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West Nile Virus, crescono i contagiati in Italia: questa è la seconda provincia più colpita

West Nile Virus, crescono i contagiati in Italia: questa è la seconda provincia più colpita

West Nile in aumento in Italia: 226 casi e sette decessi, con il virus ormai presente in 55 province di 16 Regioni.

Il virus West Nile continua a diffondersi in Italia, con un netto aumento dei contagi nell’ultima settimana. Il virus è ormai presente in 16 Regioni, mentre cresce l’attenzione sui casi più gravi e sulla diffusione durante i mesi estivi.

Italia prima in Europa, come si trasmette il virus West Nile e quali precauzioni adottare

La diffusione del virus West Nile riguarda anche il resto d’Europa. Secondo l’aggiornamento dell’ECDC basato sui dati disponibili al 13 agosto, sono stati segnalati 429 casi acquisiti localmente in nove Paesi, con l’Italia al primo posto. L’agenzia europea attribuisce al nostro Paese 224 infezioni autoctone, seguite dalle 105 della Grecia, 42 della Spagna, 30 della Macedonia del Nord e 18 della Romania; altri contagi sono stati registrati in Francia, Serbia, Germania e Kosovo.

La differenza rispetto ai 226 casi indicati dall’Iss dipende dalla data di aggiornamento e dai diversi criteri di sorveglianza: il dato italiano comprende infatti anche due infezioni importate.

Complessivamente in Europa sono state individuate 77 aree interessate dalla circolazione del virus: 40 in Italia, 13 in Grecia, 12 in Romania, quattro in Francia, tre in Macedonia del Nord, due in Spagna e una ciascuna in Germania, Kosovo e Serbia.

Nella sola ultima settimana presa in esame dall’ECDC, 19 nuove aree sono risultate coinvolte per la prima volta nella stagione, a conferma dell’espansione geografica del virus durante l’estate.

Il virus West Nile viene trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare infette del genere Culex. Il ciclo naturale coinvolge soprattutto uccelli e zanzare, mentre l’uomo rappresenta un ospite accidentale. Secondo l’Iss, circa l’80% delle persone infette non presenta sintomi; quando l’infezione si manifesta può provocare febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza, nausea e vomito. Solo una quota ridotta sviluppa forme neuro-invasive, come encefalite, meningite o meningoencefalite, con un rischio maggiore soprattutto per anziani e persone con condizioni di salute preesistenti. La circolazione tende a intensificarsi nei mesi più caldi e, secondo l’ECDC, la stagione di trasmissione si concentra generalmente tra luglio e settembre. Al momento contro la cosiddetta “Febbre del Nilo” non esistono vaccini né terapie preventive specifiche: la prevenzione passa quindi dalla protezione contro le punture.

Tra le indicazioni figurano l’utilizzo di repellenti, zanzariere e indumenti che coprano braccia e gambe, oltre all’eliminazione dei ristagni d’acqua. In presenza di febbre, forte stanchezza o possibili sintomi neurologici è invece opportuno rivolgersi al medico per gli accertamenti necessari.

Virus West Nile, impennata di contagi in Italia: casi aumentati del 60% in una settimana

Il virus West Nile continua a circolare in Italia, con un aumento delle infezioni registrate nelle ultime settimane. Secondo il bollettino della sorveglianza coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss), aggiornato al 12 agosto 2026, dall’inizio dell’anno sono stati confermati 226 casi nell’uomo e sette decessi. Rispetto al precedente rapporto del 6 agosto, quando le infezioni erano 141, l’incremento nell’arco di una settimana è stato di circa il 60%. Dei casi complessivi, 102 avrebbero sviluppato la forma neuro-invasiva, tra cui un’infezione importata dalle Maldive, mentre 86 persone avrebbero manifestato la febbre da West Nile, compreso un caso proveniente dal Burkina Faso. Altre 38 positività sarebbero state individuate attraverso i controlli sui donatori di sangue asintomatici. Tra i sette decessi figurerebbero anche un caso importato. Il confronto con il 2025 restituisce comunque un bilancio complessivamente meno grave: nello stesso periodo dello scorso anno erano stati segnalati 275 contagi e 25 morti.

Il virus è stato rilevato in 55 province di 16 Regioni, una diffusione geografica superiore a quella osservata nello stesso periodo del 2025, quando risultavano coinvolte due province e una Regione in meno. Le aree interessate sono Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Tra i territori con il maggior numero di infezioni figurano Lombardia, Piemonte e Veneto, ma la presenza del virus riguarda ormai anche numerose zone del Centro e del Sud.

Nel Lazio i casi sono 35: 16 nella provincia di Roma, 16 in quella di Latina, due nel Viterbese e uno nel Frusinate. Proprio nella provincia di Viterbo sono state confermate due infezioni: le persone contagiate hanno accusato febbre, dolori muscolari e forte spossatezza, con il secondo episodio emerso tra la scorsa settimana e quella in corso.

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