitiva.

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