Il settore bancario italiano è in fermento. Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena (Mps) sono impegnate in una battaglia strategica che potrebbe ridefinire il panorama finanziario del paese. Le ultime mosse di entrambe le banche hanno suscitato grande interesse e dibattito tra gli esperti del settore.
Intesa Sanpaolo ha presentato osservazioni alla Consob riguardo alle operazioni annunciate da Mps dopo il lancio dell’Opas su Mps.
L’iniziativa è finalizzata a tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione verso tutti gli azionisti, evidenziando la necessità del rispetto della normativa vigente, tra cui la cosiddetta passivity rule.
La strategia difensiva di Mps
Luigi Lovaglio, CEO di Mps, ha avviato un tour per convincere il mercato della bontà del progetto difensivo contro la scalata di Intesa Sanpaolo.
Ai primi di settembre, Lovaglio sarà negli Stati Uniti per incontrare i fondi con i consulenti di Kbw. Dopo la metà del mese, parteciperà a un evento di Bank of America dedicato ai CEO finanziari, mentre con l’altro advisor Ubs sono già in calendario diversi incontri con gli investitori istituzionali europei.
La reazione di Intesa Sanpaolo non si è fatta attendere.
La banca guidata da Carlo Messina sta lavorando a un esposto alla Consob per tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione a tutti gli azionisti. Inoltre, Intesa Sanpaolo potrebbe valutare in futuro esposti anche alla Bce e ad altre autorità.
Il giudizio di S&P
L’agenzia S&P ha segnalato «complessità e rischi potenziali di esecuzione» del piano di Lovaglio. Lovaglio dovrà convincere della bontà del progetto prima i suoi soci e poi quelli di Banca Generali e Bpm, che martedì dovrebbe riunire il cda per una prima valutazione.
Le sfide di Lovaglio
Lovaglio dovrà ottenere il nullaosta dell’assemblea di Mps al superamento della passivity rule e al pagamento del dividendo da 4 miliardi, in parte in contanti e in parte tramite la distribuzione del 4,5% di Generali. Dovrà poi avere il via libera ai due aumenti di capitale al servizio delle offerte. Servirà la maggioranza dei due terzi dell’assemblea, una soglia non facile da raggiungere.
Rispetto a un anno fa, Mps ha un azionariato meno compatto. Delfin, primo socio di Mps con il 17,5%, potrebbe valutare le due ops, mentre il gruppo Caltagirone (13,5%) sembra più orientato a sostenere l’offerta di Intesa Sanpaolo. Lovaglio può contare sull’appoggio della Plt della famiglia Tortora (1,2%) e di Giorgio Girondi (3%).
Il ruolo dei soci forti
Per il successo delle eventuali offerte su Banco Bpm e Banca Generali, risulterà cruciale il parere dei rispettivi soci «forti»: Crédit Agricole (29,3%) e Generali (50,1%). I francesi non si sono ancora espressi, mentre fonti vicine alla compagnia assicurativa hanno fatto sapere che analizzeranno «attentamente e senza pregiudizio» la proposta di Mps.
Se Generali dovesse accettare l’offerta, diventerebbe socio al 6,4% della «nuova» Mps, che a sua volta sarebbe azionista all’8,8% di Generali. Le due società si troverebbero quindi ad avere partecipazioni reciproche, cosa che farebbe scattare l’obbligo per Generali di portarsi entro 12 mesi al di sotto del 3% di Mps, pena la sterilizzazione dei suoi diritti di voto.
Le implicazioni del mercato
La reazione del mercato è stata cauta in attesa di conoscere i corrispettivi e i target delle due operazioni. Mps ha ceduto lo 0,3%, Banco Bpm è salita dello 0,7%, Banca Generali dell’1,3% e Intesa dello 0,4%. Male invece Unipol (-3%).
La battaglia tra Intesa Sanpaolo e Mps continua a tenere banco nel settore bancario italiano. Le prossime mosse di entrambe le banche saranno cruciali per determinare il futuro del mercato finanziario del paese.
