Dal carcere di Rebibbia, Valter Lavitola torna a parlare dell’attentato a Sigfrido Ranucci attraverso una lettera indirizzata alla compagna. L’ex editore ammette i propri errori, racconta le difficoltà della detenzione e spera di ottenere gli arresti domiciliari.
Il no ai domiciliari e i dubbi del giudice sulla ricostruzione di Lavitola
Lavitola è detenuto dal 10 agosto.
Il gip del Tribunale di Roma Iole Moricca ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dall’avvocato Cola. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il giudice ha evidenziato alcune criticità nella versione fornita dall’ex editore. Pur avendo ammesso di essere il mandante dell’azione, secondo il gip Lavitola avrebbe tentato di ridimensionare il peso del proprio coinvolgimento nell’organizzazione, sostenendo di non conoscere nel dettaglio le modalità di esecuzione dell’attentato e negando di aver partecipato al sopralluogo del 15 settembre 2025.
L’ex editore avrebbe inoltre indicato un movente differente, sostenendo di aver agito nell’interesse di Ranucci e non per ragioni personali. Una spiegazione che non ha convinto il magistrato, secondo il quale Lavitola “ha fornito ricostruzioni inverosimili” sia riguardo alla presunta estraneità alla decisione di utilizzare un ordigno esplosivo, sia rispetto alle ragioni dell’azione.
In particolare, il giudice ha contestato la versione secondo cui lo scopo sarebbe stato esclusivamente quello di favorire un potenziamento della scorta assegnata a Ranucci.
Attentato a Ranucci, la lettera di Lavitola dal carcere: “Ormai è tardi”
Dal carcere romano di Rebibbia, dove si trova in custodia cautelare con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola ha scritto una lettera alla compagna italo-argentina. Alcuni passaggi della missiva sono stati mostrati dal Tg1 delle 20. “Non sono lucidissimo, anche se sto bene. Spero di avere gli arresti domiciliari, comunque ho chiesto se posso lavorare, qui in carcere ti assicuro è molto più pesante l’impotente attesa”. Nella lettera riconosce inoltre di aver commesso degli errori e si rivolge direttamente alla compagna: “Ti ho già scritto che ti dovevo ascoltare. Ma ormai è tardi… Ho provato delle sofferenze e frustrazioni che mi sembrava mi sbranassero“.
A descrivere la sua situazione è stato anche l’avvocato Arturo Cola che, dopo aver incontrato il suo assistito a Rebibbia, ha spiegato a Libero che Lavitola attraverserebbe “una condizione psicologica non facile“. Secondo il legale, sarebbe particolarmente provato perché, attraverso “una sua scelta autonoma”, avrebbe causato problemi a due persone alle quali è molto legato: Gomez e Ranucci, considerati rispettivamente “come un figlio” e “un fratello”. “È molto affranto”, ha aggiunto Cola, spiegando che si sentirebbe responsabile di aver coinvolto Gomez in un’azione delittuosa di cui quest’ultimo era a conoscenza e di aver esposto Ranucci alle conseguenze della vicenda. Le eventuali decisioni di Gomez, ha precisato l’avvocato, resteranno invece personali e Lavitola non cercherà di condizionarle.
