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Amy Winehouse non è morta per overdose: nessuna traccia di droga dagli esami tossicologici

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Amy Winehouse non è morta per overdose: nessuna traccia di droga dagli esami tossicologici

A un mese esatto dalla scomparsa di Amy Winehouse è finalmente arrivato l’esito degli esami tossicologici.

La cantante, trovata senza vita il 23 luglio scorso, era inizialmente stata considerata vittima del pesante abuso di sostanze stupefacenti, ma Chris Goodman, portavoce della famiglia Winehouse, ha confermato ciò che il padre di Amy aveva sempre sostenuto: non si è trattato di overdose.

I risultati tossicologici confermano l’assenza di sostanze illegali nel corpo di Amy al momento della sua morte. Gli esami indicano che l’alcol era presente, ma non è possibile determinare se abbia giocato un ruolo nel decesso‘.

Goodman ha anche ringraziato la polizia per aver continuato a investigare: per ottobre si saprà qualcosa in più sull’inchiesta in corso.

Sin dal giorno dei funerali della figlia, Mitch Winehouse aveva continuato a ripetere agli amici e alla stampa quanto Amy si fosse impegnata nella lotta contro la dipendenza dagli alcolici dopo aver vinto con successo la sua battaglia contro l’uso di droghe. E proprio grazie alla volontà del signor Winehouse nascerà presto una fondazione a sostegno di alcolisti e tossicodipendenti che porterà il nome di Amy.

Il padre della cantante intende lasciare un ricordo positivo della figlia con la Amy Winehouse Foundation, pensata per aiutare ragazzi e bambini malati, con dipendenze e con difficoltà. Gli uffici della fondazione dovevano aprire al 30 di Camden Square in Londra, ovvero nella casa in cui Amy è morta. La casa discografica, la famiglia, gli amici e il management si stavano organizzando per dare il via al progetto, ma Martin McCann ha battuto tutti sul tempo registrando una compagnia chiamata Amy Winehouse Foundation Ltd e il dominio correlato AmyWinehouseFoundation.com.

I fan della cantante, entusiasti del progetto, hanno immediatamente iniziato ad inviare soldi alla famiglia Winehouse, ma Mitch ha dovuto restituirli: al momento non esiste un conto in banca intitolato alla causa e ‘una testa di cavolo‘ continua a tenersi il dominio, bloccando le operazioni.

McCann non accetta insulti e riferisce di sentirsi sotto pressione per via delle richieste di Mitch Winehouse, che cerca di ottenere il sito e delle scuse ufficiali, minacciando di arrivare alle vie legali.

Secondo quanto raccontato al Sun, McCann ha pagato appena £160 per registrare il nome della fondazione il 2 Agosto, comprando subito dopo anche il dominio. L’uomo non è amico della cantante, non ha mai incontrato né lei né la famiglia, ma ha pensato in termini di business: ‘Metti da parte le emozioni e pensa agli affari. Non sto ancora sfruttando nulla, ho solo comprato alcuni nomi a dominio. Tutti possono farlo. Ci vogliono solo pochi click del mouse‘.

Inoltre, l’intenzione dichiarata dell’uomo è quella di celebrare una persona diversa: ‘Lei non è l’unica Amy Winehouse al mondo. Non mi vergogno e non ho imbarazzo‘. Atteggiamenti come questi sono identificati come cybersquatting (o domain grabbing), e consistono nell’appropriarsi di domini corrispondenti a marchi altrui o a nomi di persone famose, trattati alla stregua di marchi, a scopo di lucro. In questo caso, il lucro deriverebbe dalla vendita del dominio alla famiglia Whinehouse o all’ex marito della cantante, come pare abbia fatto McCann. Esistono degli organi di giudizio per la gestione di questi casi, che normalmente costringono chi ha registrato il dominio a restituirlo con tanto di danni economici da corrispondere.

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