Alle prime luci di venerdì 9 ottobre, la cittadina di Rumbek capoluogo dello Stato dei Laghi, è stata teatro di violenti intercomunitari che hanno provocato la morte di circa 71 persone tra cui quattro soldati. Testimoni locali raccontano che un gruppo di giovani provenienti da altre zone ha tentato di assumere il controllo del centro abitato, riuscendovi brevemente prima di essere respinto dall’arrivo di forze di polizia e militari.
Scontri a Rumbek: morti e risposta delle forze di sicurezza
Secondo le prime ricostruzioni delle autorità, i combattimenti sono iniziati intorno alle quattro del mattino, quando gli aggressori hanno aprito il fuoco contro le milizie cittadine. Dopo la rapida mobilitazione di unità di forze di sicurezza gli assalitori si sono ritirati, spostando l’azione di combattimento oltre i confini della città.
La squadra di informazione provvisoria ha confermato che il bilancio delle vittime comprende civili e militari, ma il numero preciso deve ancora essere verificato. Quattro civili armati sono stati arrestati e saranno interrogati per chiarire le motivazioni dell’attacco.
Le autorità dichiarano il ripristino dell’ordine
Nel comunicato ufficiale, il Ministero dell’Informazione ha dichiarato che “Rumbek è ora sotto il controllo delle forze di sicurezza governative e sono in corso operazioni per ristabilire la normalità”.
Il governo di transizione ha inoltre condannato con forza gli episodi di violenza, invitando tutte le comunità a “esercitare la massima prudenza e a non ricorrere a rappresaglie che potrebbero aggravare le tensioni”.
Il contesto politico e le tensioni nazionali
La crisi di Rumbek si inserisce in un periodo di grande incertezza politica per il Sud Sudan. Il 22 settembre, il presidente Salva Kiir ha sciolto il governo di transizione, tre mesi prima delle prime elezioni nazionali previste per dicembre, e ha nominato un’amministrazione provvisoria. Tale decisione ha posto fine all’accordo di condivisione del potere stipulato nel 2018, che aveva posto fine a una guerra civile di cinque anni, costata la vita a circa 400.000 persone. La dissoluzione del governo ha riacceso le preoccupazioni di instabilità, soprattutto nelle zone dove le rivalità etniche restano profonde.
Altri episodi di violenza intercomunitaria recenti
Rumbek non è l’unica località a subire violenze di questo tipo. Il 17 settembre, nella zona contesa al confine tra Sud Sudan e Sudan, 26 persone sono state uccise e 82 ferite a seguito di scontri armati tra gruppi etnici. In precedenza, all’inizio di marzo, una serie di attentati ha provocato almeno 169 morti nella parte settentrionale del paese, quando gruppi armati di una etnia hanno colpito un centro abitato in risposta a omicidi avvenuti al mercato locale. Questi eventi sottolineano la persistenza di tensioni latenti, non ancora risolte dall’accordo di pace.
Gli osservatori internazionali avvertono che la combinazione di una scena politica in evoluzione e di una tradizione di rivalità locali potrebbe alimentare ulteriori esplosioni di violenza. Il ritorno del controllo statale a Rumbek è, per ora, un segnale positivo, ma la necessità di un dialogo inclusivo e di misure di sicurezza sostenibili rimane cruciale per evitare che altre comunità siano trascinate in nuovi conflitti.
