Il fenomeno delle cosiddette grooming gangs nel Regno Unito indica una serie di casi di sfruttamento sessuale di minori avvenuti in diverse città britanniche nell’arco di più decenni. Le indagini, sia ufficiali sia indipendenti, hanno evidenziato episodi di adescamento, violenze e abusi sistematici ai danni di ragazze vulnerabili, spesso minorenni, sollevando nel tempo un acceso dibattito pubblico sulla gestione dei casi da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine.
Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla “Rape Gang Inquiry“
Scandalo in UK: cosa bisogna sapere sulla Rape Gang Inquiry
Il dibattito sulle cosiddette grooming gangs è tornato al centro dell’attenzione nel Regno Unito dopo la pubblicazione della cosiddetta “Rape Gang Inquiry”, un’inchiesta indipendente non governativa promossa dal deputato Rupert Lowe e finanziata tramite donazioni private.
Il rapporto, composto da oltre 200 pagine, raccoglie testimonianze di vittime, familiari, informatori e professionisti del settore, e si inserisce in una lunga serie di indagini sullo sfruttamento sessuale di minori avvenuto in diverse città britanniche negli ultimi decenni. Secondo quanto riportato nel documento, tra gli anni Novanta e Duemiladieci in località come Rotherham, Rochdale, Telford, Oldham e Oxford si sarebbero sviluppate reti criminali responsabili di adescamento, violenze sessuali, traffico di esseri umani e gravi abusi ai danni di ragazze vulnerabili, spesso minorenni.
Le vittime, in larga parte adolescenti provenienti da contesti difficili, avrebbero subito abusi sistematici e prolungati nel tempo.
Tra le testimonianze raccolte figurano diversi casi individuali, tra cui quello di una donna indicata con lo pseudonimo “Sarah”, che avrebbe raccontato di essere stata rapita da adolescente e sottoposta per anni a violenze ripetute e coercizione psicologica. Nel suo racconto si legge che “per dodici anni ha subito stupri ripetuti e somministrazioni forzate di benzodiazepine”, mentre l’aggressore avrebbe inscenato “un matrimonio islamico fittizio per legittimare gli abusi”.
Un’altra testimonianza, attribuita a “Anna”, descrive abusi iniziati in giovane età mentre si trovava in strutture di accoglienza, dove sarebbe stata coinvolta in quello che il rapporto definisce “un matrimonio secondo rito islamico a 15 anni, con l’assistente sociale presente alla cerimonia”. Il documento fa inoltre riferimento a episodi di estrema violenza, inclusi casi di minacce, sfruttamento organizzato e pratiche di controllo sulle vittime.
L’inchiesta indipendente riprende un tema già affrontato da precedenti indagini ufficiali. Il rapporto Jay del 2014, relativo alla città di Rotherham, aveva stimato almeno 1.400 minori vittime di sfruttamento sessuale tra il 1997 e il 2013. Come riportato nel documento, “la polizia e i servizi sociali sapevano, ma non intervennero per paura di accuse di razzismo e per tutelare la coesione comunitaria”. Successivamente, altre indagini come quella guidata da Alexis Jay a livello nazionale (IICSA) e il rapporto Casey hanno evidenziato criticità ricorrenti nella gestione dei casi: mancata protezione delle vittime, ritardi nelle indagini e difficoltà istituzionali nell’intervenire tempestivamente.
Scandalo in UK sulla Rape Gang Inquiry: le polemiche politiche e il ruolo delle istituzioni
La pubblicazione di nuove inchieste e la riapertura del dibattito hanno generato forti tensioni politiche nel Paese. Il governo guidato da Keir Starmer è stato criticato per la sua iniziale opposizione a una nuova indagine nazionale, successivamente affidata a un audit condotto da Louise Casey, che ha poi raccomandato l’apertura di un’inchiesta formale più ampia. In questo contesto, lo stesso Starmer avrebbe definito la richiesta di nuova indagine “un bandwagon della destra estrema”, prima di rivedere la posizione dell’esecutivo.
Anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan, è finito al centro delle polemiche dopo alcune dichiarazioni relative alla complessità dei casi nella capitale rispetto ad altre aree del Regno Unito. In particolare, secondo quanto riportato, Khan avrebbe sostenuto che i casi londinesi fossero “molto più complessi” rispetto a quelli emersi nel nord dell’Inghilterra, affermazione che ha suscitato critiche da parte dell’opposizione. Nel frattempo, ulteriori segnalazioni giornalistiche e revisioni di casi da parte delle autorità di polizia hanno riacceso l’attenzione su episodi di sfruttamento sessuale di minori anche nella capitale. Secondo alcune inchieste mediatiche, sarebbero emerse possibili criticità nella gestione di segnalazioni pregresse, con accuse reciproche tra forze politiche e istituzioni.
Il tema resta altamente sensibile e oggetto di forte dibattito pubblico, sia per la gravità dei reati contestati sia per le implicazioni politiche e istituzionali legate alla gestione dei casi. Le indagini ufficiali ancora in corso dovranno chiarire l’effettiva portata del fenomeno e valutare eventuali responsabilità nella mancata prevenzione e nel ritardo delle risposte istituzionali.
