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Congiunti fuori Regione, appello: “Fateci incontrare i nostri cari”

L'appello dei congiunti fuori Regione ai politici, nella speranza di poter vedere i propri cari a Natale.

Congiunti fuori regione
Congiunti fuori regione

In tutta Italia le coppie e le famiglie che sono state separate dai Dpcm si stanno facendo sentire. Lo sconforto per questa separazione è grande e sperano di poter al più presto vedere i propri cari, soprattutto in vista delle feste di Natale.

Hanno formato un piccolo esercito, che sta usando l’hashtag #congiuntifuoriregione per fare un appello al Governo, con una petizione online.

Congiunti fuori regione

Stanno scrivendo post e email ai politici, per cercare di far sentire la loro richiesta di umanità e il loro diritto di incontrare i propri congiunti, come riportato dal Resto del Carlino. “Chiediamo a tutti i politici di aiutarci e farsi portavoce verso la Regione e il Governo.

Una richiesta che rivolgiamo anche ai religiosi, nella salvaguardia delle future famiglie. Chiediamo di aggiungere all’autodichiarazione la voce ‘ricongiungimento tra congiunti’ per poterci muovere tra le regioni dimostrando un legame familiare o una relazione stabile. Non si tratta solo di questo periodo di Natale. Abbiamo già subito la stessa cosa nello scorso lockdown e abbiamo paura di rivedere i nostri compagni solo tra mesi. Ne risente anche la nostra salute psicofisica” ha dichiarato Valeria Mantovani di Ferrara.

I danni da isolamento sono davvero grandi, sommati anche a tutti i problemi dovuti alla pandemia. “Il mio compagno è in provincia di Padova, siamo insieme da 4 anni, on sapevo quando lo avrei rivisto, giorni di lunghi pianti e il dolore immenso di non poterci abbracciare. Ora siamo tornati ancora alla durezza e al dolore di quei mesi. In regione le persone possono fare quello che vogliono ma noi no perché abbiamo una persona cara oltre quel confine, una cosa non giusta verso di noi. Non siamo congiunti di serie B, dobbiamo avere gli stessi diritti degli altri” ha aggiunto Ilaria Fortini, 23 enne di Vigarano Pieve. Non sono le uniche due testimonianze, anzi, le persone che stanno cercando di far valere il loro diritto di stare insieme a chi amano sono tantissime.

Vogliamo soltanto avere la possibilità di vivere la nostra storia, di poterci raggiungere serenamente. Non ha senso tutta questa privazione. Il mio fidanzato per lavoro vive in Trentino da tanti anni. Durante il primo lockdown siamo stati separati tre lunghi e dolorosi mesi difficili per entrambi, con gran sofferenza perchè non sapevamo quando ci saremmo potuti rivedere e ogni 15 giorni cambiava il dpcm, prolungando la tortura. Adesso siamo ricaduti nella medesima situazione e l’incubo è ricominciato, aggiungendosi ai tanti problemi quotidiani e mettendo a dura prova pazienza e umore. Siamo entrambi adulti e non ce la facciamo più a vivere come i burattini, lasciando che sia qualcun altro a decidere come vivere la nostra storia. Sì a shopping, a negozi aperti, a spostamenti per lavoro, ma non è contemplato il ricongiungimento di fidanzati come noi” ha raccontato Elisa Guerra, 42enne di Ferrara. Il problema non riguarda solo le coppie, ma anche le famiglie, che sono divise. “Sono di Felonica (Mn), sono venuta a vivere a Bondeno dopo il matrimonio ma la mia vita, famiglia e affetti sono in lombardia, oltre il confine mai avrei pensato che quel semplice cartello che divide Emilia e Lombardia potesse diventare un problema così grande. Ora mi ritrovo rinchiusa in casa come se fossi in zona rossa perché qui non ho nessuno e passo le giornate in solitudine. Questa lontananza diventa ogni giorno più pesante” ha spiegato Magda Soffiati. C’è anche un uomo che non può raggiungere la ragazza incinta, persone che vivono da sole, chi stava progettando una famiglia, chi non vede i genitori da molti mesi. La situazione è sempre più grave. “Siamo consapevoli della situazione di emergenza sanitaria e siamo i primi a voler stare attenti ma chiediamo la libertà di poter amare. E ci sentiamo presi in giro dal fatto che verrà data la possibilità di andare in altri Stati ma non a noi l’autorizzazione a vedere la nostra metà privandoci di un aiuto nel superare questo momento senza ulteriori danni psicologici” ha aggiunto Elena Ferioli di Cento.

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