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Il castello dimenticato di Rovasenda: una storia di nobili ripicche
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Il castello dimenticato di Rovasenda: una storia di nobili ripicche

Due castelli uguali, ma uno di 900 anni più anziano. La storia che si cela dietro il castello dimenticato di Rovasenda

Nella pianura piemontese, disperso tra le risaie della provincia di Vercelli, si celano due edifici molto particolari. Due castelli identici, situati a soli 200 metri l’uno dall’altro, la cui storia affonda alla fine del’800 e vede come protagonista il Conte Luigi di Rovasenda. Ma andiamo con ordine: era il 1170 quando Alberto di Rovasenda avviò i lavori di un castello, necessario per difendere il centro cittadino dagli attacchi nemici. Un compito che il castello svolse diligentemente, finchè, intorno al XV secolo venne trasformato in un’bitazione signorile, per poi diventare il centro di numerose attività economiche ed agricole.

La costruzione del castello “gemello”

Luigi di Rovasenda, originario della zona di Ivrea, ma imparentato con la famiglia dei Rovasenda, era convinto che un giorno avrebbe ereditato il castello di famiglia. Una certezza andata però ad infrangersi contro la genealogia. Secondo quanto sostenuto dagli altri familiari, infatti, lui non sarebbe stato discendente diretto del Conte Alberto. E pertanto non sarebbe spettato a lui ereditare l’antico castello.

Di fronte a quello che per lui deve aver rappresentato un vero affronto, Luigi ha quindi iniziato a pensare come potersi vendicare. Perché lui aveva bisogno del castello per poter ottenere in sposa Caroline Ashburner Nix, figlia di un ricchissimo armatore inglese. Che non avrebbe mai concesso in sposa sua figlia ad un uomo qualunque.

Fu proprio per questo motivo che il nobile in cerca di riconoscimento decise di convocare l’architetto torinese Carlo Nigra, commissionandogli la costruzione di un castello che avrebbe dovuto risultare identico a quello a lui negato, ma più grande e più bello. E ne ordinò la costruzione in alcuni terreni di sua proprietà, situati a soli 200 metri dall’altro edificio. Un modo insomma per vendicarsi degli odiati parenti. D’ora in avanti infatti, ogni volta che si affacceranno dalle finestre del loro prezioso castello, saranno costretti a vedere la nuova proprietà, più grande e più bella della loro.

I lavori procedettero dal 1901 al 1904.

Al suo interno, una volta finito, erano contenuti mobili di pregio e pareti splendidamente affrescate. Marito e moglie decisero quindi di trasferirsi presso la nuova abitazione, dove vissero per il resto della loro vita.

L’abbandono dopo la seconda guerra mondiale

Il conte morì nel 1940, mentre la moglie solo 4 anni più tardi. Il castello, nel periodo della guerra, rimase perlopiù disabitato. Visitato di tanto in tanto dai partigiani di stanza nella zona, ai quali la contessa non esitò a fornire un nascondiglio. A guerra finita però, dopo un breve periodo di permanenza presso la lussuosa residenza, anche il figlio dei due lasciò il castello, il cui portone venne definitivamente chiuso nel 1955.

Da allora sono passati 64 anni, e il castello, almeno esternamente, sembrerebbe non aver risentito del trascorrere del tempo. Purtroppo però non si può certamente dire la stessa cosa degli interni. Nel tempo depredati e rovinati da ladri e vandali, che negli anni si sono portati via di tutto.

L’acquisizione degli eredi e la successiva vendita

La proprietà venne riacquistata dagli eredi del conte qualche anno fa. Inizialmente decisi a rimetterlo in funzione, hanno provveduto alla restaurazione di tutto il tetto, che infatti appare oggi essere ancora nuovo. Ma, di fronte alle altissime spese di ristrutturazione e gestione, non poterono fare altro che rivenderlo. Oggi il nuovo castello giace a pochi passi dal suo antenato di 900 anni più anziano. E se nel castello originale vi è oggi un museo, la sua copia rimane in attesa di conoscere quale sarà il proprio destino.

© Riproduzione riservata

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