La seduta di Piazza Affari ha registrato una marcata debolezza nella mattinata, con il Ftse Mib che cede l’1,1% attestandosi a 51.220 punti. La maggior parte delle blue chip ha chiuso in rosso, in un clima dominato da vendite legate al settore tecnologico e ai semiconduttori a livello globale.
Movimenti a Milano: pesano Fincantieri, Saipem e Stm
Tra i ribassi più evidenti si segnalano Fincantieri (-5,25%) e Saipem (-4,25%), con cali significativi anche per Stm (-2,75%) e Prysmian (-2,85%). L’andamento riflette la pressione sul comparto dei semiconduttori dopo il tracollo dei titoli tecnologici in Asia e a New York. In controtendenza si sono mossi pochi titoli: Italgas (+1,6%) ha beneficiato delle attese legate al suo nuovo Piano Strategico mentre Diasorin ha chiuso in leggero rialzo (+1,25%).
La caduta anomala di Banca Ifis
Particolare attenzione ha suscitato il crollo di Banca Ifis precipitata di circa il 39,6% dopo l’annuncio della cessione dell’attività legata ai crediti deteriorati (Npl) e il taglio delle stime sull’utile di fine anno. Il movimento ha pesato sul comparto bancario, con ribassi diffusi da Banco Bpm (-1,86%) a Intesa (-1,53%), Mps (-1,35%), Bper (-1,3%) e Unicredit (-1,2%).
Contesto internazionale: il selloff sull’AI e i mercati asiatici
Le vendite in Europa e a Milano sono state innescate da un più ampio movimento negativo che ha coinvolto le piazze asiatiche e statunitensi. A Tokyo e in Corea del Sud il calo dei titoli tecnologici è stato particolarmente severo, mentre i futures statunitensi mostravano debolezza nella mattinata. Tra le cause prime, l’onda d’urto provocata dal forte ribasso di Apple a Wall Street, dovuto agli aumenti di prezzo sui prodotti come Mac e iPad e alle preoccupazioni sulla domanda di memorie.
Effetto Apple e timori sulla catena dei fornitori
La discesa di Apple ha amplificato i timori su tutta la filiera dei componenti: “Apple è stata costretta ad aumentare i prezzi di Mac e iPad” osservazione che mette in luce come la carenza e il rincaro delle memorie, alimentati dalla domanda dei data center per l’intelligenza artificiale possano ricadere sui produttori e sui margini del settore. Secondo analisti di mercato, se un grande acquirente non riesce ad assorbire l’aumento dei costi, la domanda di dispositivi potrebbe rallentare e trascinare con sé i corsi dei fornitori.
Fattori di rischio e segnali dalle banche centrali
Oltre alle dinamiche settoriali, i mercati restano sensibili alle scelte di politica monetaria. L’incertezza sulle mosse della banca centrale americana guidata da Kevin Warsh e l’attesa di possibili rialzi dei tassi hanno contribuito a una maggiore volatilità. In questo contesto i portafogli vengono rapidamente riequilibrati, amplificando le correzioni nei titoli più esposti alle attese rialziste e alla narrativa dell’AI.
Infine, anche il comparto energetico non è riuscito a offrire supporto: il calo del prezzo del petrolio non ha frenato le vendite azionarie, lasciando i listini vulnerabili a ulteriori shock di fiducia. Le prossime sedute saranno importanti per verificare se il mercato troverà un punto di stabilità o se il movimento correttivo proseguirà coinvolgendo altri settori.
