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Come sta andando il primo giorno senza mascherine all’aperto?

Il Covid ci ha insegnato a vivere in una bolla fatta di distanziamento, mascherine, isolamento, una sorta di realtà parallela da cui è e sarà difficile uscire, con o senza il “liberi tutti” della politica.

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Ci sono pochi, pochissimi vantaggi nel fare vita da pendolare e restare imbottigliati nel traffico di Milano. Uno di questi è poter osservare le persone e i loro comportamenti, tra una coda e un semaforo. E quello che si osserva oggi, 11 febbraio, primo giorno di stop all’obbligo delle mascherine all’aperto (fatta eccezione per la Campania), è che ci sono più persone con le mascherine addosso che senza.

E questo vale per ogni fascia di età, anche i giovanissimi, quegli adolescenti che nell’immaginario comune sono quelli più irresponsabili e dunque inclini a toglierle appena possibile, anzi, a non portarle neppure quando serve. (Che poi, a voler ben vedere, i più piccoli sono quelli a cui l’obbligo di coprirsi naso e bocca per rallentare il contagio pesa di meno, perché meno hanno conosciuto del mondo “di prima”). Sembra quasi che ci siano più persone disposte a indossarle ora rispetto a prima, quando l’obbligo era in vigore.

Le spiegazioni possono essere tante. Da un lato una cattiva informazione, e qui come giornalisti potremmo dover fare un mea culpa. Forse non abbiamo saputo diffondere in modo abbastanza efficace il messaggio che da oggi le cose cambiano. Forse non abbiamo veicolato abbastanza bene il concetto che all’aperto il contagio è particolarmente difficile, dunque togliere le mascherine negli spazi aperti – dove, ovviamente, non c’è assembramento – non comporta grandi rischi.

Dall’altro quello che si osserva è, più semplicemente, quello che abbiamo già visto in essere a tutti gli altri “cambi di programma”, tutte le altre volte che abbiamo potuto togliere le mascherine all’aperto o che, più in generale, ci è stato donato un altro pezzetto di libertà.

Forse perché è difficile stare dietro ai passi di un governo che modifica costantemente le norme per rincorrere un virus che, anche quando la curva dei contagi si abbassa e le buone notizie arrivano, è sempre un passo avanti a noi.

Forse perché questo virus ci fa più paura di quanto siamo disposti ad ammettere. Forse perché il Covid ci ha insegnato a vivere in una bolla fatta di distanziamento, mascherine, isolamento, una sorta di realtà parallela da cui è e sarà difficile uscire, con o senza il “liberi tutti” della politica.

Che sia a marzo o in una qualsiasi altra data, il momento in cui smetteremo di portare le mascherine anche al chiuso arriverà, torneremo prima o poi alla vita come la conoscevamo prima – niente è eterno, neanche le tragedie più orribili. Ma questa rinnovata libertà ci troverà pronti ad accoglierla con la gioia e la prontezza che dovremmo riservarle? Cosa faremo una volta che tutto questo sarà finito e non avremo più il coronavirus a cui addossare le colpe della nostra infelicità, delle nostre difficoltà e dei nostri timori?

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