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La Vecchia: “Vaccinare tutti con una dose. Dare priorità ai più fragili”

"Il problema è che nell’Unione europea scarseggiano i vaccini. Coprire gli anziani è una priorità", dichiara il professor Carlo La Vecchia.

vaccinazione over 80 La Vecchia
vaccinazione over 80 La Vecchia

Dopo i ritardi registrati in Lombardia e i provvedimenti presi dal governatore Attilio Fontana, sono emersi numerosi problemi in tutte le Regioni italiane. Fondamentale concludere la vaccinazione agli over 80, accelerare il passo soprattutto per i soggetti più fragili e il professor Carlo La Vecchia precisa: “Le dosi arriveranno, ma sarà necessario rendere più accessibili le vaccinazioni, riducendo anche la burocrazia nelle prenotazioni”.


Vaccinazione over 80, la formula di La Vecchia

La prima fase della campagna di vaccinazione anti-Covid sarebbe dovuta terminare nel primo trimestre del 2021. Tra problemi organizzativi e scarsa disponibilità di vaccini, i ritardi sono evidenti in tutta Italia. Alla popolazione di età superiore agli 80 anni finora sono state somministrate poco più di 2,5 milioni di dosi. A livello nazionale, gli over 80 ad aver ricevuto entrambe le dosi di vaccino sono il 14,7% del totale.

La prima dose, invece, è stata somministrata al 28,2% del totale. I soggetti più fragili – e più colpiti dall’emergenza coronavirus – non sono ancora protetti e al sicuro. “Bisognava dare priorità alle fasce d’età più fragile”, ha ribadito Carlo La Vecchia, professore di Statistica medica ed epidemiologia presso il dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano.

Nell’intervista rilasciata a Open.it, il professor La Vecchia ha ricordato che nel 2020 “c’è stato un eccesso di mortalità legato al Covid: più del 76% erano persone over 80.

Se noi riuscissimo a coprire con il vaccino le persone in questa fascia d’età, elimineremmo tre quarti dei decessi e anche, in gran parte, dei ricoveri. Se si riuscisse a coprire anche le persone con più di 65 anni, elimineremmo circa il 95% dei casi di Covid severo che porta all’ospedalizzazione e ai decessi. Coprire gli anziani è una priorità“.

Perché ci sono pochi vaccinati

La bassa percentuale di vaccinati nel nostro Paese è motivata da diversi fattori. In particolare, dichiara La Vecchia, “il problema è che nell’Unione europea scarseggiano i vaccini. Da metà aprile in poi è molto probabile che si riesca a recuperare questa drammatica carenza di vaccino. Dopodiché in Italia abbiamo ricevuto, sino a oggi, oltre 7 milioni di dosi. Queste, in linea teorica, sarebbero state sufficienti a coprire il personale medico sanitario e sociosanitario per rendere gli hub sanitari Covid-free, per poi procedere con le vaccinazioni dei più anziani, andando a scendere con l’età”.

“Molte dosi sono andate a insegnanti, forze dell’ordine e altri: sicuramente è più facile individuare queste categorie rispetto agli over 80, ma non la ritengo una formula efficace“. Le priorità, per il professore dell’Università degli Studi di Milano, devono essere gli anziani e i soggetti deboli.

Errori nella campagna vaccinale

“C’è stata una serie di tentennamenti sul tipo di vaccino, che io ritengo errati. Secondo i dati disponibili in letteratura, se noi pensiamo al Covid severo, che è poi quello che causa ospedalizzazione e decessi, la copertura di tutti i vaccini è del 100%. Secondo me tutti i vaccini attualmente disponibili andrebbero usati sulle persone che più ne hanno bisogno. Se noi le impiegassimo ora sulle fasce più a rischio potremmo accelerare la copertura ed evitare molti decessi e ricoveri nelle prossime settimane”. Così Carlo La Vecchia ha espresso la sua idea, avanzando una possibile soluzione per affrontare (e risolvere) i problemi legati alla campagna vaccinale.

“Nella prima fase è stato utilizzato solo Pfizer, mentre nella seconda solo AstraZeneca. Io sono molto d’accordo con la politica dell’Ente regolatorio britannico di somministrare una dose senza tenere scorte per le seconde inoculazioni, che tanto prima e poi arriveranno e si faranno. E a guardare i dati del Regno Unito, con la singola dose, la mortalità è crollata. Qualche virologo potrebbe contestare che con una sola dose si prosegue con il rischio varianti. Ma senza nessuna dose credo si potrebbero favorire ancora di più. Al di là della questione sulla prima e seconda dose, credo che non andrebbero tenute le scorte per le seconde dosi, che tanto inizieranno ad aumentare con le consegne da aprile in poi”, ha aggiunto parlando anche della situazione in Gran Bretagna.

Per migliorare la gestione dei vaccini, La Vecchia ha sottolineato: “Più che la carenza di vaccini a incidere sarà l’organizzazione della campagna di massa. Sarà necessario renderla il più semplice possibile sul fronte dell’accessibilità, a partire dalla sburocratizzazione delle pratiche per accedere al vaccino. Per molti anziani è anche difficile ricorrere agli strumenti tecnologici per prenotarsi. Questo limite va superato. L’attuale sistema non può funzionare su una campagna di massa. E su questo ha ragione il Generale Paolo Figliuolo quando dice che bisogna vaccinare chiunque sia di passaggio”.

Vaccini agli ultraottantenni

“I vaccini destinati alla popolazione più anziana necessitano della catena del freddo, anche se a mio parere andrebbero utilizzati tutti i vaccini disponibili. Insomma, attualmente le vaccinazioni possono avvenire praticamente solo negli ospedali o negli spazi dedicati dove c’è la catena del freddo. Qualcuno potrebbe avere bisogno di accompagnatori, altri potrebbero aver bisogno di servizi domiciliari. Credo che tutto questo si risolverà presto in parallelo all’arrivo delle nuove dosi“, ha commentato Carlo La Vecchia parlando delle difficoltà che molti anziani devono affrontare per raggiungere i centri in cui vaccinarsi.

Il professore ha ribadito la sua fiducia, “anche se non credo che si utilizzeranno tutte le scorte che abbiamo anche solo per la prima somministrazione a queste fasce più fragili”. Per lui, “si terranno da parte per le seconde dosi”.

Da metà aprile aumenteranno le dosi in generale e si potrà procedere più speditamente. Resto dell’idea che si debba procedere per fasce d’età, dai soggetti più anziani a scendere. Certamente con un certo riguardo alle categorie estremamente fragili come gli immunodepressi, i pazienti oncologici, dializzati e altri. Credo però che dalla seconda metà d’aprile in poi, a mano a mano, riusciremo a superare le 500mila somministrazioni al giorno e a controllare l’epidemia. Intanto concentriamoci a vaccinare gli anziani con quello che abbiamo e nel più breve tempo possibile”, ha spiegato La Vecchia.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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