Il 4 ottobre 2026 le urne brasiliane hanno chiuso la loro maratona di votazione. Il risultato preliminare indica Flávio Bolsonaro come candidato di punta, ma con un valore inferiore al cinquanta per cento richiesto per una vittoria diretta. L’assenza della maggioranza assoluta apre la strada a un nuovo confronto previsto per il 25 ottobre, data in cui si deciderà il futuro del Paese.
Le cifre hanno cominciato a dipanarsi già dal primo 10% di scrutinio: Bolsonaro registrava il 50,96% contro il 40,78% di Luiz Inácio Lula da Silva. Il vantaggio iniziale, tuttavia, è stato in parte frutto della prima conteggio delle regioni meridionali, tradizionalmente più favorevoli alla destra. Man mano che si sono aggiunti i dati dei territori del Nord-Est, con una base elettorale più incline al Partito dei Lavoratori, il margine di Bolsonaro è sceso al di sotto del cinquanta percento.
Prime cifre del voto: Bolsonaro davanti ma sotto la soglia del 50%
Al 19,5% dei voti contabilizzati, il candidato liberale otteneva il 51,17% contro il 40,72% di Lula. Quando il progresso dello scrutinio ha toccato il 37%, la percentuale di Bolsonaro era salita a 50,63% mentre Lula rimaneva al 41,23%.
Con l’85,6% delle sezioni chiuse, il valore di Bolsonaro si era stabilizzato intorno al 48,4%, con Lula al 43,4%. L’ultimo aggiornamento, con l’85% dei seggi nuovamente esaminati, ha confermato la contrazione del divario: il risultato finale previsto è un 48,4% per Bolsonaro e un 43,4% per Lula.
Andamento regionale: il Sud favorisce la destra, il Nord-Est sostiene Lula
Il rapido calo della percentuale di Bolsonaro a partire dal 50% iniziale è stato prodotto dal ritardo nella contabilizzazione dei voti del Nord-Est, dove il Partito dei Lavoratori ha una presenza storica. Al contrario, le regioni del Sud, dove il Partito Liberale ha una forte tradizione, sono state le prime a fornire i risultati, generando un primo vantaggio apparente per la destra. Quando i dati del Nord-Est hanno cominciato a inserirsi, il margine di Flávio Bolsonaro si è ridotto in maniera consistente, dimostrando la natura eterogenea dell’elettorato brasiliano.
Il Senato e le altre sfide politiche: il Partito Liberale conquista la maggioranza
Parallelamente al voto presidenziale, le elezioni al Senato hanno segnato un’impennata del Partito Liberale (PL). Con oltre l’85% delle urne scrutinanti, il PL ha ottenuto la leadership in 20 dei 54 seggi disponibili, davanti al Movimento Democratico Brasiliano (Mdb) con sette seggi e al Partito dei Lavoratori con sei. In aggiunta ai nuovi seggi, il PL si aggiunge ai suoi otto senatori già in carica (eletti nel 2022), portando il totale a ventotto, il più alto in Camera alta. Questo nuovo assetto parlamentare renderà più incisiva la presenza della coalizione bolsonarista nelle discussioni su riforme, nomine giudiziarie e potenziali richieste di impeachment.
Altri risultati chiave includono la conferma della rielezione del governatore di Mato Grosso do Sul, Eduardo Riedel (Partito Progressista), con il 67,32% dei voti contro il 23,12% di Fabio Trad (Partito dei Lavoratori). Nello stesso stato, Bolsonaro ha conquistato il 59,52% contro il 33,50% di Lula, consolidando la sua forza nella regione sud-occidentale.
Prospettive per il ballottaggio del 25 ottobre
Con nessuno dei due principali candidati che supera la soglia del cinquanta più uno, la legge elettorale brasiliana prevede un secondo turno. Il 25 ottobre diventerà quindi la data cruciale in cui gli elettori dovranno scegliere fra Flávio Bolsonaro e Luiz Inácio Lula da Silva. Gli esperti ipotizzano che la sfida sarà determinata dall’abilità di ciascuna coalizione di attrarre gli elettori dei tredici candidati eliminati, tutti appartenenti al centro-destra o alla destra tradizionale.
Nel frattempo, i due contendenti hanno scelto sedi diverse per attendere i risultati: Bolsonaro a Brasilia, nella sua residenza, e Lula a San Paolo, presso un albergo dove il partito ha organizzato una conferenza stampa. Questa divisione geografica sottolinea il contrasto territoriale che caratterizza la campagna e sarà probabilmente un elemento di discussione anche durante il ballottaggio con ogni candidato che cercherà di ampliare la propria base elettorale al di là delle proprie roccaforti regionali.
