Il Venezuela è ancora nel pieno di una crisi dopo le due forti scosse sismiche che hanno interessato la fascia settentrionale del Paese. Le repliche e i danni infrastrutturali hanno costretto migliaia di famiglie a lasciare le proprie abitazioni, spingendosi verso la capitale e le aree che percepiscono come più sicure.
Un operatore internazionale arrivato a Caracas ha raccontato le condizioni sul terreno: la conta delle vittime è in rapido aumento e la popolazione colpita necessita di aiuti elementari.
In questo quadro, l’azione delle organizzazioni presenti da tempo nel Paese è diventata cruciale per la prima risposta umanitaria.
Estensione dei danni e zone più compromesse: Caracas, La Guaira, Aragua e Carabobo
Le due scosse principali, rispettivamente di magnitudo 7.2 e 7.5 registrate a distanza di pochi secondi l’una dall’altra, hanno avuto impatti diffusi.
Le aree maggiormente colpite includono Caracas il Distretto CapitaleLa GuairaMirandaAragua e Carabobo. Il risultato è un quadro in cui si registrano sia danni strutturali a edifici e infrastrutture sia un significativo isolamento di alcune comunità a causa del cedimento di collegamenti stradali.
Le conseguenze immediate comprendono interruzioni delle reti elettriche e delle telecomunicazioni, strade e ponti danneggiati e centri urbani con gravi problemi logistici.
Per questa ragione molte famiglie hanno scelto di non rientrare nelle abitazioni per ragioni di sicurezza, aumentando la popolazione che trascorre le notti all’aperto o in ripari di fortuna.
La risposta di Cesvi sul campo e le attività di valutazione
Un team locale di Cesvi presente in Venezuela da oltre vent’anni, si è attivato immediatamente dopo le scosse. Entro 48 ore il gruppo ha realizzato valutazioni rapide dei bisogni nelle aree più colpite e ha iniziato la distribuzione di aiuti di prima necessità. L’intervento iniziale si è concentrato sulla consegna di kit contenenti alimenti, dispositivi per la purificazione dell’acqua e set per la preparazione dei pasti.
Il responsabile dei programmi internazionali di Cesvi, Marcelo Garcia Dalla Costa arrivato a Caracas tre giorni fa per coordinare la risposta, ha sintetizzato la gravità del quadro con parole che evidenziano lo scarto tra le aspettative iniziali e la realtà: “La situazione che ho trovato è assolutamente ben peggiore di quella che avevo immaginato”. Il ruolo del coordinamento è ritenuto fondamentale per evitare sovrapposizioni tra operatori e per raggiungere zone isolate.
Priorità operative e gruppi più vulnerabili
Le priorità immediate indicate dalle squadre sul campo comprendono la distribuzione di cibo e acqua potabile, la fornitura di ripari temporanei e di materiali per la protezione dalla pioggia, oltre al supporto sanitario d’urgenza. Viene inoltre sottolineata la necessità di presidii specifici per i gruppi più fragili: donne e bambini richiedono attività mirate di tutela e sostegno.
Per i minori, le azioni includono il tentativo di ricongiungimento familiare quando possibile e la somministrazione di servizi di supporto psicosociale. Sono previste anche attività ludico-educative per preservare una parvenza di normalità e, dove le scuole sono danneggiate, la ricerca di spazi alternativi per mantenere la continuità educativa.
Numeri, vittime e sfollamento: un bilancio ancora provvisorio
A più di una settimana dall’evento sismico, il bilancio umano e materiale rimane in evoluzione. I dati verificati sul campo indicano oltre 2.500 morti e centinaia di dispersi sotto le macerie; il conteggio dei feriti e degli sfollati continua a crescere. Le decine di scosse di assestamento peggiorano la situazione operativa e aumentano la necessità di spazi sicuri per le persone costrette a vivere all’aperto.
L’impatto economico si somma al dramma umano: famiglie che non hanno subito il crollo della propria abitazione possono aver perso il lavoro a causa della distruzione di uffici e stabilimenti, ampliando così la platea di persone bisognose di assistenza immediata.
Nel complesso, l’intervento sul terreno richiede una combinazione di valutazioni rapide capacità logistiche per raggiungere le aree isolate e continuità nel sostegno alle comunità più vulnerabili. Le attività in corso puntano a garantire i bisogni primari e a preservare la sicurezza di chi ha subito la perdita di casa e mezzi di sussistenza.
