El Niño si sta rafforzando nel Pacifico e potrebbe raggiungere un’intensità eccezionale entro l’autunno 2026. Il fenomeno climatico rischia di amplificare il caldo globale, con possibili ripercussioni anche su Europa e Italia e temperature ancora più elevate nel 2027.
El Niño, il Pacifico è sempre più caldo: perché preoccupa anche l’Europa
sta mostrando segnali di un rapido rafforzamento nel Pacifico equatoriale, dove le temperature superficiali dell’oceano hanno superato di oltre 2 °C la media. Il dato che preoccupa maggiormente gli esperti riguarda però ciò che sta accadendo sotto la superficie: nel corso di luglio il calore è penetrato negli strati più profondi, con anomalie che in alcune aree hanno raggiunto i +10 °C.
A confermare questa tendenza è il Climate Prediction Center del National Weather Service statunitense, che segnala anche un termoclino – la fascia che separa le acque superficiali più calde da quelle profonde e fredde – posizionato più in basso rispetto alla norma. A questo quadro si aggiungono anomalie nella circolazione dei venti, con correnti occidentali alle basse quote e orientali in quota estese dal Pacifico occidentale verso quello centro-orientale.
Tutti elementi che indicano la presenza di una grande riserva di energia nell’oceano, capace di alimentare ulteriormente il fenomeno nei prossimi mesi. Secondo le proiezioni ENSO elaborate dal CPC sulla base di diversi modelli internazionali, El Niño potrebbe continuare a intensificarsi fino alla fine del 2026: tra ottobre e dicembre viene indicata una probabilità del 69% che raggiunga valori intorno a +2,5 °C, superando per intensità gli eventi registrati dal 1950.
La NOAA definisce El Niño come la fase in cui le temperature superficiali del Pacifico equatoriale centro-orientale restano almeno 0,5 °C sopra la media climatologica per circa cinque mesi consecutivi. Nel Pacifico equatoriale centrale, inoltre, le temperature oceaniche avrebbero già superato i precedenti record per 75 giorni consecutivi e potrebbero crescere ulteriormente entro dicembre. Le conseguenze di un episodio così forte non sono tuttavia automatiche: un’intensità eccezionale aumenta la probabilità di eventi estremi, senza permettere di prevederne con certezza modalità e localizzazione.
El Niño verso livelli record: come potrebbe cambiare il clima nell’autunno 2026
Sebbene Europa e Italia non siano direttamente esposte a El Niño come le regioni affacciate sul Pacifico, le modifiche alla circolazione atmosferica globale possono ripercuotersi anche sul Mediterraneo. Il fenomeno contribuisce infatti all’aumento della temperatura media del pianeta e può favorire la permanenza di anticicloni subtropicali particolarmente forti e duraturi, aumentando la probabilità di periodi caratterizzati da caldo intenso e afa. Fasi molto calde possono inoltre alternarsi rapidamente a episodi di forte instabilità, con nubifragi e precipitazioni violente, accentuando quella successione di estremi spesso definita “schizofrenia climatica”.
Gli effetti potrebbero estendersi all’autunno 2026 e soprattutto al 2027, quando l’azione di El Niño andrebbe a sommarsi al riscaldamento provocato dalle emissioni di gas serra. Secondo il climatologo Zeke Hausfather, ricercatore per Stripe, Carbon Brief e Berkeley Earth, esisterebbe circa il 95% di probabilità che il 2027 diventi l’anno più caldo mai misurato, con una temperatura media globale potenzialmente vicina a +1,76 °C rispetto all’epoca preindustriale. Sarebbero circa 0,29 °C in più rispetto alla proiezione ottenuta seguendo semplicemente il trend dell’ultimo decennio: nello scenario più estremo, il pianeta potrebbe sperimentare con circa 13 anni di anticipo condizioni termiche attese intorno al 2040, mentre nello scenario più contenuto l’anticipo sarebbe di circa sette anni.
Anche alcuni studi citati da Nature prospettano un episodio potenzialmente tra i più intensi degli ultimi 150 anni. Per il climatologo del Dartmouth College Justin Mankin, le caratteristiche osservate ricordano scenari che gli scienziati avevano ipotizzato per la fine del secolo in presenza del cambiamento climatico antropico. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha a sua volta segnalato il possibile rafforzamento del fenomeno tra agosto e ottobre e il rischio di eventi meteorologici estremi in diverse aree del pianeta.
