Il dibattito sulla crisi abitativa in Spagna ha raggiunto un nuovo picco: il Consiglio dei ministri, guidato dal premier Pedro Sanchez ha varato due decreti legge destinati a frenare gli sfratti e a stimolare l’offerta di alloggi. L’iniziativa arriva subito dopo il rigetto al Congresso dei due decreti precedenti, evento che aveva spinto Sanchez a parlare di elezioni anticipate.
Decreti sulla casa: contenuti e dichiarazioni del premier
Durante la conferenza stampa a Moncloa, Sanchez ha definito le nuove norme misure di senso comune, di umanità. Secondo le sue parole, esse “aumentano l’offerta, danno stabilità e tranquillità ai piccoli proprietari e agli inquilini” e sono pensate per proteggere le persone vulnerabili. L’obiettivo dichiarato è quello di smantellare i fondi speculativi che, a suo dire, hanno trasformato il mercato in un “contesto disfunzionale” dove la domanda non incontra l’offerta.
Un chiaro messaggio contro gli sfratti indiscriminati
Sanchez ha citato il caso di Maricarmen una famiglia che ha subito un’esclusione forzata dal proprio abitazione, per sottolineare la necessità di non permettere più sfratti simili. “Il governo non getta la spugna né abbandona i cittadini”, ha ribadito, promettendo che le nuove regole manterranno l’essenza dei provvisori precedenti, ma con un ordine più preciso per far fronte alla speculazione.
Strategia socialista per le elezioni anticipate
Il rigetto dei decreti ha inasprito le tensioni all’interno del PSOE e della coalizione con Sumar. Dopo un fine settimana di confronti con ministri e dirigenti, il premier ha valutato la possibilità di sciogliere le Cortes e indurre un voto il 29 novembre. L’idea, sostenuta da gran parte della base socialista, è quella di trasformare la sconfitta parlamentare in un’opportunità elettorale, accusando le forze di destra e i gruppi indipendentisti catalani di aver ostacolato l’intervento sul problema abitativo.
Il ruolo della Diputación Permanente e il calcolo dei voti
Con le Cortes sciolte, la convalida dei decreti passerebbe dalla plenaria del Congresso alla Diputación Permanente che richiede una maggioranza di 35 voti su 69. Attualmente, PSOE e Sumar controllano 31 seggi, lasciando un margine di quattro voti. Possibili alleati sono EH BilduERCPodemos e la PNV tutti favorevoli alla prima risposta anti-sfratti. In questo scenario, il voto contrario di Junts – che, insieme a PP e Vox ha detto “no” ai decreti – perderebbe di importanza.
Reazioni dell’opposizione e pressione dalle piaze
Le manifestazioni nelle città di Bilbao, Salamanca e Oviedo, dove i cittadini agitano chiavi simboliche, hanno intensificato la richiesta di azioni concrete. Il leader del Partido PopularAlberto Núñez Feijóo ha risposto affermando che la Spagna ha “il diritto di decidere subito” perché “non regge più”. Nel frattempo, i cinque ministri di Sumar hanno annunciato la presentazione della candidatura del Frente Amplio il 17 ottobre, mentre Podemos rimane indeciso se aderire a una lista unica.
Corte Suprema e la revoca dei mandati di cattura contro Puigdemont
Parallelamente al dibattito sulla casa, la Corte Suprema ha emesso un’ordinanza che annulla, con effetto immediato, i mandati di ricerca, cattura e arresto nei confronti dell’ex presidente della Generalitat, Carles Puigdemont e degli ex assessori Antoni Comín e Lluis Puig. La decisione è arrivata subito dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha accolto il ricorso di Dolors Bassa contro la negazione dell’amnistia per un caso di malversazione.
Con queste due vicende – i nuovi decreti sulla casa e la cancellazione dei mandati di cattura – si disegna un quadro politico complesso, in cui il governo di Sanchez tenta di mantenere la rotta su temi sensibili mentre prepara una possibile tornata elettorale. La sfida rimane quella di convincere la cittadinanza che le misure proposte siano realmente efficaci, evitando ulteriori sfratti e garantendo una governance stabile anche durante il periodo di transizione.
