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Centri migranti Italia-Albania: Amnesty International solleva gravi preoccupazioni

Centri migranti Italia-Albania: Amnesty International solleva gravi preoccupazioni

Amnesty International ha pubblicato un rapporto allarmante sui centri migranti gestiti dall'Italia in Albania, evidenziando gravi violazioni dei diritti umani.

Amnesty International ha pubblicato un rapporto che solleva gravi preoccupazioni riguardo ai diritti umani nei centri migranti gestiti dall’Italia in Albania. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, le condizioni nei centri di detenzione fuori dai confini italiani non rispettano gli obblighi di Roma in materia di diritti umani.

Il rapporto, presentato da Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio delle Istituzioni Europee di Amnesty International, sottolinea che il modello Italia-Albania non può essere implementato in linea con gli obblighi di diritti umani dell’Italia.

Geddie ha affermato che questa situazione deve servire come campanello d’allarme per l’UE, invitando a mettere in standby qualsiasi piano futuro per espandere l’uso di centri di detenzione offshore e altri strumenti di esternalizzazione.

Condizioni critiche nei centri di detenzione albanesi

L’Italia gestisce due centri migranti in Albania, tra cui uno nel villaggio di Gjadër, aperto nel 2026.

Inizialmente progettato come centro di detenzione per migranti intercettati in acque internazionali, il governo italiano ha deciso nel 2026 di utilizzarlo per ospitare richiedenti asilo maschi che dovevano lasciare l’Italia e stavano aspettando la deportazione. Secondo il partito Fratelli d’Italia della premier Giorgia Meloni, più di 500 persone sono state trasferite in questi centri.

Il rapporto di Amnesty International documenta 42 incidenti critici registrati tra l’11 aprile e il 16 nel centro di Gjadër, tra cui casi di autolesionismo, almeno due tentativi di suicidio per impiccagione e una protesta violenta. Il rapporto evidenzia anche preoccupazioni riguardo a trattamenti cruel, inhuman and degrading durante i trasferimenti ai centri, e avverte che la detenzione in Albania minaccia significativamente il diritto delle persone a cercare asilo e giustizia, a causa del limitato accesso a avvocati e tribunali.

Mancanza di trasparenza e monitoraggio

Amnesty International ha anche criticato la mancanza di trasparenza nel processo di selezione per i trasferimenti in Albania, suggerendo che potrebbe essere discriminatorio o punitivo. L’organizzazione ha inoltre denunciato che le attività nei centri sono avvolte nel mistero poiché il governo italiano ha ostacolato il monitoraggio indipendente dell’accordo, limitando il controllo parlamentare e bypassando i processi legislativi ordinari.

Il governo italiano non ha risposto a una richiesta di commento. Amnesty ha basato la sua ricerca su corrispondenza con il ministero dell’Interno, revisioni di documenti giudiziari, informazioni condivise da reti della società civile, rapporti di deputati e organismi di controllo, e interviste con agenzie delle Nazioni Unite e avvocati.

Il modello Italia-Albania e le sue implicazioni per l’UE

Nonostante le controversie, il modello Italia-Albania sta guadagnando terreno nell’UE, con nuove legislazioni che permettono ai paesi di inviare richiedenti asilo respinti a centri di rimpatrio al di fuori del blocco. Recentemente, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha promosso l’idea di centri stile Albania in vari paesi africani e in paesi di transito, in vista di colloqui di emergenza dell’UE provocati dall’arrivo di decine di migliaia di migranti dal Marocco all’enclave spagnola di Ceuta.

L’accordo è stato sottoposto a intenso scrutinio legale sia in Italia che presso la Corte di Giustizia dell’UE. Un tribunale di Roma ha stabilito nel 2026 che il primo gruppo di migranti inviati in Albania non poteva essere detenuto offshore perché i loro paesi di origine, Bangladesh ed Egitto, non potevano essere considerati sicuri.

In un parere non vincolante alla Corte di Giustizia dell’UE all’inizio di quest’anno, un alto consulente ha sostenuto che il diritto dell’UE non impedisce a un paese di istituire centri di detenzione per l’elaborazione di richiedenti asilo respinti al di fuori del proprio territorio, a condizione che i diritti dei migranti siano pienamente protetti.

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