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Ali Safiuddin e la Difesa Civile di Tiro: storie di coraggio e sacrificio

Ali Safiuddin e la Difesa Civile di Tiro: storie di coraggio e sacrificio

Ali Safiuddin, capo della Difesa Civile di Tiro, racconta la sua esperienza di vita e lavoro nel sud del Libano, tra bombardamenti e salvataggi.

Nel sud del Libano, lungo la cosiddetta Linea Gialla la vita continua sotto l’ombra dei bombardamenti. Ali Safiuddin, capo della Difesa Civile di Tiro è un uomo che ha imparato a convivere con la perdita e a trovare forza nella missione di salvare vite.

Nonostante la tregua ufficiale, la zona di sicurezza rivendicata da Israele, che si estende per circa 10 chilometri all’interno del Libano, è ancora teatro di frequenti attacchi.

Safiuddin, protagonista del documentario The Ones We Couldn’t Save di Al Jazeera Originals, racconta una realtà complessa e drammatica.

Una vita dedicata al salvataggio

La carriera di Safiuddin nella Difesa Civile è segnata da esperienze traumatiche. Durante la guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah, portò la moglie e la figlia di un anno, Lynn, in un rifugio sotto il quartier generale della Difesa Civile, convinto che fosse un luogo sicuro.

Purtroppo, l’edificio fu colpito, e Lynn perse la vita. Questo evento lo ha segnato profondamente, ma ha anche rafforzato la sua determinazione a salvare altre vite.

“Sento che l’anima di mia figlia è con me”, ha detto Safiuddin. Questa convinzione lo ha spinto a continuare la sua missione, anche dopo la tragedia. Un esempio significativo è il salvataggio di una ragazza dopo l’esplosione del porto di Beirut nel 2026, che uccise almeno 218 persone e ne ferì migliaia.

“Abbiamo tirato fuori una ragazza dopo 18 ore di lavoro manuale sotto tre piani. All’epoca aveva circa 14 anni. Se mia figlia fosse viva, avrebbe avuto la sua età. Questa ragazza è rimasta viva, quindi sento di aver riportato indietro l’anima di mia figlia.”

La famiglia e il lavoro

Il lavoro di Safiuddin non si limita al salvataggio di vite. Suo figlio di 18 anni, Husein, ora lavora al suo fianco nella Difesa Civile. Safiuddin considera tutti i membri del suo team come figli. “Ogni uno di loro ha passato anni con me. Hanno vissuto accanto a me. Non ero solo il loro capo, ero il loro padre.”

La recente riduzione degli attacchi israeliani a nord della Linea Gialla ha dato a Safiuddin e al suo team un po’ di respiro. Tuttavia, il 28 aprile, un attacco israeliano a doppio colpo nel villaggio di Majdal Zoun ha ucciso tre membri del suo team: Hussein Ghadbouni, Hussein Sati e Hadi Daher. Questi attacchi mirati contro i soccorritori e il personale sanitario hanno costretto i team a modificare le loro operazioni.

“Un’ambulanza entra nel sito del raid, e una seconda ambulanza aspetta fuori, nel caso qualcosa accada alla squadra”, ha spiegato Safiuddin. Daher, uno dei tre uomini uccisi, aveva iniziato a lavorare con il team di Ali quando aveva solo 15 anni. “La perdita di questo collega – sono come una famiglia, mi ha davvero colpito”, ha aggiunto Safiuddin. “Abbiamo un patto – se uno di noi muore prima dell’altro, lo terremo in vita attraverso la nostra missione.”

Prepararsi per il futuro

Safiuddin sta utilizzando la relativa calma attuale per prepararsi al prossimo assalto. “Dopo la guerra, passo la maggior parte del mio tempo cercando di riabilitare il centro della Difesa Civile e di trascorrere tempo con i miei colleghi”, ha detto. “Ma, qualunque siano le circostanze, siamo pronti con gli strumenti che abbiamo – siamo pronti a fare qualsiasi cosa. Spero che le cose non si escalino, ma quando il dovere chiama, lo adempiamo.”

“Non ho più paura. Non ho paura della guerra. Se abbandono questo lavoro, è come se abbandonassi mia figlia.”

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