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Migranti in Italia: i trasferimenti dall'Austria e le tensioni con l'Europa

Migranti in Italia: i trasferimenti dall'Austria e le tensioni con l'Europa

Con l'entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulle migrazioni, l'Italia inizia a ricevere trasferimenti di richiedenti asilo dall'Austria. Scopri i dettagli e le tensioni politiche che ne derivano.

L’Italia si trova nuovamente al centro delle politiche migratorie europee. Con l’entrata in vigore del nuovo Patto sulla migrazione lo scorso 12 giugno i Paesi Bassi e l’Austria hanno iniziato a trasferire migranti nel nostro Paese. Questo segna una svolta significativa dopo anni di sostanziale fermo nei rimpatri.

La portavoce del ministro olandese per l’Asilo, Bart van den Brink ha dichiarato che “stiamo ripartendo da zero“.

Questo nuovo inizio è stato discusso durante un incontro tra van den Brink e il ministro italiano Matteo Piantedosi.

I primi trasferimenti dall’Austria

L’Austria ha già iniziato a rimandare migranti in Italia. Quattro richiedenti asilo sono stati trasferiti utilizzando mezzi di trasporto pubblico, come previsto dai nuovi accordi. Le autorità austriache hanno fornito loro biglietti di treno o autobus per raggiungere Roma.

Il portavoce del ministero dell’Interno austriaco ha confermato che quattro persone sono state già colpite dal provvedimento. Tuttavia, non è ancora chiaro quanti altri potrebbero essere interessati da futuri trasferimenti. Inoltre, non è stato precisato se la procedura riguardi solo chi è arrivato dopo il 12 giugno o anche chi era già presente in precedenza.

La Germania e la Svizzera si uniscono

Dopo l’annuncio della Germania e della Svizzera, anche l’Austria ha iniziato a rimandare migranti in Italia. La Germania ha dichiarato di essere pronta a iniziare i rimpatri, mentre la Svizzera ha annunciato che i primi aerei con migranti saranno pronti a partire già per fine agosto.

Questi sviluppi arrivano dopo anni di rientri sostanzialmente azzerati. Dal alla fine del 2026 sull’Italia si sono accumulate circa 80mila richieste di presa in carico mentre i trasferimenti si sono praticamente fermati dopo la circolare di Piantedosi che aveva chiuso ai rientri. Nel quinquennio precedente, invece, erano tornati oltre 17mila dublinanti.

Le tensioni politiche e le critiche delle opposizioni

Il nuovo Patto, su cui Roma aveva puntato per alleggerire il peso del vecchio sistema di Dublino, mostra anche l’altra faccia: i partner possono tornare a chiedere all’Italia di riprendersi chi da qui ha fatto rotta verso il resto d’Europa. Una platea che, stando ai dati di Eurostat, supererebbe le 24mila persone. Di cui, finora, ne sono rientrate appena 85.

Le opposizioni non hanno tardato a criticare l’esecutivo. Enrico Borghi vicepresidente di Iv-Casa Riformista, ha scritto sui social che “Mentre qui ci si bea degli straordinari risultati dell’hub in Albania, che hanno solo dissanguato l’erario pubblico italiano, anche l’Austria si infila nella schiera delle nazioni che scaricano Giorgia Meloni“. Anche Riccardo Magi segretario di Più Europa, ha dichiarato che “Cronache di un flop colossale ai danni dell’Italia e dell’Europa“.

Angelo Bonelli deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, ha commentato: “Meloni chiude Schengen alla Spagna in maniera immotivata per un mero calcolo politico e adesso arriva l’effetto domino. Germania e Austria fanno la sua stessa politica, ma contro l’Italia. È il fallimento di un governo che usa la paura per costruire maggior consenso elettorale“.

Il governo, tuttavia, cerca di raffreddare il caso. Carlo Fidanza capogruppo al Parlamento europeo, ha assicurato che la partita sarà gestita “senza intoppi“, certo che continuerà a prevalere lo stesso spirito di collaborazione che ha accompagnato le nuove regole europee.

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