A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna sotto i riflettori per novità investigative che riaprono interrogativi sulle prime fasi dell’inchiesta. Al centro dell’attenzione non ci sono soltanto gli elementi raccolti dopo il delitto, ma anche alcune presunte anomalie emerse nella gestione degli accertamenti iniziali.
Il delitto di Garlasco al centro delle indagini: nuovi dubbi sulle prime fasi investigative
Il delitto di Garlasco continua ad essere uno dei procedimenti giudiziari più controversi e seguiti della cronaca italiana. Nonostante siano trascorsi molti anni dall’omicidio, la vicenda sembra ancora lontana da una ricostruzione definitiva: ogni nuovo elemento emerso negli ultimi mesi ha riaperto interrogativi su aspetti che sembravano ormai chiariti. L’inchiesta, infatti, non riguarda più soltanto le prove raccolte dopo il delitto, ma anche il modo in cui furono gestite le prime attività investigative, facendo emergere possibili anomalie e circostanze rimaste poco approfondite.
Come riportato da Il Messaggero, al centro delle nuove verifiche della Procura pare sia finito Gennaro Cassese, l’ex comandante dei carabinieri che coordinò le prime battute dell’indagine e che fu il primo militare a entrare nella villetta dei Poggi dopo il ritrovamento del corpo di Chiara. Cassese ebbe inoltre un ruolo diretto negli interrogatori iniziali di Alberto Stasi e, successivamente, di Andrea Sempio.
Attualmente l’ex ufficiale risulterebbe indagato per “falsa testimonianza”, un’accusa che ha aggiunto ulteriore complessità a un quadro investigativo già molto delicato.
Uno degli aspetti maggiormente analizzati riguarderebbe il verbale dell’interrogatorio di Andrea Sempio del 2008, momento in cui l’amico del fratello della vittima consegnò lo scontrino del parcheggio di Vigevano, considerato un elemento utile a sostenere il proprio alibi. Secondo gli inquirenti, quel documento presenterebbe alcune mancanze rilevanti, soprattutto alla luce delle risposte fornite da Cassese durante gli approfondimenti successivi. A destare attenzione sarebbero stati in particolare alcuni frequenti “non ricordo” pronunciati dall’ex comandante riguardo episodi ritenuti importanti dagli investigatori.
Tra le circostanze finite sotto esame vi sarebbe anche un episodio che non sarebbe stato inserito nel verbale ufficiale dell’audizione. Secondo la ricostruzione della magistratura, durante l’interrogatorio Sempio avrebbe accusato un malore particolarmente grave, arrivando quasi a perdere conoscenza. La situazione avrebbe richiesto l’intervento del 118, come risulterebbe dalla documentazione sanitaria, ma di questo fatto non sarebbe rimasta traccia negli atti dell’audizione.
Nel frattempo Cassese avrebbe affidato la propria difesa all’avvocato Valter Biscotti, il quale ha criticato l’impostazione dell’indagine sostenendo: “Vedo più un comportamento della Procura un po’ anomalo volto a ottenere un riscontro ad alcuni aspetti dell’inchiesta, a mio avviso già di per sé abbastanza debole”. Il legale avrebbe inoltre aggiunto: “Non credo che esistono i presupposti di legge per la contestazione di detto reato”.
“Trovata in un campo”, novità sul caso Garlasco: l’annuncio
Parallelamente agli sviluppi legati all’ex comandante Cassese, anche la strategia difensiva di Andrea Sempio continua a concentrarsi sulla ricerca di elementi rimasti inesplorati. Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti hanno annunciato nuovi controlli nella zona della villetta di via Pascoli, sostenendo che potrebbero esserci ancora dettagli utili mai considerati pienamente. La stessa Taccia ha spiegato che verrà svolto “un sopralluogo nel retro della villetta, andremo anche tra i rovi”, con l’obiettivo di individuare eventuali tracce capaci di sostenere la posizione del loro assistito.
Proprio l’area esterna alla casa di Chiara Poggi rappresenta uno degli aspetti più discussi della vicenda. Secondo la ricostruzione della Procura, Sempio avrebbe attraversato i campi dopo il delitto per dirigersi verso l’abitazione della nonna, situata a circa 500 metri dalla villetta. Tuttavia, in quella stessa zona sarebbe emerso un particolare rimasto per anni ai margini delle indagini: un testimone avrebbe riferito di aver trovato una bicicletta nera nascosta tra la vegetazione, nei pressi dell’incrocio tra via Toledo e via Pascoli.
Il dettaglio, secondo quanto ricostruito, non sarebbe mai stato inserito formalmente nei verbali dell’inchiesta, lasciando aperti nuovi interrogativi sulla completezza degli accertamenti svolti all’epoca. Proprio questa circostanza è tornata oggi al centro dell’attenzione, alimentando ulteriori verifiche e nuove ipotesi investigative.
