Il presidente statunitense donald trump ha recentemente annullato la licenza che vietava l’esportazione di diesel russo verso i mercati mondiali, aprendo la strada a una prima consegna di 300 mila tonnellate e promettendo ulteriori 500 mila a novembre e un milione in seguito. L’annuncio, pubblicato sul social Truth, è stato giustificato con la previsione di una caduta dei prezzi del carburante a livelli record.
La decisione, però, è stata accolta con ferma opposizione da parte dell’Ucraina.
Zelensky definisce la mossa un “regalo di compleanno” per Putin
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito la revoca delle sanzioni ingiusta e disonesta sottolineando che avviene proprio in occasione del compleanno di Vladimir Putin, il 7 ottobre. In un’intervista a Axios, Zelensky ha definito la scelta un “regalo di buon compleanno” che, a suo avviso, fornirà a Mosca nuove risorse per alimentare il conflitto in Ucraina.
Ha aggiunto che ogni allentamento senza una chiara de-escalation rappresenta una debolezza che favorisce ulteriori violenze.
Quantità di diesel concordate
Secondo le dichiarazioni di Trump, il primo lotto di 300 000 tonnellate sarebbe disponibile immediatamente, seguito da 500 000 tonnellate a novembre e, infine, da un milione di tonnellate in un futuro prossimo.
La licenza temporanea è stata rilasciata dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) con scadenza prevista per il 7 aprile.
Le contestazioni di Giorgia Meloni al Senato
Nel frattempo, la premier italiana giorgia meloni ha tenuto un’intervento al Senato in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre. Ha sottolineato che l’impennata dei prezzi del carburante dipende soprattutto dalla guerra in Iran e non dal conflitto in Ucraina. Secondo Meloni, la decisione di Trump rischia di legittimare Mosca mentre le sue bombe continuano a colpire le città ucraine, fornendo a Putin nuovi flussi finanziari per la guerra.
Meloni ha inoltre rimarcato che l’ espansione dei fondi per difesa e sicurezza nell’UE non proviene da tagli a sanità o istruzione, ma da risorse aggiuntive che vanno comunque a destinazione. Ha citato l’aumento di circa 15 miliardi di euro delle spese militari durante la pandemia come esempio di come il bilancio possa essere adeguato senza sacrificare altri settori.
Resistenza ucraina e ruolo dell’Occidente
La premier ha evidenziato che dal gennaio l’Ucraina ha perso terreno, ma a settembre ha riconquistato buona parte di quanto perso grazie al sostegno occidentale. Ha ribadito che “nessuno in quest’aula vuole la guerra”, ma che le diverse visioni su come raggiungere la pace sono la vera fonte di divisione. Meloni ha chiesto che l’Europa, attraverso i Ventisette individui una figura autorevole con mandato comune per portare la voce del continente al tavolo dei negoziati.
Altri fronti della politica europea
Meloni ha inoltre menzionato la necessità di rafforzare la missione Aspides guidata dall’Italia, sottolineando la carenza di navi e la necessità di agire immediatamente. Ha richiamato l’attenzione sulla libertà di navigazione negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb, considerati interessi vitali per l’Europa.
Per quanto riguarda il bilancio europeo la premier ha ricordato che la presidenza irlandese punta a un accordo entro la fine dell’anno, ma ha avvertito che la data non deve superare il contenuto. Ha dichiarato la disponibilità a valutare un rimborso più graduale del Next Generation EU evitando nuove tasse nazionali.
Il ruolo dell’E3 e la necessità di un mandato collettivo
Secondo Meloni, Francia, Germania e Gran Bretagna, all’interno del cosiddetto E3 hanno spesso agito da sole, ma se decidono di continuare su questa strada dovrebbero farlo con un mandato esplicito di tutti gli Stati membri. Il suo appello è a un’Europa che non resti a guardare, ma che assuma un ruolo attivo nel promuovere la pace in Ucraina e nella regione del Libano-Israele.
