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Clementina Forleo contro Sigfrido Ranucci, scatta la querela: il post e la replica della magistrata

Clementina Forleo contro Sigfrido Ranucci, scatta la querela: il post e la replica della magistrata

La Rai valuta il futuro di Ranucci a Report, mentre il giornalista querela Clementina Forleo per diffamazione aggravata.

Resta alta la tensione attorno a Sigfrido Ranucci e al futuro di Report: mentre la Rai valuta le prossime mosse, il conduttore passa alle vie legali contro la magistrata Clementina Forleo.

Rai, ancora nessuna decisione su Ranucci e Report

Resta aperta la questione sul futuro di Sigfrido Ranucci alla guida di Report.

Nonostante le indiscrezioni circolate nelle ultime ore su una possibile sospensione del giornalista dopo gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025, dalla Rai non è arrivata finora alcuna comunicazione ufficiale. La relazione del Comitato Etico, consegnata all’amministratore delegato Giampaolo Rossi il 13 agosto, sarebbe ancora oggetto di valutazione e sarebbero in corso ulteriori approfondimenti.

Una decisione potrebbe arrivare nel giro di pochi giorni: secondo quanto emerso, l’ipotesi di una sospensione apparirebbe al momento difficile, mentre non sarebbe esclusa la possibilità di proporre a Ranucci, che ricopre anche l’incarico di vicedirettore, un ruolo differente.

A intervenire all’Ansa è stato il legale del conduttore, Roberto De Vita, secondo il quale qualsiasi provvedimento assunto in questa fase dalla Rai «sarebbe inquinato dalle falsità» alimentate nonostante la posizione degli investigatori sul ruolo di «vittima e inconsapevolezza» di Ranucci.

Per l’avvocato, richiamare «frequentazioni, fonti e inchieste controverse» significherebbe ricorrere a «espedienti e artifici formali e sostanziali», mentre motivare un eventuale allontanamento con ragioni di incompatibilità ambientale finirebbe per trasformarsi in una «punizione della vittima». De Vita sostiene inoltre che altre motivazioni risentirebbero delle «già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale», facendo così apparire la scelta come riconducibile alla sfera politica.

La difesa invita quindi l’azienda a «saggezza ed equilibrio» e ad aspettare la conclusione delle indagini, auspicando la conferma del giornalista alla conduzione del programma. Sul caso è intervenuto anche Giuseppe Conte, che ha invitato a «tenere alta la guardia su Report», sostenendo che le sue inchieste «non sono un problema per gli italiani ma solo per i politici che non tollerano il giornalismo d’inchiesta».

Sigfrido Ranucci querela la magistrata Forleo. Il post su Facebook e la replica

Parallelamente, Ranucci ha deciso di procedere legalmente contro Clementina Forleo, consigliera della Corte d’Appello di Roma. Al centro della denuncia per diffamazione aggravata, destinata alla Procura di Perugia competente per i magistrati in servizio nella Capitale, ci sarebbe un post pubblicato dalla giudice su Facebook il 16 agosto. Forleo si era domandata «Chi sta ricattando Ranucci?» e perché il giornalista volesse «mantenere a tutti i costi il timone di Report» con la «minaccia di spifferare le chat con “tutti”». Aveva inoltre scritto che «in un Paese normale Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati».

Le considerazioni facevano riferimento ad alcune frasi attribuite al conduttore dalla stampa, tra cui «Se mi tolgono la conduzione, allora ci divertiamo» e «nel mio telefono ho le chat di tutti». Forleo aveva anche ironizzato in precedenza su una presunta «amicizia a prova di bomba» con Valter Lavitola. De Vita ha definito le affermazioni della magistrata «prive di fondamento e gravemente calunniose» e «ben oltre la perdita di sobrietà».

La giudice, dal canto suo, ha precisato di aver espresso soltanto una riflessione su notizie pubblicate dalla stampa e mai, a suo dire, smentite dall’interessato, aggiungendo: «In uno Stato di diritto ognuno risponde delle proprie condotte, ivi incluse le proprie querele». Interpellata da Il Giornale, aveva inoltre auspicato che, qualora le notizie sulle presunte chat fossero vere, la messaggistica venisse resa nota «nell’interesse di tutti». Forleo è tornata anche sulla standing ovation tributata a Ranucci dall’Anm durante l’assemblea dello scorso ottobre contro la riforma della giustizia, sostenendo che l’associazione si fosse «ersa a soggetto politico».

Proseguono, intanto, gli accertamenti sull’attentato alla villetta di Ranucci a Pomezia. Non è stato ancora fissato l’interrogatorio richiesto dai quattro componenti della banda accusata di aver collocato l’ordigno e l’atto potrebbe slittare alla prossima settimana. Negli stessi giorni Valter Lavitola, detenuto dal 10 agosto e reo confesso di essere il mandante dell’azione dinamitarda, dovrebbe presentarsi davanti ai giudici del Riesame per rendere dichiarazioni spontanee. Il suo difensore, Arturo Cola, ha chiarito che non si tratterà di «una ritrattazione della sua confessione, ma alcune puntualizzazioni». Secondo la Procura di Roma, tuttavia, la bomba alla gelatina di cava non sarebbe stata piazzata per ottenere un rafforzamento della scorta del giornalista, come sostenuto dall’imprenditore. L’obiettivo sarebbe stato invece quello di favorire l’ingresso di Ranucci in politica e diventarne «il king maker», in quello che i pm coordinati da Francesco Lo Voi descrivono come «un obiettivo da raggiungere a tutti i costi». Per gli inquirenti, Lavitola avrebbe cercato ripetutamente di convincere il giornalista, sfruttando il fatto che gli attacchi nei suoi confronti ne accrescessero popolarità e consenso.

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