La senatrice della Lega, Giulia Bongiorno, è stata intervistata dal Corriere e si è espressa sul tema femminicidi, anche dopo le dichiarazioni di Vannacci.
Femminicidi, Giulia Bongiorno: “Se un uomo perseguita serve soltanto il carcere”
Giulia Bongiorno, avvocata, senatrice della Lega e presidente della commissione Giustizia, ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera.
Intervista che spazia dai femminicidi sino al funzionamento del Codice Rosso, passando per la polemica politica dopo le parole di Roberto Vannacci. Il problema, secondo la Bongiorno, è come viene applicata la legge sul Codice Rosso: “È una legge salvavita, ma non sempre viene applicata bene. Minacce, controllo e ricatti sono tessere dello stesso mosaico.
Se un uomo fa minacce gravi o perseguita, di certo non si fermerà davanti a un ammonimento o a un divieto di avvicinamento. Serve il carcere, purtroppo non vedo alternative.” Alla domanda sul consiglio dalla madre di Tania Terrin alle donne che denunciano, ovvero il fare immediatamente la valigia e sparire, la Bongiorno ha detto: “Non può essere la vittima a dover fuggire.
Questa sarebbe la resa dello Stato. Lo Stato non può accettare che una vittima vada via. E il violento che deve andarsene.”
Femminicidi, Giulia Bongiorno replica a Vannacci
Vannacci recentemente aveva criticato l’introduzione del reato di femminicidio sostenendo che si tratti di un omicidio. Giulia Bongiorno ha replicato sostenendo che il femminicidio non attribuisce più importanza alla vita della donna rispetto a quella di un uomo ma che la specificità del reato riguarda la motivazione e il contesto nel quale avviene: “Il punto non è che la morte di una donna pesa più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore. Non vorrei che in queste critiche ci fosse nostalgia per il delitto d’onore.” Sull’ergastolo la Bongiorno è altrettanto diretta: “Non vedo niente di simbolico nell’ergastolo.”
