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Caso Schwazer: spuntano nuove verità

Novità sul caso Schwazer, squalificato dal Tas per doping: il quadro indiziario menzionato dal Gip scagionerebbe Alex.

Come ben sappiamo, nel mondo sportivo un elemento di primaria rilevanza, al fine di garantire la piena regolarità di ogni evento, concerne i controlli anti-doping effettuati sui singoli protagonisti al termine di ciascuna gara. Alex Schwazer, marciatore italiano, fu sospeso dalla Federazione Internazionale di atletica leggera nel 2016, in attesa della pronuncia giudiziale del Tas sul campione di urina prelevatogli contenente il testosterone (sostanza dopante oggetto della squalifica comminatagli). Nell’agosto del 2016, il Tribunale Arbitrale dello sport, visto il secondo caso di violazione delle norme antidoping (il primo è datato 2012), squalifica l’atleta per 8 anni. Nelle ultime ore, tuttavia, sarebbero emerse nuove verità sul caso Schwazer.

Caso Schwazer: ipotesi manipolazione

Secondo quanto emerso nell’udienza tenutasi nella giornata di mercoledì 16 ottobre, durata poco più di 4 ore, l’unica soluzione percorribile per il Giudice delle indagini preliminari sarebbe quella della manipolazione.

Nell’ordinanza con cui il Gip di Bolzano Walter Pelino dispone un nuovo supplemento di indagini, emerge un quadro indiziario che potrebbe portare sin da subito all’archiviazione del processo penale: “Tra le ipotesi atte a spiegare l’anomala concentrazione del Dna riscontrato nelle aliquote di urina relative al prelievo del primo gennaio 2016, quella della manipolazione è l’unica, allo stato, suffragata da elementi indiziari e, comunque, resa possibile dai gravi vizi già accertati dalla catena di custodia e concretamente attuabile senza particolari difficoltà. Considerazione che, basterebbe senz’altro ad affermare, già oggi, la sussistenza di un ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell’indagato e a suffragare l’archiviazione del procedimento a suo carico“. Il supplemento di indagine disposto da Pelino, mira a sciogliere ogni ragionevole dubbio come da lui stesso confermato: “Qui vi è in gioco molto di più che la responsabilità penale e l’onorabilità dell’indagato e che ne va della stessa credibilità dell’intero sistema dei controlli antidoping“.

Le strade da percorrere

La prosecuzione delle indagini disposta dal Gip Walter Pelino, al fine di motivare la presenza di valori così elevati nel sangue, condurrà ad accertamenti medici mediante 2 esperimenti.

Si richiederà alla Federazione italiana di atletica leggera la disponibilità di 50 volontari che praticano sport a livello agonistico per valutare se quei valori possano derivare da stress di allenamento, ci si rivolgerà alla World anti-doping agency per l’ottenimento di 50 campioni di atleti positivi al testosterone per accertare che vi sia una correlazione tra concentrazioni così elevate nel Dna e il doping.


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