Scambiate per gemelle: sorelle scampate alle camere a gas
Scambiate per gemelle: sorelle scampate alle camere a gas
Storia

Scambiate per gemelle: sorelle scampate alle camere a gas

La storia
Il campo di concentramento di Aushwitz e Andra e Tatiana Bucci.

Lo storia di Tati e Andra Bucci, sorelle sopravvissute alla Shoah probabilmente perché scambiate per gemelle: subirono gli esperimenti di Mengele.

Pochi giorni fa, il 27 gennaio, è stata la Giornata della Memoria della Shoah, per ricordare l’anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz e la scoperta degli orrori nazisti da parte dell’Armata Rossa avvenuta nello stesso giorno del 1945. Tra questi orrori vi furono gli esperimenti eseguiti dal “Dottor Morte”, Josef Mengele, sui gemelli. Vennero eseguiti anche su due sorelle che gemelle non erano, ma evidentemente prese per tali: si tratta di Tatiana (Tati) – che però all’anagrafe era segnata come Liliana – e Alessandra (Andra) Bucci, di Fiume, attualmente in Croazia. Avevano rispettivamente 6 e 4 anni.

Era figlie di padre cattolico, Giovanni Bucci, marinaio, e di madre ebrea russa, Mira Perlow, sfuggita con i propri genitori dalle persecuzioni razziali. Tati e Andra sono sopravvissute ai lager e sono ancora vive – hanno 81 e 79 anni –, ma sono passate attraverso indicibili sofferenze.

La storia della Shoah ha fatto emergere da tempo quella tragica, di un altro bambino, Sergio De Simone, originario di Napoli e morto con altri 19 dopo che, come loro, fece un passo avanti dopo che i nazisti gli fecero l’infame domanda se volesse rivedere la sua mamma, Gisella Perlow, la quale però nel suo caso era sopravvissuta.

Sergio era cugino di Tati – di cui era coetaneo – e di Andra.

I tre bambini

La storia

Il bambino

I soldati tedeschi entrarono nella casa delle due sorelle la notte del 29 marzo 1944. Loro e il cugino Sergio, fuggito da Napoli con la madre, poichè quest’ultima riteneva che sarebbero stati più sicuri nel Nord Italia, si erano appena coricati. La famiglia Bucci fu internata in un campo di concentramento a Fiume, mentre la famiglia Perlow finì in un altro, la Risiera di San Sabba, l’unico in Italia “provvisto” di forno crematorio e con una stazione di transito per il trasporto dei deportati ebrei.

Il 4 aprile il treno si fermò ad Auschwitz, dove la nonna dei bambini venne uccisa nelle camere a gas, mentre loro furono separati dalle madri e inviati al cosiddetto Kinderblock, la “Baracca dei Bambini”, perchè prossimi alle camere a gas o per essere usati come cavie dal dottor Mengele per i suoi esperimenti.

Andra e Tati si salvarono dalle “docce” perchè furono scambiate per gemelle e quindi ritenute “interessanti” agli esperimenti stessi.

Ogni tanto Mira riusciva ad andare a trovarle, rammentando loro di ricordare i propri nomi, dato che altrimenti sarebbero “state” solo un numero, e ciò sarebbe stato importante per identificarle quando vennero liberate. Tuttavia dimenticarono presto l’italiano per il tedesco.

Gisella e Sergio

A salvarle da morte certa fu anche una kapò, che avvisò loro di non fare nessun passo avanti quando i soldati e Mengele avessero chiesto chi voleva “vedere la mamma”. Loro avvisarono Sergio di non fare quel maledetto passo avanti, ma lui lo fece, così venne inviato, con altri 19 bambini stranieri ad un altro campo di concentramento, quello di Neuengamme, dove subì esperimenti e successivamente venne drogato ed impiccato nella cantina di una scuola di Amburgo il 20 aprile del 1945, a meno di un mese prima della fine della guerra.

Il ritorno a casa

Le due sorelle

Le due bambine riuscirono a far ritorno a Fiume e a ricongiungersi con la propria famiglia: nel frattempo la loro mamma e la loro zia erano tornate a casa, e il loro padre era reduce della prigionia in Africa.

I Bucci e Gisella De Simone si trasferirono poi a Trieste nel dicembre del 1946. La mamma delle bambine non chiese mai alle figlie cosa avessero patito ad Auschwitz, mentre la madre di Sergio non smise mai di cercarlo e solo nel 1983 – il marito, Eduardo De Simone, era già morto -, seppe grazie ad un giornalista tedesco che fine avesse fatto il bambino. L’anno successivo, partecipò ad una commemorazione ad Amburgo. Oggi Tati ed Andra sono tra le più importanti testimoni della Shoah in Italia.

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