Una marescialla dei Carabinieri è indagata a Rimini per aver attribuito al marito la paternità di due figli avuti con un superiore, con cui avrebbe avuto una relazione extraconiugale. L’inchiesta riguarderebbe due presunti episodi di alterazione dello stato civile, risalenti al 2023 e al 2025: sequestrati telefoni e computer per ricostruire i fatti.
Losco scandalo di provincia, marescialla indagata: chi è l’amante (e padre) dei figli?
Una relazione extraconiugale, due bambini e una presunta falsa dichiarazione sulla paternità finita al centro di un’inchiesta giudiziaria. È la vicenda che coinvolge una marescialla dei Carabinieri, indagata dalla Procura della Repubblica di Rimini per due ipotesi di alterazione dello stato civile. Secondo l’accusa, come riportato da Rai News, la donna avrebbe indicato il marito, anche lui militare dell’Arma, come padre dei figli, nonostante fosse consapevole della possibilità che il genitore biologico fosse un altro uomo: un suo superiore con cui avrebbe intrattenuto una relazione sentimentale.
I fatti contestati risalirebbero al 2023 e al 2025, anni in cui sono nati i due bambini.
L’inchiesta sulla paternità dei bambini: perquisizioni e dispositivi sequestrati
Stando alle ricostruzioni pubblicate da diverse testate, tra cui Fanpage.it e ANSA, la relazione sarebbe avvenuta quando il sottufficiale ricopriva il ruolo di comandante della stazione presso cui prestava servizio la marescialla.
La vicenda avrebbe assunto una dimensione giudiziaria dopo l’emergere di dubbi sulla paternità dei bambini. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli accertamenti genetici avrebbero escluso che il marito fosse il padre biologico, ma il quadro investigativo deve ancora essere chiarito.
Nelle scorse settimane, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Torino hanno eseguito perquisizioni negli alloggi di servizio e nelle caserme in cui lavorano attualmente la donna e il suo ex comandante. Nel corso delle operazioni sarebbero stati sequestrati telefoni cellulari e computer, che saranno esaminati per ricostruire le comunicazioni tra le persone coinvolte e verificare quanto sapessero della possibile paternità biologica dei minori.
Alla marescialla viene contestata l’ipotesi di reato prevista dagli articoli 48, 81 e 567, secondo comma, del Codice penale, relativa alla presunta alterazione dello stato civile attraverso dichiarazioni non veritiere rese al pubblico ufficiale incaricato della formazione degli atti di nascita. La donna risulterebbe al momento l’unica indagata. Saranno gli ulteriori accertamenti a chiarire le circostanze della vicenda e le eventuali responsabilità. È quindi necessario ricordare che si tratta di contestazioni ancora al vaglio degli inquirenti e che la posizione della militare dovrà essere valutata nel corso del procedimento.
