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L’Iran può colpire l’Italia? Cosa rischia davvero il nostro Paese

L’Iran può colpire l’Italia? Cosa rischia davvero il nostro Paese

La minaccia dell’Iran alle basi Usa coinvolge anche l’Italia: da Sigonella ad Aviano, ecco quali installazioni potrebbero essere a rischio.

La minaccia dell’Iran contro le basi Usa in Europa riaccende l’allerta anche in Italia: Teheran può colpire installazioni strategiche come Sigonella e Aviano? Ecco quali sono i rischi e gli scenari possibili.

L’Iran può colpire l’Italia? La minaccia alle basi Usa e gli scenari

La nuova escalation tra Iran e Stati Uniti riporta al centro dell’attenzione la rete di installazioni militari americane presenti in Europa e, di riflesso, anche quelle sul territorio italiano.

Secondo un retroscena del Financial Times, Teheran starebbe valutando possibili azioni contro obiettivi statunitensi nell’Europa sudorientale qualora Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto e colpire direttamente infrastrutture strategiche iraniane. Non sono arrivate conferme ufficiali su questi piani, ma l’allarme riguarda soprattutto le strutture geograficamente più vicine all’Iran.

Tra queste figurano la base di Bezmer, in Bulgaria, situata a meno di 2mila chilometri dal territorio iraniano, e quella britannica di Akrotiri, a Cipro, già finita nel mirino di un drone.

Nella stessa fascia di potenziale esposizione rientrano anche Souda Bay a Creta, Incirlik in Turchia e Deveselu in Romania, dove è operativo il sistema antimissile Aegis Ashore. La Nato ha inoltre riferito di aver già intercettato quest’anno, in quattro occasioni, missili balistici diretti verso la Turchia. L’analista Sidharth Kaushal ha definito lo scenario «una minaccia reale, ma limitata», soprattutto per le difficoltà dei vettori iraniani nel mantenere precisione sulle distanze maggiori.

Da Sigonella ad Aviano, perché le installazioni italiane sono più difficili da raggiungere

L’Italia ospita una delle presenze militari statunitensi più consistenti all’estero: secondo i dati riferiti dalle fonti, a marzo 2026 erano 12.783 i militari americani presenti nel Paese. Tra le principali infrastrutture figurano Sigonella, Aviano, Vicenza, Napoli, Camp Darby, Ghedi, Gaeta, Taranto, La Spezia, Poggio Renatico, Motta di Livenza e Solbiate Olona. Il rischio di un attacco missilistico diretto viene tuttavia considerato più basso rispetto a quello che riguarda Bulgaria, Cipro o Turchia. Sigonella dista poco meno di 2.600 chilometri dal confine occidentale iraniano e oltre 3.300 da Teheran, mentre Aviano si trova quasi a 2.700 chilometri dal confine e a circa 3.500 dalla capitale.

Gran parte dell’arsenale iraniano, compresi sistemi come Emad e Sejjil, viene accreditata di una gittata attorno ai 2mila chilometri. Maggiori interrogativi riguardano il Khorramshahr e in particolare le prestazioni attribuite al Khorramshahr-4: alcune valutazioni ipotizzano distanze superiori alleggerendo la testata, ma le reali capacità operative restano incerte. Il lancio iraniano effettuato a marzo verso Diego Garcia, a circa 4mila chilometri, ha mostrato la possibilità teorica di raggiungere distanze maggiori, ma uno dei due missili si sarebbe guastato e l’altro sarebbe stato intercettato, alimentando i dubbi sulla capacità di condurre regolarmente attacchi di questo tipo.

Droni, cyberattacchi e difesa aerea: gli scenari che preoccupano di più

Per l’Italia, dunque, le minacce più concrete potrebbero arrivare attraverso strumenti diversi dai missili balistici. Come ricostruisce Gianluca Di Feo su Repubblica, un primo campanello d’allarme si è registrato nel comando statunitense di Gricignano d’Aversa, nel Napoletano, dove un piccolo drone è riuscito a entrare nell’area che ospita militari e famiglie, facendo scattare la massima allerta e portando il personale del quartier generale di Capodichino nei rifugi antibomba. Il velivolo non trasportava esplosivo e l’emergenza è rientrata dopo alcune ore, ma sull’accaduto sono ancora in corso accertamenti.

Resta inoltre aperto il fronte informatico, con gruppi di hacker legati ai Guardiani della Rivoluzione indicati tra i protagonisti di attacchi contro enti e aziende italiane. Nel frattempo, il dispositivo difensivo nazionale è stato rafforzato. Il ministro Guido Crosetto ha elevato al massimo il livello di allerta del Comando operativo di vertice, pur giudicando «irrealistico» un attacco diretto contro il territorio italiano.

A Poggio Renatico il sistema di sorveglianza lavora senza interruzioni raccogliendo i dati provenienti dai radar e dai sensori distribuiti sul territorio. Gli Eurofighter di Grosseto, Gioia del Colle e Trapani-Birgi restano pronti al decollo d’allarme, mentre ad Amendola operano gli F-35. L’Esercito può inoltre schierare i sistemi antimissile Samp-T e diversi apparati contro i droni, tra cui DroneDome, Ad3S e Acus Enhanced. Roma, parallelamente, ha negato al Pentagono l’utilizzo degli aeroporti italiani per missioni offensive contro l’Iran, pur continuando a consentire attività collegate alla presenza americana: da Sigonella sono decollati droni Triton per missioni di ricognizione sull’area di Kharg e dello Stretto di Hormuz, F-16 di stanza ad Aviano hanno partecipato alle operazioni partendo dalla Giordania e reparti della 173esima brigata di Vicenza sono stati trasferiti in Israele.

La linea resta quindi improntata alla prudenza. Come ha spiegato Crosetto, «Nulla è precluso ma eviterei di offrire idee e spunti», mentre gli analisti considerano altamente improbabile un attentato in Italia, senza però escludere minacce ibride, sabotaggi, droni o operazioni informatiche.

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