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Attentato a Sigfrido Ranucci, parla Tavares: “Non ho paura di essere arrestato”

Attentato a Sigfrido Ranucci, parla Tavares: “Non ho paura di essere arrestato”

Tavares vuole tornare in Italia dopo l’attentato a Ranucci, mentre proseguono gli accertamenti su pc e telefoni di Lavitola.

Gomes Clesio Tavares, indicato come intermediario nell’attentato contro Sigfrido Ranucci, parla dall’Africa e conferma di voler tornare in Italia nonostante il mandato di arresto. Intanto, l’inchiesta prosegue con nuovi accertamenti sui dispositivi di Valter Lavitola, mentre gli investigatori cercano di ricostruire tutti i passaggi dell’operazione.

Attentato a Ranucci: l’inchiesta entra nella fase degli accertamenti tecnici

Nel frattempo, l’indagine sull’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 sotto l’abitazione di Ranucci, direttore di Report, prosegue con nuovi accertamenti. Gli investigatori si preparano ad analizzare telefoni cellulari e computer sequestrati a Lavitola: un lavoro che potrebbe richiedere diverse settimane. Per settembre, invece, è attesa la convocazione di Ranucci in Procura come persona informata sui fatti.

Sul fronte giudiziario, i magistrati romani valutano la richiesta di estradizione per Tavares, attualmente latitante ma intenzionato, secondo quanto dichiarato al Tg1, a rientrare “prestissimo” in Italia nonostante l’ordinanza di custodia cautelare. “Pure se tutti mi dicono di no però io sono testardo”, ha detto, spiegando di voler tornare anche sapendo che potrebbe essere arrestato all’aeroporto.

Lavitola resta invece detenuto a Rebibbia dopo il rigetto della richiesta di domiciliari avanzata dalla difesa. I suoi legali potrebbero ricorrere al Tribunale del Riesame e chiedere un nuovo interrogatorio. Restano inoltre da chiarire diversi aspetti della vicenda, comprese alcune ricostruzioni difensive sulla presunta consapevolezza di Ranucci rispetto al piano, ipotesi che la Procura ha smentito.

Attentato a Ranucci, Tavares rompe il silenzio: “Non ho paura di essere arrestato”

Gomes Clesio Tavares, indicato come il presunto intermediario tra Valter Lavitola e il commando ritenuto responsabile dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, ha scelto di mantenere un profilo prudente. Intervistato da La Repubblica, il cittadino camerunese non ha voluto fornire informazioni sulla sua posizione, limitandosi a dire di trovarsi “in Africa”, né ha indicato una data precisa per il rientro. Una cosa, però, la ribadisce con fermezza: “non ho paura di tornare anche se mi arrestano”. Sul resto dell’inchiesta preferisce non esporsi: “Di questa storia non voglio dire nulla”.

La linea adottata, spiega Tavares, sarebbe stata concordata con il suo avvocato, del quale non intende rivelare l’identità. Il camerunese respinge inoltre l’ipotesi che Lavitola possa avergli attribuito parte della responsabilità dell’attentato. “Non ci credo. Il legame con Lavitola va oltre il lavoro. Siamo sempre stati insieme. Perché mi devo arrabbiare con lui? Non mi ha mai fatto male”, afferma. E aggiunge: “Io non ho fatto qualcosa per cui merito di andare in carcere. Ho fiducia nella giustizia”.

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