Doveva essere un normale volo da Milano Malpensa ad Amsterdam, ma per circa 160 passeggeri il viaggio si è trasformato in una notte di disagi. Il volo EasyJet EJU3851, partito con oltre un’ora di ritardo domenica 19 luglio, non ha potuto atterrare a Schiphol ed è stato dirottato a Bruxelles, a circa 200 chilometri dalla destinazione prevista.
Una volta a terra, secondo il racconto di uno dei passeggeri, sarebbe iniziata una lunga serie di difficoltà per raggiungere Amsterdam.
Volo dirottato a Bruxelles: il ritardo prima della partenza
I problemi, racconta F. P., erano iniziati già prima del giorno del viaggio. Il volo originariamente acquistato per le 16.25 era stato cancellato dalla compagnia e sostituito con una partenza alle 20.30.
Il giorno del volo, però, un ulteriore ritardo ha fatto slittare la partenza alle 21.50, a causa del ritardo accumulato dall’aereo sulla tratta precedente da Praga.
Durante il volo è arrivata la comunicazione che ha cambiato completamente il viaggio. Secondo quanto riferito al passeggero, l’equipaggio ha comunicato che l’aeroporto di Amsterdam-Schiphol non avrebbe autorizzato l’atterraggio, a causa del ritardo e del superamento dei limiti orari dello scalo.
L’aereo è stato, quindi, indirizzato verso Bruxelles. Una volta atterrati, i passeggeri avrebbero dovuto affrontare ulteriori problemi: prima l’attesa per lo sbarco, rallentato dalla temporanea indisponibilità della scaletta, poi la difficoltà nel trasferimento verso il terminal. A disposizione ci sarebbe stato infatti un solo autobus, costretto a effettuare diversi viaggi per trasportare tutti i passeggeri.
La comunicazione nella notte e la risposta di EasyJet
Il momento più difficile, secondo il racconto del viaggiatore, è arrivato intorno alle 00.40. Attraverso SMS e applicazione, EasyJet avrebbe informato i passeggeri della necessità di organizzare autonomamente il trasferimento verso Amsterdam. “Prezzi ragionevoli“, sarebbe stata l’indicazione fornita dalla compagnia. In assenza di un trasferimento organizzato e vista l’ora, alcuni passeggeri si sono, quindi, messi insieme per trovare una soluzione. Il gruppo ha finito per noleggiare un minivan privato, sostenendo una spesa complessiva superiore ai 600 euro, anticipata direttamente dai viaggiatori. L’arrivo alla stazione ferroviaria di Amsterdam è avvenuto intorno alle 3 del mattino. Tra i passeggeri c’erano anche famiglie con bambini e persone che, secondo il testimone, avevano difficoltà linguistiche.
EasyJet ha confermato il dirottamento, spiegando che il volo era stato costretto a dirigersi verso Bruxelles a causa di ritardi legati al controllo del traffico aereo, che avevano impedito all’aereo di arrivare a Schiphol entro l’orario consentito dal coprifuoco aeroportuale. La compagnia ha, inoltre, spiegato di aver cercato di organizzare il trasferimento dei passeggeri, senza però riuscire a trovare autobus disponibili a Bruxelles. Per questo motivo avrebbe comunicato ai viaggiatori la necessità di provvedere autonomamente al proseguimento del viaggio, con il rimborso delle spese ragionevolmente sostenute. EasyJet ha, infine, espresso le proprie scuse per i disagi.
Rimborso delle spese, ma niente compensazione
Il passeggero racconta di aver ottenuto il rimborso della propria quota del trasferimento dopo circa due settimane e diversi contatti con la compagnia. Diversa, invece, la questione relativa alla compensazione prevista dal Regolamento europeo CE 261/2004, che sarebbe stata respinta da EasyJet. La compagnia sostiene infatti che il problema sia stato provocato da circostanze esterne al proprio controllo, legate alle restrizioni del traffico aereo e al coprifuoco di Schiphol. In queste condizioni, secondo EasyJet, non sarebbe dovuta alcuna compensazione aggiuntiva rispetto al rimborso delle spese.
Il passeggero, però, contesta questa ricostruzione e ritiene che i problemi siano iniziati molto prima del dirottamento, a causa della gestione dei voli e dei ritardi accumulati dall’aeromobile durante la giornata. La vicenda potrebbe ora avere ulteriori sviluppi: il viaggiatore non esclude infatti di valutare, insieme ad altri passeggeri coinvolti, un’azione legale collettiva sulla gestione del volo e sul mancato riconoscimento della compensazione economica.
