Il governo italiano ha ufficializzato, tramite Avvocatura dello Stato l’opposizione alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Ustica l’udienza è fissata per il 30 settembre. La comunicazione è arrivata da Palazzo Chigi mentre prosegue la fase delle indagini preliminari nella quale non è possibile la costituzione di parte civile.
La decisione incide su una vicenda che rimane centrale per il Paese, anche alla luce dell’anniversario del 27 giugno 1980 e delle 81 vittime del DC-9 Itavia.
Il Quirinale ha richiamato il dovere di ricomporre i fatti: “Nella storia della Repubblica il segno di quella catastrofe non è cancellabile”. Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2026.
Opposizione governativa e cornice processuale
Secondo quanto comunicato, l’opposizione sarà sostenuta in giudizio dall’Avvocatura dello Stato nell’udienza del 30 settembre, quando il giudice valuterà la richiesta di chiusura avanzata dalla Procura.
La scelta del governo si inserisce in un quadro processuale stratificato, con esiti divergenti tra piano penale e civile e con una nuova inchiesta aperta nel 2008 dopo le dichiarazioni di Francesco Cossiga che indicavano nei francesi i responsabili dell’abbattimento del DC-9 Itavia.
La presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Daria Bonfietti, aveva definito la richiesta dei pm “una sconfitta per la magistratura, per la giustizia, per la verità e per la storia stessa del nostro Paese”.
L’associazione ha espresso apprezzamento per la mossa dell’esecutivo: “Quella della presidente Meloni è una scelta che l’associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica aveva formulato e della quale Daria Bonfietti ringrazia”.
Il quadro delle indagini e i precedenti giudiziari
Le indagini hanno mutato rotta nel tempo: dalle ipotesi iniziali di guasto o esplosione interna si è passati, dopo il recupero del relitto, a una nuova prospettiva investigativa. Nel 1990 il giudice istruttore Rosario Priore ha assunto la direzione dell’inchiesta e, con l’ordinanza-sentenza del 31 agosto 1999, ha collocato l’evento nel contesto di un’intercettazione militare, qualificando la caduta come conseguenza di un’azione militare, un atto di guerra. Queste conclusioni hanno alimentato un lungo contenzioso, mantenendo aperto il dibattito pubblico e giudiziario.
Sul fronte penale, gli ufficiali dell’Aeronautica Militare rinviati a giudizio per ipotesi di occultamento di informazioni e falsa testimonianza sono stati assolti in primo grado nel 2004, con conferma in appello nel 2005 e decisione divenuta definitiva in Cassazione nel 2007. In parallelo, la giurisprudenza civile ha riconosciuto la responsabilità dello Stato per omessa vigilanza dei cieli e per l’ostacolo all’accertamento della verità, con risarcimenti ai familiari e alla compagnia Itavia.
Memoria, istituzioni e passo successivo
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ribadito l’attenzione istituzionale con parole di memoria e impegno: “Ottantuno vite vennero distrutte. Morirono tutti i passeggeri e i componenti dell’equipaggio del DC9 partito da Bologna e diretto a Palermo.” L’imperativo di verità rimane parte di un percorso che, per molte famiglie, è anche un’esigenza di giustizia sostanziale e di ricostruzione storica.
L’udienza del 30 settembre riporta la vicenda in sede giudiziaria con un atto formale dell’esecutivo che intende contrastare l’archiviazione nella fase delle indagini preliminari. In attesa della decisione del giudice, resta confermata l’impossibilità di costituirsi parte civile e il quadro di riferimento delineato da decenni di atti: dall’istruttoria di Priore alle assoluzioni penali, fino ai consolidati esiti civili che hanno ribadito obblighi di controllo e responsabilità pubbliche sullo spazio aereo del Mar Tirreno.
