Il vertice della NATO in programma ad Ankara il 7 e 8 luglio arriva in un momento di forte pressione sugli alleati occidentali, tra richieste di aumento della spesa per la difesa, sostegno all’Ucraina e tensioni sui rapporti transatlantici. Alla vigilia del summit, il governo italiano ha messo a punto la propria linea tra impegni militari, equilibri diplomatici e confronto con le posizioni degli Stati Uniti, mentre resta aperto anche il possibile incontro tra la premier Giorgia Meloni e Donald Trump.
Meloni convoca Tajani, Crosetto e Giorgetti: preparazione al summit NATO ad Ankara
Il vertice della NATO del 7 e 8 luglio ad Ankara si inserisce in una fase di forte ridefinizione degli equilibri transatlantici e potrebbe riaprire anche un canale diretto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Donald Trump, dopo le tensioni emerse al G7.
Il summit viene preparato con attenzione dal governo italiano, che a Palazzo Chigi ha riunito i principali ministri per affrontare sia i dossier politici sia quelli finanziari legati alla difesa comune. Al centro della discussione resta il rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza e la necessità di presentarsi ad Ankara con una linea coerente. In questo quadro, il tema della coesione interna e del rapporto con Washington si intreccia con le aspettative americane sugli impegni di spesa, creando un clima di vigilanza politica costante.
Difesa europea, Ucraina e chiarimenti ufficiali dell’Italia prima del vertice NATO ad Ankara
Uno dei capitoli più delicati riguarda il sostegno all’Ucraina e la definizione degli impegni finanziari futuri. Le indiscrezioni circolate su presunte resistenze italiane sono state respinte da fonti governative, che hanno ribadito come “Roma non arretra nel suo sostegno all’Ucraina”. Le stesse fonti hanno inoltre precisato che “non si è mai opposta allo stanziamento dei 70 miliardi per Kiev”, chiarendo che eventuali perplessità riguardavano solo aspetti formali dei documenti preparatori.
La linea del governo è stata sintetizzata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha dichiarato: “Ad Ankara confermeremo il nostro impegno sulla spesa militare: un passo coraggioso e necessario per proteggere la nostra libertà e la sicurezza dei cittadini”. In parallelo, è stato ribadito che l’obiettivo strategico resta quello di “spingere la Russia a sedersi al tavolo”, confermando una visione orientata alla ricerca di una soluzione negoziata del conflitto.
Anche sul fronte delle ricostruzioni giornalistiche, Palazzo Chigi ha smentito la versione del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, definendo “non corrispondente al vero” l’ipotesi di un’opposizione italiana al testo finale del summit. Le fonti hanno ribadito che “l’Italia approverà il testo finale” e che non esiste alcuna contrarietà politica al sostegno militare a Kiev.
Pressioni USA, spesa militare e tensioni transatlantiche: la posizione dell’Italia
Sul fronte atlantico, le pressioni degli Stati Uniti hanno aggiunto ulteriore tensione al dibattito. L’ambasciatore USA presso la NATO Matthew Whitaker ha sottolineato che il presidente Donald Trump si attende un’accelerazione immediata: “si aspetta pienamente che tutti gli alleati si attivino immediatamente e si mettano sulla strada del 5 percento, e che lo facciano con urgenza”.
Whitaker ha inoltre evidenziato che il vertice di Ankara “sarà un metro di misura dei progressi rispetto agli impegni”, inserendo la spesa militare dentro una più ampia strategia di riequilibrio degli oneri tra Europa e Stati Uniti. In questo contesto, ha chiarito che “si tratta delle capacità che vengono acquisite con quella spesa: il trasferimento di oneri che sta avvenendo qui in Europa”.
Parallelamente, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha affrontato le polemiche sui voli militari, dichiarando: “Quanto a eventuali voli decollati dalle nostre basi per attività cinetiche contro il territorio iraniano, la mia risposta è altrettanto chiara: non ve ne sono stati”. Ha inoltre annunciato la disponibilità a trasmettere i dati al Copasir, sottolineando la trasparenza delle autorizzazioni: “518 autorizzati dal 28 febbraio al 23 giugno contro i 722 nel 2019, 450 nel 2020, 457 nel 2021, 560 nel 2022”.
Sul piano politico europeo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha richiamato la necessità di un “forte segnale di sostegno all’Ucraina” e di un “forte finanziamento”, mentre il segretario generale della NATO Mark Rutte è rimasto al centro di nuove tensioni diplomatiche legate alle dichiarazioni sui voli dalle basi italiane, definite da Antonio Tajani “non vere”.
Nel complesso, il vertice di Ankara si configura come un passaggio decisivo non solo per la definizione degli impegni militari, ma anche per misurare la solidità dei rapporti transatlantici in una fase di crescente pressione politica ed economica sugli alleati europei.
