> > Siria restituita all'OPCW: voto riattivato dopo passi concreti delle nuove au...

Siria restituita all'OPCW: voto riattivato dopo passi concreti delle nuove autorità

Siria restituita all'OPCW: voto riattivato dopo passi concreti delle nuove autorità

La decisione dell'OPCW di ripristinare il voto alla Siria segue il cambio di governo, l'impegno di Ahmed al-Sharaa e la cooperazione documentata con il segretariato tecnico; il dossier ricorda il conflitto, gli attacchi chimici e le dichiarazioni ufficiali dell'organismo

La comunità internazionale ha osservato un cambiamento significativo nelle relazioni tra la Siria e il meccanismo globale di contrasto alle armi chimiche. Il Organisme for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW) ha annunciato il ripristino dei diritti di voto per la Siria, una misura formalizzata nel corso di una sessione che si è tenuta ad Amsterdam il 9 luglio.

Il provvedimento segue una fase in cui, dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad le nuove autorità guidate da Ahmed al-Sharaa hanno avviato una collaborazione più aperta con il segretariato tecnico dell’OPCW.

La decisione è stata motivata dall’OPCW come conseguenza di una «significant change in circumstances» rispetto a quando, nel 2026 la Siria era stata privata del diritto di voto per aver omesso di dichiarare integralmente il suo programma di armi chimiche e per le ripetute accuse di impiego di gas nel conflitto.

Il ripristino non annulla le responsabilità passate, ma segnala che si sono realizzati «concrete steps» nella cooperazione tecnica e nelle attività di verifica.

Impegni formali e collaborazione tecnica con l’OPCW

Secondo il comunicato dell’organizzazione, le nuove autorità siriane hanno permesso e facilitato le attività di verifica sul territorio, consentendo agli ispettori di accedere a siti che in precedenza erano stati occultati o non dichiarati.

Il Direttore Generale dell’OPCW, Fernando Arias ha sottolineato come le misure adottate riflettano «tangible progress» ottenuti grazie alla cooperazione tra il Segretariato Tecnico e la Repubblica Araba Siriana, supportata dagli Stati Parte. Queste azioni hanno incluso, in termini generali, la localizzazione di materiali residui e l’avvio di procedure preliminari per la loro gestione e distruzione.

Contesto storico e dichiarazioni iniziali del 2013

La vicenda delle armi chimiche siriane ha radici che risalgono all’ingresso del paese nella Convenzione del 1997 e alla successiva adesione al regime di smantellamento delle armi chimiche nel 2013. All’epoca si stimava l’esistenza di circa 1.000 tonnes di sostanze tossiche soggette a smaltimento sotto supervisione internazionale, un processo nato anche grazie a un accordo negoziato per evitare un intervento militare su larga scala. Le rivelazioni e le indagini su attacchi chimici, come quello a Ghouta hanno provocato un’ondata di condanna globale: stime dell’intelligence statunitense attribuirono all’evento la morte di almeno 1.400 people tra cui 426 children accuse sempre negate dalle autorità del tempo.

Verifiche, scoperte e gestione dei residui ereditati dal passato

La riapertura del canale di dialogo tecnico ha permesso di rintracciare materiali e ordigni chimici che non erano stati dichiarati dal governo precedente. L’accesso a siti precedentemente inaccessibili ha consentito agli esperti dell’OPCW di documentare la presenza di munizioni e precursori chimici analoghi a quelli usati durante la guerra civile. L’OPCW ha indicato che tali ritrovamenti non hanno diminuito la necessità di responsabilità per gli abusi passati, ma hanno reso possibile avviare processi concreti di identificazione e rimozione dei residui per ridurre il rischio di proliferazione.

La decisione di restituire alla Siria i diritti di voto è stata assunta all’unanimità dall’organo esecutivo dell’OPCW in una seduta tenutasi di giovedì, con la precisazione che l’organismo proseguirà nel monitoraggio dei progressi e adotterà le misure necessarie per assicurare l’eliminazione delle scorte rimanenti. Il ristabilimento del diritto di voto è infatti condizionato al proseguimento di una cooperazione verificabile e alla prosecuzione delle attività di distruzione e sicurezza dei materiali pericolosi.

Il recupero delle relazioni istituzionali tra la Siria e l’OPCW rappresenta un passaggio istituzionale rilevante nel cammino di reintegrazione internazionale dopo anni di isolamento. Pur non cancellando gli episodi di impiego di armi chimiche e le indagini che li hanno riguardati, la mossa segna una svolta pragmatica: le nuove autorità si sono impegnate a rispettare gli obblighi della Convenzione e l’OPCW ha risposto con una fase di riavvicinamento condizionata alla prosecuzione di misure concrete.

Resta fondamentale, agli occhi della comunità internazionale che sorveglia questo processo, mantenere un equilibrio tra la necessità di smantellare definitivamente i residui pericolosi e l’imperativo della giustizia per gli atti passati. L’OPCW continuerà a operare sul campo con il supporto degli Stati Parte e a riferire i progressi tecnici, mentre la Siria dovrà dimostrare con fatti ripetuti che la rottura con le pratiche del passato è definitiva.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app