Pizzini nascosti nelle camicie, cellulari scambiati all’interno di un microonde, schede SD infilate nelle crepe dei muri. Non è la sceneggiatura di un film di spionaggio: sono le immagini, riprese dagli investigatori dei Carabinieri del ROS, che ritraggono Raoul Gavino Piras mentre consegna segreti di Stato italiani al suo contatto russo.
Immagini che ora sono al centro di una delle inchieste di intelligence più gravi degli ultimi anni.
Gli arrestati e la rete degli indagati
Ai domiciliari sono finiti Raoul Gavino Piras, 59 anni, sardo di Sassari, ex sottufficiale dell’Arma con una formazione alla scuola NATO di Oberammergau in Germania, veterano di operazioni in Afghanistan e Iraq e insignito nel 2012 della Legione al Merito — e Vincenzo Di Pasquale, 59 anni, originario di Matera, ex agente dell’AISI in pensione dal 2013.
Oltre ai due arrestati, sono indagate altre cinque persone: Davide Piantanida, 46 anni, di Foggia; Gianluca Nardella, 47 anni, di Foggia; Giuseppe Tempesta, 55 anni, di Bari; Sergio Romeo, 57 anni, di Messina; Antonio Guerra, 69 anni, di Bari. Tra gli indagati figura anche un uomo con una formazione presso la scuola NATO, che avrebbe utilizzato le proprie conoscenze per mantenere contatti con l’agente russo e con altri militari impiegati in incarichi classificati.
Il metodo: pizzini, schede SD e buste di contanti
La struttura dell’operazione era meticolosa. Piras fungeva da unico interlocutore con il presunto agente russo — ufficialmente accreditato come diplomatico all’ambasciata di Mosca a Roma, e quindi coperto da immunità diplomatica. Le informazioni venivano pagate in tranche fino a 4.000 euro, consegnate in contanti dentro buste. Durante una perquisizione sono stati trovati ventimila euro in banconote.
I video degli investigatori mostrano i due che si scambiano cellulari all’interno di un microonde, si passano pizzini avvolti nelle camicie o nascondono schede SD nelle crepe dei muri in strada. Un sistema di comunicazione da manuale del controspionaggio sovietico, aggiornato solo negli strumenti.
Cosa hanno venduto alla Russia: missili, sottomarini e nomi degli agenti
È qui che l’inchiesta assume una portata che va ben oltre i confini italiani. Le informazioni rivelate al GRU russo riguardano alcuni dei programmi militari più sensibili del Paese:
Lo sviluppo del sistema missilistico SAMPT — progetto in collaborazione tra Italia, Francia e Danimarca — di cui Piras avrebbe informato il contatto russo dicendo che sarebbe arrivato “a breve”. L’interesse italiano per il carro armato russo T-90 Vladimir. La costruzione di un sottomarino senza pilota realizzato da Leonardo. La fornitura di tre sistemi d’arma a Kiev. La destinazione alla Bulgaria del sistema difensivo Michelangelo Dome.
Ma i danni potenzialmente più gravi riguardano due categorie di informazioni: i nomi degli agenti italiani impegnati nel controspionaggio in Russia, e le strategie antiterrorismo adottate dall’Italia. Dati che, nelle mani sbagliate, possono mettere in pericolo vite umane.
Tajani alla NATO, Crosetto: “È la punta di un iceberg”
La risposta del governo è stata immediata. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha portato il caso direttamente al tavolo della riunione dei ministri degli Esteri NATO, illustrando l’operazione agli alleati. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito la vicenda “la punta di un iceberg gigantesco”, aggiungendo di non essere sorpreso perché le persone che fanno spionaggio “sono ovunque.”
L’agente russo, al momento, si trova ancora in Italia sotto la protezione dell’immunità diplomatica. La sua espulsione come “persona non grata” è attesa a breve.
Le indagini sono coordinate dalla procuratrice aggiunta Antonella Masala, dal pm militare Enrico Peluso e dalla sostituta procuratrice Lucia Lotti. Il fascicolo è aperto sia presso la procura distrettuale sia presso quella militare di Roma.
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