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Terremoti in Sud America: il confronto tra Venezuela e Colombia

Terremoti in Sud America: il confronto tra Venezuela e Colombia

Due terremoti, due Paesi, due risposte diverse. Scopri come Venezuela e Colombia hanno gestito le emergenze sismiche e le differenze sorprendenti.

Il Sud America ha vissuto mesi drammatici segnati da violenti terremoti. A due mesi dal doppio sisma che ha colpito il Venezuela il 24 giugno, il bilancio delle vittime ha raggiunto la cifra impressionante di 6.509 morti. I due terremoti, di magnitudo 7,2 e 7,5, hanno devastato il litorale settentrionale, in particolare lo Stato di La Guaira, causando il crollo di 190 edifici e rendendo inabitabili oltre 25.240 abitazioni.

Mentre il Venezuela lotta per far fronte alle conseguenze, la Colombia ha recentemente affrontato un terremoto di magnitudo 7,4. Questo evento ha portato alla luce differenze significative nella gestione delle emergenze tra i due Paesi.

Venezuela: una risposta lenta e complessa

Nel Venezuela, la risposta alle emergenze è stata lenta e complessa. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha impiegato quasi quattro ore per rivolgersi alla nazione dopo i terremoti del 24 giugno.

Durante le prime settimane, molti cittadini sono stati costretti a scavare tra le macerie senza mezzi adeguati, mentre soccorritori stranieri sono intervenuti per colmare le carenze della macchina statale.

Il primo bilancio ufficiale parlava di appena 32 morti, una cifra che non includeva inizialmente le vittime dell’epicentro di La Guaira.

Più di sei settimane dopo, il bilancio governativo è arrivato a 6.301 vittime, mentre un database gestito dall’opposizione indicava circa 29mila persone non ancora rintracciate.

Le squadre di soccorso continuano a ispezionare le macerie per cercare i dispersi, mentre migliaia di sfollati vivono in accampamenti temporanei, minacciati dalle recenti piogge torrenziali. Per far fronte all’emergenza, il governo ha accelerato le operazioni di assistenza, consegnando 335 nuove case ai sinistrati e promettendo di assegnarne 4.000 entro la fine dell’anno.

Colombia: una macchina dei soccorsi efficiente

In Colombia, la risposta al terremoto è stata molto più rapida ed efficiente. Il presidente Abelardo de la Espriella, insediatosi meno di 72 ore prima del sisma, ha annunciato l’istituzione di un centro di comando per coordinare i soccorsi circa un’ora dopo la scossa. Nelle ore successive, ha assunto direttamente la guida della risposta all’emergenza, coordinando autorità e organizzazioni di soccorso e visitando alcune delle zone più colpite, tra cui Quibdo, Cali e Pereira.

Squadre specializzate hanno utilizzato escavatori, gru, cani da ricerca e droni dotati di telecamere termiche per individuare eventuali sopravvissuti sotto le macerie. La Colombia ha dichiarato di disporre di personale sufficiente, accettando squadre straniere soltanto dagli Stati Uniti e chiedendo soprattutto forniture umanitarie.

La situazione in Colombia resta comunque estremamente grave. Secondo i dati nazionali, il bilancio provvisorio è di almeno 265 morti e 500 dispersi, ma le cifre locali sarebbero superiori. Un database indipendente indica oltre 4.100 persone ancora non rintracciate. La conformazione accidentata del territorio, le infrastrutture limitate e le interruzioni delle comunicazioni stanno rallentando la raccolta delle informazioni dalle aree maggiormente colpite.

Istituzioni sotto esame

Il terremoto colombiano rappresenta anche il primo grande test per il nuovo presidente de la Espriella. Il passaggio di potere dal predecessore Gustavo Petro era stato segnato da forti tensioni politiche, al punto da compromettere parte del normale processo di transizione tra le due amministrazioni. Nonostante questo, operatori umanitari sostengono che le istituzioni abbiano continuato a funzionare regolarmente.

Per alcuni esperti, proprio questa capacità istituzionale rappresenta una delle principali differenze rispetto al Venezuela. Il terremoto, ancora una volta, non misura soltanto la forza della terra. Misura anche la capacità di uno Stato di reagire quando, in pochi secondi, migliaia di cittadini si trovano improvvisamente a dipendere dalla rapidità e dall’efficienza delle proprie istituzioni.

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