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Attentato a Sigfrido Ranucci: aggiornamenti sull'indagine e il ruolo di Lavitola

Attentato a Sigfrido Ranucci: aggiornamenti sull'indagine e il ruolo di Lavitola

Nuovi dettagli emergono sull'attentato a Sigfrido Ranucci: la confessione choc, l'interrogatorio di Lavitola e la latitanza di Tavares

Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci il 16 ottobre a Pomezia durante un interrogatorio tenuto nel carcere di Rebibbia. Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2026.

La confessione è rilevante perché conferma l’impianto accusatorio formulato dalla Dda e dalla Procura di Roma e perché la vicenda ha coinvolto misure di tutela disposte dal Ministero dell’Interno.

L’episodio ha inoltre attivato indagini coordinate per ricostruire ruoli e contatti internazionali.

Interrogatorio e misure cautelari

L’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola è durato oltre cinque ore e in quella sede Lavitola ha ammesso la propria responsabilità, confermando l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura. Il Gip aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a seguito della raccolta di elementi investigativi, che includevano l’aggravante del metodo mafioso nella ricostruzione della Dda di piazzale Clodio.

I carabinieri del Nucleo Investigativo hanno eseguito il sequestro di un computer e di un telefono cellulare a Lavitola; questi dispositivi saranno analizzati dagli inquirenti per ricostruire comunicazioni e contatti. Già in una perquisizione domiciliare del 4 luglio erano stati posti sotto sequestro tre cellulari, due pen drive e sette manoscritti, materiale ritenuto potenzialmente utile per individuare moventi e ruoli.

Indagine sugli esecutori e ruolo di Tavares

Le indagini coordinate dalla Procura di Roma avevano portato all’arresto di quattro persone ritenute esecutori materiali: Pellegrino D’Avino, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Antonio Passariello, fermati lo scorso giugno tra Napoli e Avellino. Secondo gli atti investigativi, i quattro avrebbero agito dietro compenso e sarebbero stati coordinati da Gomes Clesio Tavares.

Gomes Clesio Tavares, identificato come intermediario tra Lavitola e la banda che avrebbe piazzato l’ordigno, risulta tuttora latitante e sarebbe in Africa, secondo gli accertamenti. La Procura ha valutato la possibilità di richiedere l’estradizione; la latitanza di Tavares complica l’accertamento delle responsabilità materiali e logistiche dell’attentato.

Ruoli pubblici, reazioni e tutela

La vicenda ha suscitato attenzione per il coinvolgimento di figure pubbliche e per le implicazioni politiche e mediatiche; la Rai ha avviato valutazioni interne attraverso il Comitato Etico e il legale di Ranucci, Roberto De Vita ha espresso preoccupazione per la gravità delle minacce ricevute. De Vita ha dichiarato: “L’arresto di Walter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione”.

Il Ministero dell’Interno ha confermato misure di protezione per il giornalista, che ha avuto la scorta ininterrotta dal 2026. La Procura di Roma sta valutando ulteriori atti, inclusa la possibilità di audire nuovamente Ranucci per chiarimenti sulla vicenda, e prosegue l’analisi forense sui dispositivi sequestrati per cercare collegamenti con l’estero.

Gli accertamenti specialistici sono orientati anche a individuare comunicazioni che possano condurre a Gomes Clesio Tavares e a chiarire la catena di responsabilità dalla presunta ideazione all’esecuzione dell’attentato.

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