Ciclopi: origine storiche del mito greco e romano

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Ciclopi: origine storiche del mito greco e romano

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Vi siete mai chiesti quali personaggi ci siano alla base della figura dei ciclopi? I nostri studiosi si. Questo è quello che hanno scoperto.

La mitologia Greca e quella Romana sono popolate da moltissime creature di Dei e Giganti, immensamente potenti che dominano l’uomo. Fra i giganti vengono annoverati spesso anche i Ciclopi. Si tratta di mostri dalle fattezze umane caratterizzati da un occhio solo.

La parola deriva dal greco “κυκλoς” (“cuclòs”) che significa cerchio, e “ωψ” (“ops”) che significa occhio.

Il più importante e conosciuto tra i Ciclopi è sicuramente Polifemo. Egli compare, infatti, nell’Odissea di Omero come uno degli antagonisti principali dell’eroe Ulisse.

Polifemo appare anche nella “Metamorfosi” di Ovidio, poeta romano, sempre come antagonista nella favola “Aci e Galatea”. Egli rappresenta l’assasino di Aci, giovane fidanzatino di Galatea.

Il ciclope nella mitologia antica

Non avevate mai pensato che magari i ciclopi potessero avere degli antenati reali? Infatti, rimangono sempre dei personaggi di fantasia, ma alcuni riferimenti storici sono alla base di questa figura, che è una fra le più citate nella mitologia antica.

Vengono caratterizzati a livello letterario da ingordigia e crudeltà, molto famosi soprattutto come mangiatori di uomini.

Essi lavoravano per Efeso, il Dio del Fuoco, e abitavano nei pressi dei vulcani. Moltissimi storici sono concordi nell’identificare la zona geografica che offrì spunto ad Omero con la Sicilia. In particolare l’Etna sarebbe stato il vulcano che ospitava i loro infernali laboratori.

L’idea di ciclope come uomo con un occhio solo, può avere molteplici origini, ma ne vengono sostanzialmente identificate due.

La prima è quella che i ciclopi altri non sarebbero che antichissimi fabbri, giunti in Sicilia dall’Oriente e sempre vestiti con una benda sull’occhio sinistro per ripararlo dalle scintille. Essi furono storicamente attivi a partire dal IV millennio a.C. Sono state trovate prove archeologiche che confermano la lavorazione dei metalli in quel periodo nelle caverne delle isole Eolie.

I fabbri avevano inoltre un tatuaggio circolare sulla fronte, che ne identificava la professione e rappresentava un omaggio a Dio da loro venerato, il Sole.

Una seconda ipotesi, che potrebbe non escludere una commistione con la prima, li identifica nei crani degli Elefantini Nani, che popolarono tutto il Mediterraneo sino alla fine del Pleistocene circa 11.800 anni fa.

I crani di questi elefanti, rinvenuti in moltissime grotte della Sicilia, ma anche a Malta, Cipro, Creta, Sardegna e nelle Cicladi, hanno un enorme foro centrale, che oggi sappiamo essere funzionale alla proboscide ma che, probabilmente fu scambiato dagli antichi come occhio del ciclope.

La soluzione

Questa soluzione all’enigma fu suggerita nel 1914 dal paleontologo austriaco Othenio Abel, che ritrovò alcuni teschi e resti ossei durante i propri studi.

Può essere che Omero e gli antichi abbiano pensato che quei teschi fossero appartenuti ad enormi esseri umani con un occhio solo.

Oppure che abbiano pensato che gli antichi fabbri dell’isola, oggi umani, fossero una volta dotati di un occhio solo e poi si fossero trasformati in uomini.

Probabilmente non sarà mai data una risposta certa, ma le ipotesi della genesi di uno degli antagonisti più brutali della storia sono certamente non lontane dalla realtà.

In questo video viene riportata la scena sull’isola dei Ciclopi tratta dal Peplum di Mario Camerini con Kirk Douglas nel 1954:

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