Il Tribunale civile di Brindisi ha condannato Dagospia e il direttore Roberto D’Agostino a risarcire Rocco Casalino, ex portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Al centro della causa alcuni contenuti pubblicati tra il 2019 e il 2020 e giudicati lesivi della reputazione dell’ex responsabile della comunicazione. La vicenda era stata portata davanti alla magistratura da Casalino nel 2021.
Gli articoli e il post di Dagospia ritenuti diffamatori contro Casalino
La sentenza riguarda due articoli pubblicati su Dagospia e un post apparso su Instagram, contenuti che il giudice ha considerato «falsi e diffamatori». Come riportato da Il Post, in uno degli articoli pare si sia fatto riferimento al presunto intervento di Casalino per favorire il conduttore televisivo Beppe Convertini, indicato come suo amico, nell’assegnazione della conduzione di Vita in diretta – Estate.
Un altro testo avrebbe coinvolto anche l’allora compagno dell’ex portavoce e conteneva la definizione «il più implausibile, arrogante, volgare portavoce della Presidenza del Consiglio che la storia ricordi».
Tra gli elementi finiti al centro del procedimento pare anche un fotomontaggio pubblicato sul profilo Instagram @dagocafonal, nel quale Casalino compariva alle spalle di Conte insieme a una scritta ritenuta omofoba.
Per il tribunale, la libertà di espressione e il diritto di satira non possono giustificare qualsiasi contenuto: nella sentenza si sottolinea infatti che «la satira diventa diffamazione quando, superando i limiti» previsti dalla tutela della libertà di espressione, «lede gravemente la reputazione della persona, anche e nonostante le caratteristiche divulgative della testata convenuta».
Casalino vince la causa contro Dagospia: il maxi risarcimento e la replica di D’Agostino
Come riportato dall’Adnkronos, il tribunale ha stabilito un risarcimento di 75mila euro in favore di Casalino e ha disposto per D’Agostino e Dagospia anche il pagamento di circa 14mila euro di spese processuali. Il giudice Antonio Sardiello ha inoltre ordinato la rimozione dal web degli articoli e dei post giudicati ingiuriosi e diffamatori, prevedendo una penale di 500 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento.
D’Agostino ha già annunciato l’intenzione di presentare appello. Commentando la decisione all’Adnkronos, ha dichiarato: «Una cosa da matti, è il tribunale di casa sua […]. Non è un problema, si andrà in appello», aggiungendo: «Ho ottant’anni, conosco le regole del gioco e i rischi del mestiere».
La decisione di Brindisi rappresenta dunque il primo esito della controversia, che potrebbe ora proseguire davanti ai giudici di secondo grado.
